Da “Il Gazzettino” del 24/03/2000

Una signora mi scrive alla Rubrica “Il Sessuologo risponde” una lunga lettera che riassumo:

“Ho 50 anni, ma ne dimostro molti meno, sono sposata con due figli ormai grandi. Mi è capitato di innamorarmi di un uomo molto più giovane di me con il quale ho avuto solo quattro rapporti sessuali durante la relazione con lui che è durata un anno.
Adesso lui… lo capisco… ha voluto sistemare la sua vita affettiva con una giovane donna.
Sessualmente, quelle poche volte che lo abbiamo fatto… è da 7, …mentre mio marito è da 9… ma l’Amore, le sensazioni che mi ha fatto provare col cuore, sono state… da 10. Ora è tutto finito da sei mesi, ma io ancora credo di essere innamorata, anche se non vorrei più riprendere la relazione…”

Gentile Signora,
dato che mi chiede “…che cosa mi è successo… e cosa devo fare…”, le rispondo con qualche osservazione: mi creda, il suo caso non è poi così raro; non si condanni troppo per ciò che è accaduto:
a volte, anche inconsapevolmente, andiamo in cerca delle frecce di Cupido; certo perchè non siamo completi soprattutto dal lato affettivo; o per stanchezza del rapporto; o per un comportamento sgradito del partner abituale, che purtuttavia non riusciamo a modificare; o per paura di stare soli piuttosto che male accompagnati, per problemi pratici, tipo benessere che può venire a mancare con una separazione o anche per vera e propria necessità di sopravvivenza, come mi dice essere il suo caso, non avendo un lavoro proprio ed avendo ormai 50 anni. E’ logico che dovendo o volendo rimanere col partner abituale, ma a queste condizioni e con tali stati d’animo, sia più facile che accada di innamorarsi di chi sembra possa dare amore.

Anche lui, pur essendo molto più giovane, può senz’altro essere stato sincero nel dirle che si era innamorato di Lei; e perchè no: se Lei, come mi dice, dimostra molti meno anni di quelli che ha, se Lei è sensibile come di dice e come appare dalla lunga lettera che mi ha scritto, se Lei nulla ha preteso da lui, “…tranne quello che mi dava, tranne un interessamento non solo sessuale, ma come persona, …mi chiedeva del marito, dei figli che studiano all’Università…”, anche per lui sarà stato sentimento.

Certo che poi la vita è quella che è: lui ha deciso per il proprio futuro, fatto di progettazione insieme ad una donna della sua età:… “…aveva la fidanzata lontana… me lo aveva detto…”. Ed anche Lei, da quanto mi scrive, mi sembra stia reagendo adeguatamente, cercando di ricostruire il rapporto con suo marito, e non drammatizzando l’accaduto.

Si potrebbe prendere spunto da questa storia per approfondire, in un prossimo articolo, una realtà che credo sia più tipica della donna: ella può amare un uomo che le dà un “sesso da 7”, piuttosto che un altro con “sesso da 9”. E questo, che io ho sentito da diverse donne, dovrebbe sfatare, o comunque ridimensionare l’idea che ha spesso l’uomo tradito, che crede che l’amante, …a letto, merita un voto superiore al suo, e di questo, soprattutto, soffre.

Da “Il Gazzettino” del 17/03/2000

Ho scritto ancora, tempo addietro, che per i disturbi sessuali, maschili e femminili, gli uomini credono di più all’efficacia dei farmaci mentre le donne all’aspetto psicologico, sia come causa dei disturbi, sia come rimedio.

In realtà hanno ragione entrambi: nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo sessuale, in entrambi i sessi, ha origine mista, sia organica, sia psicologica e la “cura” deve anch’essa essere duplice.

Molte le telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Sessuologo risponde” di uomini che chiedono notizie del “SuperViagra” o di altri prodotti ad effetto simile.

Chiariamo subito che l’armamentario terapeutico utile, efficace in molti casi, prescrivibile in Italia, per i disturbi erettivi – che sono tra i disturbi sessuali dell’uomo quelli più gravi nel senso di mortificare la gioia della vita psico-fisica nell’uomo e nella coppia – è composto soprattutto dalle “prostaglandine” con iniezioni “in loco” intracavernose, ed il “Sildenafil” (Viagra).

Le prime facilitano l’afflusso di sangue ai corpi cavernosi del pene, permettendone l’erezione; il Sildenafil agisce con lo stesso meccanismo agendo su alcuni specifici enzimi.

Sono dei “farmaci” nel senso più specifico del termine. Vanno dati a chi realmente ne ha bisogno, prescritti da un medico esperto e perfezionato in discipline andrologiche e sessuologiche. Hanno le loro controindicazioni: per le “prostaglandine” bisogna stare attenti soprattutto ad alcune patologie specifiche dell’organo maschile; per il Sildenafil ad alcune patologie cardiocircolatorie, principalmente angina pectoris o postumi di infarto del miocardio, specie se si è in cura con nitrati o nitriti, ed inoltre alcune malattie dell’occhio.

Tra i farmaci in via di sperimentazione, già abbastanza avanzata, c’è il cosiddetto “SuperViagra”, farmaco con meccanismo d’azione simile al Viagra, ma più selettivo, che agisce cioè solo su alcuni enzimi specifici dei corpi cavernosi del pene; basterà quindi, per fare effetto, un minore dosaggio, ed avrà anche minori controindicazioni ed effetti collaterali.

Un altro farmaco studiato e già in avanzata fase di sperimentazione, e che sembra proprio dare ottimi risultati, è l'”apomorfina”. Ha un meccanismo di azione molto diverso, sia dalle prostaglandine, sia dal Sildenafil. Agisce non direttamente a livello periferico dei corpi cavernosi del pene, ma a livello centrale, sul cervello, aumentando un neurotrasmettitore, la “dopamina”, che stimola il desiderio sessuale e quindi, indirettamente, provoca l’erezione. Già si sanno le dosi utilizzate dagli studi di sperimentazione, dai 2 ai 6 milligrammi. Già si sa che si deve sciogliere sotto la lingua e che l’assorbimento e quindi anche l’effetto sono rapidi, 15 minuti circa.

Oltre che negli Stati Uniti, anche in Italia sono molto attivi i Centri di Sperimentazione di Milano, Napoli, Pisa. Dovrebbe andare in commercio, in Italia, agli inizi del prossimo anno.

L’Andrologia sta facendo, come si vede, degli enormi passi avanti; purtuttavia, esistono attualmente leggi obsolete che ne vorrebbero negare l’autonomia come specializzazione medica, con la conseguenza di sofismi bizantineggianti e con Soloni legulei che disquisiscono se l’Andrologia e la Sessuologia siano “perfezionamenti” che non si possono pubblicizzare; che vuol dire soprattutto portare a conoscenza del pubblico e di chi soffre, che esistono dei medici esperti nel settore. Mentre se fossero considerate “specializzazioni”, che in Italia però non esistono, allora l’informazione potrebbe essere anche fatta. Comunque, di tali problemi, l’attuale Presidente della Società Italiana di Andrologia, della quale io sono socio, ha parlato recentemente col Dirigente generale del Ministero della Sanità.

I tempi sono cambiati, l’impatto sociale e le sofferenze fisiche e psichiche che provocano i disturbi sessuali, nessuno li può più negare e la percentuale di chi soffre di tali disturbi è elevata. Si spera che anche le leggi evolvano e che seguano i bisogni legittimi e concreti delle persone.

Da “Il Gazzettino” del 10/03/2000

Per essere ligio alla “par condicio”, avendo parlato la settimana scorsa della sessualità in menopausa, eccomi a parlare del corrispettivo maschile: della sessualità, cioè, dell’uomo sui 50/60 anni, epoca della menopausa per la donna. Non si può, negli uomini, parlare di “andropausa”, e ciò non per motivi… maschilistici, ma perché, in effetti, mentre per la donna, con la menopausa, avviene la cessazione dell’ovulazione e quindi delle mestruazioni ed “un calo a picco” dei suoi due ormoni sessuali, estrogeno e progesterone, per l’uomo questo non avviene. La spermatogenesi, nell’uomo, e quindi la sua capacità di procreare diminuisce, ma non cessa praticamente mai; ed anche il suo ormone sessuale, il testosterone, diminuisce ma non cala mai a picco, specie se egli continua la sua attività sessuale. Ma queste differenze biologiche poco interferiscono, o poco dovrebbero interferire, sulla “sessualità” di entrambi i sessi.

La donna, per il “calo a picco” dei suoi ormoni sessuali, soprattutto per i disagi che a lei comporta il calo dell’estrogeno sulla lubrificazione vaginale e sul trofismo dei tessuti dell’apparato sessuale, dovrebbe – se ciò le è possibile dopo visita specialistica ed esami accurati – poter accedere ad una terapia sostitutiva ormonale.

L’uomo, anche se il suo assetto ormonale per ciò che attiene al sesso è più favorevole rispetto alla donna, anch’egli può avere, ad una certa età, alcuni possibili disagi sessuali; anche perché l’uomo tende ad essere meno saggio delle donne, con stili di vita più stressanti, con abuso spesso di cibo, alcoolici e fumo, ed inoltre non tende a dare valore alla prevenzione di disturbi andrologici.

Ma esistono, sempre per ciò che attiene alla sessualità, sia nell’uomo che nella donna, importantissimi aspetti psicologici di carattere individuale e condizionamenti sociali, culturali ed ambientali, che possono alimentare l’interesse sessuale, o all’incontrario farlo perdere, specie ad una certa età. Un ambiente socialmente e culturalmente stimolante facilita il proseguimento, anche fino a tarda età, del desiderio e delle opportunità di espressioni della sessualità. Ma proprio in questo aspetto, soprattutto un tempo, le donne erano sfavorite; oggi tendono a recuperare, ad essere anch’esse stimolate a “restar giovani”, anche in ambito sessuale. Certo, l’uomo ha più della donna il fascino del potere; la donna ha più dell’uomo il potere della bellezza e della giovinezza. Sono cose che non si possono negare, che esistono ancora oggi, sebbene con l’evolversi e l’omologarsi dei costumi oggi questi aspetti tendono ad attenuarsi.

Da “Il Gazzettino” del 04/03/2000

Sono stato invitato, l’altra sera, ad una riunione dell’Associazione femminile “Non ti scordar di… Te” , a Padova.

Io ho trattato l’aspetto della Sessualità in Menopausa. Parola quest’ultima che evocava, nella maggior parte delle persone e specie di basso livello socio-culturale, una condizione, per la donna, di rapido declino e poi fine della sua sessualità; della quale comunque era sconveniente anche solo il parlarne.

Ed invece, in realtà, oggi, per il progresso delle conoscenze mediche e nella fattispecie per la possibilità di terapie ormonali sostitutive, ma anche per una apertura ai problemi sessuologici al di là di schemi moralistici del passato, la parola “Menopausa”, a livello di cessazione, di fine, vuole e deve significare null’altro che la cessazione delle mestruazioni.

Per il resto, la menopausa o climaterio, è un periodo di assestamento della vita della donna ad un cambiamento ormonale. Cambiamenti ai quali la donna si è abituata in tutto il corso della sua vita, e molto di più di noi maschi. Basti pensare ai cambiamenti puberali che, oltre allo sviluppo degli organi sessuali primari e secondari come noi maschi, le donne iniziano ad avere le mestruazioni, manifestazione eclatante, visibile, periodica, che accompagna la donna per circa quarant’anni. Ed ogni mese, anzi ogni giorno, per la donna, c’è un “cambiamento” del suo assetto ormonale; la prima metà del ciclo mestruale è differente dal lato ormonale ed anche psicologico, per molte donne, dalla seconda metà del ciclo, da dopo cioè che è avvenuta l’ovulazione e fino alla mestruazione seguente. O alla gravidanza, con forti cambiamenti anch’essi ormonali, fisici, psichici. E poi, verso i cinquant’anni, altro “cambiamento”, con la fine delle mestruazioni. La donna è abituata, è programmata per i cambiamenti.

Ma la sessualità è un’altra cosa: è questione di temperamento, di fantasia, di gioia di vivere; e di incontro con un partner che ti faccia battere il cuore, ed il resto poi viene, in maniera diversa una volta dall’altra, che risente anche delle fasi diverse della vita che abbiamo sopra enunciate, ma che è sempre possibile che accada, a qualsiasi età.

Da “Il Gazzettino” del 25/02/2000

Molte le telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde” e molti i pazienti che si rivolgono al Sessuologo ed all’Andrologo per un non buon funzionamento sessuale – disturbi erettivi, eiaculazione precoce, assenza di desiderio – legato a problemi, a “pensieri”, a stress.

D’altra parte c’è da sempre una espressione, colorita, napoletana, che esprime questo concetto: “il… non vuole pensieri”.

Il che è in buona parte vero, ma non sempre e non per tutti; ma come si fa a non avere pensieri, preoccupazioni, frustrazioni, dispiaceri, specie nel mondo attuale, nella nostra cultura e modo di vivere occidentale, i cui bisogni reali o presunti tali portano la maggior parte degli uomini ad affannarsi, a stressarsi, ad esaurirsi? E tra i più frequenti sintomi ci sono appunto i disturbi sessuali: con l’aumento dell’adrenalina, spesso della prolattina, con conseguente possibile calo del testosterone; e poi c’è la facilità, anch’essa dannosa al sesso, con cui molti, per sedare l’ansia, assumono psicofarmaci, o abusano di alcool, o di sigarette, quando non anche di altre droghe. Perché non si capisce o non si vuol capire, che anche l’ansia, anche il “dispiacere”, fanno parte della vita e, se non eccessivi o senza motivo, o francamente patologici, nevrotici o psicotici, andrebbero accettati, metabolizzati, ridimensionati.

Ma molto dipende dal carattere: ci sono caratteri fieri, combattivi la cui ansia viene focalizzata nell’azione che può essere fisica o psichica. Se questa combattività è unita all’intelligenza e ad una giusta autostima, per questi caratteri, la lotta per la vita che c’è per tutti, non si trasforma in ansia patologica o in depressione.

Mentre ci sono altri caratteri, paurosi o chiusi o subdepressi, che quasi “se le chiamano”, e che non tollerano le frustrazioni e le normali preoccupazioni della vita; ne rimangono schiacciati e non riescono a reagire. Come anche ci sono individui per così dire modesti, per nulla ambiziosi, che vorrebbero vivere in pace e tranquilli. Soprattutto per queste due ultime categorie di soggetti, “il… non vuole pensieri”.

Da “IL GAZZETTINO” del 18/02/2000

Questa settimana rispondo a due lettere inviatemi tramite il Gazzettino da due Lettori della mia Rubrica di Sessuologia.

Il primo è un signore di 55 anni che deve essere operato di “ipertrofia prostatica”. Mi dice:

“…l’urologo mi ha informato che l’intervento sarà semplice ma che l’eiaculazione non avverrà più all’esterno ma andrà a finire in vescica…”.

Mi chiede se a causa di ciò continuerà ad esserci per lui una normale partecipazione, emotività, orgasmo, oppure se avrà delle difficoltà di qualche tipo al rapporto sessuale.

Rispondo: intanto ringrazi il buon Dio che si tratta solo di un’ipetrofia prostatica evidentemente benigna, dato che che l’urologo gli ha detto che l’intervento chirurgico sarà semplice. Questo intervento quasi sicuramente non interferirà né sul desiderio, né sull’erezione; ma se anche, data la sua età ancora giovane ma non più giovanissima, si presentasse un qualche disturbo sessuale, oggi ci sono anche rimedi tipo le prostaglandine per via intracavernosa o il sildenafil per via orale; quest’ultimo, sempre che lo si possa assumere, soprattutto tenendo conto delle condizioni cardiache e di altre poche controindicazioni. E fin qui Le ho risposto come medico Sessuologo-Andrologo.

Per ciò che riguarda l’eiaculazione in vescica e non più all’esterno, (eiaculazione retrograda), questo potrebbe in realtà “dispiacerLe”; ma è un aspetto che va valutato con buon senso e con un po’ di ironia: non vedrà più e non potrà mostrar più… l’esito delle sue fatiche virili; ma ci saranno anche meno pericoli di incidenti non voluti, ancora possibili alla sua età.

L’altra lettera è di un signore di 73 anni che è stato operato di “aneurisma addominale”. Mi chiede se questo intervento…

“…può condizionare o interferire nel normale andamento del Rapporto Matrimoniale….”.

Mi pare di capire che questo signore, saggiamente, ponga l’accento più sul “rapporto di coppia” che sul puro aspetto sessuale. E ciò è giusto perché il rapporto di coppia è fatto, specie ad una certa età, di affetto, di rispetto, di tolleranza reciproca; e per ciò che riguarda il sesso… di quello che si può.

Da “Il Gazzettino” del 11/02/2000

La scorsa settimana da questa Rubrica ho parlato della differenza tra la sessualità maschile e quella femminile; e ciò ho fatto partendo dall’aspetto “finalistico” della sessualità, che è la procreazione.

Ma oggi i tempi sono cambiati; la finalità “procreativa” della sessualità umana ha ceduto il passo alla finalità del “piacere”, e forse è sempre stato così, specie per l’uomo.

Ma oggi è così anche per la donna, in onore alla “par condicio”. Oggi si parla di sessualità tra omosessuali, maschi e femmine e si curano anche i disturbi di tale tipo di sessualità, quando ci sono.

Eppure questa sessualità non è sicuramente finalizzata alla procreazione. Così come si valutano e si curano i disturbi sessuali nella terza età, negli uomini anche di 70-80 anni che gradiscono ancora avere un’attività sessuale, e nelle donne in menopausa; ed anche in tali casi non c’è sicuramente finalità procreativa. Anche curare la frigidità o l’anorgasmia della donna, o l’eiaculazione precoce dell’uomo, non ha finalità utile per la procreazione, purtuttavia a nessuno oggi verrebbe in mente che non è “deontologico”, o “etico” parlare di questi argomenti e cercare di curare questi disturbi, a chi li ha. Solo un “bacchettone” e “moralista” insieme potrebbe pensarlo e negare così valore alla “Sessuologia medica” che è quella branca della medicina che diagnostica e cura disturbi sessuali dell’uomo e della donna su base prevalentemente psicologica o all'”Andrologia” che diagnostica e cura disturbi sessuali dell’uomo su base prevalentemente organica.

Il comportamento sessuale dell’uomo e della donna è biologicamente innato e come tale finalizzato alla procreazione; ma considerando solo questo aspetto andrebbe curata nell’uomo solo l’impotenza e nella donna solo il vaginismo, perché entrambi questi disturbi non permettendo il coito, non permettono la procreazione; anzi, si potrebbe arrivare a dire che potrebbero non essere curati neanche questi disturbi perché oggi c’è la possibilità della fecondazione artificiale.

Ed allora la realtà è un’altra: è che, non dovendo troppo considerare l’aspetto finalistico procreativo, dobbiamo curare disturbi sessuali che abbassano e di molto la gioia di vivere, nel senso che è indubbio che una donna frigida o anorgasmica sia infelice di questa sua condizione; e così anche un uomo, il cui rapporto sessuale duri pochi minuti quando va bene o una manciata di secondi.

Cosa gliene importerà a lui se gli si dice che è fertile, che può generare, che anzi i più prolifici tra gli animali (conigli, ad esempio), durano ancor meno di lui. Egli sarà infelice se non lo si cura, per se stesso e per la sua compagna che neanche si accorge di quel che succede quando fanno all’amore, tanto rapido è stato il tempo.

Oggi, spesso, una sessualità soddisfacente bisogna “apprenderla”; si deve, in molti casi, migliorare ed in altri casi modificare il comportamento sessuale, spesso troppo sbrigativo e rapido nell’uomo e troppo passivo nella donna. Esiste una psicoterapia sessuologica specifica ed esistono anche buoni farmaci, che a volte servono anch’essi.

Da “Il Gazzettino” del 08/02/2000

La parola stessa “menopausa”, evocava fino a non molti anni fa, un quadro piuttosto brutto per la donna e, in pratica, spesso, la fine della sua attività sessuale.

Oggi non è più così, vuoi per le terapie sostitutive ormonali, vuoi per un cambiamento di mentalità sociale che non considera più ridicola o sconveniente, o da non parlarne, l’attività sessuale nella donna, diciamo di oltre 50 anni, per fissare un termine che mediamente è quello della menopausa fisiologica.

Diciamo subito che la menopausa altro non è che la cessazione delle mestruazioni. L’intero periodo che vede la donna uscire dalla vita riproduttiva ed entrare in uno stato di infertilità, dura in media cinque anni e si chiama climaterio. In questo lasso di tempo la donna si assesta in un nuovo equilibrio. Non è quindi l’inizio della fine, di nulla, a meno che non si voglia considerare vita solo la piena giovinezza, come può accadere di pensare ad alcuni, uomini o donne; ma ciò è sbagliato… o frutto di depressione; è comunque meglio non pensarla così.

Diciamo che la menopausa è semplicemente un’epoca della vita, per la donna; essa d’altronde è abituata, o dovrebbe esserlo se sana soprattutto dal lato psicologico, a cambiamenti molto evidenti del suo “essere donna”: l’adolescenza, con la prima mestruazione, con un periodo di non perfetta regolarità mestruale, che poi si assesta e che porta alla piena giovinezza e maturità sessuale. E poi, per molte, la gravidanza, anch’essa periodo di mutamenti ormonali e psico-fisici; vissuto, anche questo periodo, da una donna sana come, anche sessualmente, appagante; la menopausa deve essere vissuta così, come un cambiamento, come un nuovo assestamento, che poco o nulla deve incidere, anche sulla sua sessualità; e se c’è bisogno di qualche aiuto, farmacologico o psicologico, non c’è nulla di male.

D’altra parte, parlando di sessualità della donna a questa età, come a tutte le età, si deve considerare anche il suo partner che, tranne rare eccezioni, anch’egli non è più molto giovane e potrà avere qualche problema, che si deve cercare di risolvere; ed anche in questo non c’è nulla di male o di sconveniente. Ecco, il punto è questo: considerare, anzi dare per scontato, che ad ogni età, sia l’uomo che la donna, possono avere una loro vita sessuale. E se anche questa non è irruenta e frequente come nei precedenti periodi della vita, è pur sempre sessualità che, specie se unita alla tenerezza, al rispetto e possibilmente all’Amore, è un completamento della vita.

Volendo accennare a mutamenti, relativi all’età, nel funzionamento sessuale femminile, è da dire che, in generale, a qualsiasi età, la sessualità femminile presenta variazioni individuali assai più ampie di quelle riscontrabili nell’uomo. Le differenze tra i sessi nello schema dello sviluppo sessuale cominciano a manifestarsi sin dall’adolescenza; in questo periodo le ragazze sperimentano un cambiamento fisico marcato ed un improvviso aumento dell’interesse sessuale; purtuttavia, anche a questa età le ragazze, più dei maschi, tendono a legarsi affettivamente; sono più lente nel risveglio sessuale e meno intensa è la loro esigenza sessuale e orgasmica. Ad esempio, mentre praticamente tutti i ragazzi si masturbano, un 30/40% delle ragazze non lo fanno.

Ed anche è differente, tra ragazzi e ragazze, per ciò che attiene all’orgasmo: il giovane magari ha l’eiaculazione precoce, ma nell’atto sessuale ha sempre l’orgasmo, mentre lo stesso non vale per le ragazze, le quali valorizzano di più e ricordano come esperienze eccitanti, i baci, le carezze, il “petting”, anche se non completato dall’orgasmo. Anche in una vita di coppia giovane, dai 20 ai 30 anni, dove la frequenza sessuale è al suo massimo, la donna viene il più spesso trascinata a ciò dall’intenso desiderio sessuale dell’uomo.

Le donne raggiungono il culmine della loro reattività orgasmica sui quarant’anni, quindi ben più tardi dei maschi. A questa età le donne si sentono più sicure e si liberano dalla vergogna e dai timori di chiedere all’uomo ciò che le eccita maggiormente.

Durante gli anni del climaterio ed anche dopo la menopausa, il funzionamento sessuale femminile è molto variabile e dipende dallo stato psicologico della donna e dal suo rapporto con il partner.

E’ vero che in menopausa c’è una drastica caduta degli ormoni sessuali femminili che sono l’estrogeno ed il progesterone; come è vero che legati soprattutto, ma non solo, a questi mutamenti ormonali, molte donne diventano irritabili o depresse, o hanno vampate di calore e sudorazioni improvvise. Ma a parte che oggi questi squilibri endocrini possono e devono essere curati, è da dire che mentre ci sono donne che in età di menopausa riferiscono un indebolimento del desiderio sessuale, molte altre provano addirittura un aumento del desiderio erotico, sempre che ci siano situazioni adatte ed ottimali.

A proposito del possibile aumento del desiderio erotico è da dire che, almeno teoricamente, la libido potrebbe effettivamente aumentare nella donna in menopausa perché l’azione degli androgeni (ormoni del desiderio), non è più contrastata dagli estrogeni che, come detto, calano a picco nella menopausa.

Purtuttavia è opportuno ripristinare un certo livello di estrogeni, nella donna, con la terapia sostitutiva – ovviamente questa sempre controllata da un medico esperto – perché così si evitano alcuni disturbi fastidiosissimi anche per l’attività sessuale, quali la secchezza vaginale, oltre alla facilità all’osteoporosi, all’ipertensione arteriosa, alle malattie cardiovascolari.

Per tornare, e concludere quindi, con la sessualità della donna in menopausa, è da dire che se essa gradisce ancora avere rapporti sessuali, se quindi non è depressa, se essa è sposata con un uomo ancora valido e col quale abbia un buon rapporto psico-affettivo, oppure se è sola ma in condizioni di trovare partner interessati ed interessanti – ed oggi le donne possono essere, anche fisicamente, appetibili fino a tarda età – questa sessualità può essere vissuta ed agita fino ad età avanzata, con i soli limiti di buon senso, di non forzatura, di non obbligo.

Da “Il Gazzettino” del 04/02/2000

Ieri sera sono stato invitato a cena, a casa di una gentile ed intelligente signora. C’erano altre tre giovani signore e due uomini.

In casa di questa signora c’era una gattina “in calore”. Questa gattina era deliziosa: miagolava, ma in maniera discreta, si strusciava contro le gambe, soprattutto mie; montava in grembo ed anche “sulla coppa”, soprattutto mia. “Chissà, …i feromoni” – pensai. Ad un certo punto la signora la rinchiuse in bagno perché non disturbasse. “Falle una doccia fredda”, le dissi, scherzando. “Eh, no, cari uomini, le docce fredde fanno bene a voi, quando avete questi bollenti spiriti…”. “E a voi donne?”, dissi; e così, come spesso accade dato che sono medico sessuologo e ciò suscita molta curiosità, il discorso scivolò sul sesso, anche se io, quando non lavoro, preferisco parlare d’altro, ad esempio della mia massima passione che è Venezia, la sua Storia, il suo patrimonio d’Arte, le sue case, i suoi palazzi, i suoi ponti, i suoi rii, ed anche le problematiche dei suoi ormai pochi abitanti, sostituiti da un turismo di massa selvaggio, tipo “mordi e fuggi”, oppure da proprietari di case-vacanze, tenute sfitte per la maggior parte dell’anno.

Comunque, il discorso, a cena, partendo dalla “gattina” scivolò sulla differenza tra la sessualità femminile e quella maschile.

Convintissime le signore presenti che la “voglia” sessuale femminile parte dalla testa e dal cuore, mentre quella maschile è più un fatto fisico, ormonale o di feromoni… come gli animali.

Cosa dire: intanto, che alle donne è opportuno… dare sempre ragione. Ma in realtà, parlando della “sessualità” è da dire che quella delle donne è effettivamente molto diversa da quella degli uomini. L’uomo è programmato da Madre Natura con una carica sessuale più forte di quella della donna; ciò perché all’uomo è indispensabile una valida erezione per fare sesso, che come finalità ha il compito di procreare, cioè di continuare la specie. Per una valida erezione è indispensabile all’uomo una forte voglia, una buona salute generale, un’integrità neurologica, ormonale e vascolare. Per la donna, invece, per procreare non è indispensabile una “forte voglia”; basta una integrità dell’apparato riproduttivo ed ormonale.

Ma, al di là dei “Ratti”, tipo “Ratto delle Sabine” dei tempi antichi, per mettersi insieme, ad un uomo deve piacere una donna, ed anche a quella donna deve piacere quell’uomo. Ma anche qui, l’uomo il più spesso la sceglie, magari inconsciamente, per le caratteristiche fisiche che di lei più lo eccitano sessualmente, mentre la donna il più delle volte lo sceglie, magari inconsciamente, per le caratteristiche di sicurezza e di affidabilità che lui, dal lato psico-fisico, può darle, a lei ed alla eventuale prole.

Ed allora è in buona parte vero quello che pensano le donne: che cioè loro scelgono con la testa e col cuore, mentre noi spesso più con i sensi e gli ormoni. Ed allora è vero anche che per “sbollirci” a noi possono servire le docce fredde, mentre… per “sbollire loro” ci vogliono altre cose.

Da “Il Gazzettino” del 28/01/2000

Tra le sempre numerose telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde”, la maggior parte di queste riguardano il problema dell’eiaculazione precoce dell’uomo e quello della difficoltà di orgasmo della donna.

Riporto una telefonata di una giovane donna, della scorsa settimana:

“Siamo giovani, sposati da circa un anno. Mio marito dura pochi minuti ed io non raggiungo mai l’orgasmo… rimango sempre insoddisfatta e ultimamente non avrei mai voglia. Le poche volte che mio marito dura più a lungo, io mi deconcentro… allora credo che non sia colpa solo di mio marito…”

Credo sia utile commentare con qualche osservazione. Intanto esiste in questa coppia un problema sessuale. Indipendentemente da chi ha di più, o primitivamente “il disturbo”, l’altro ne viene coinvolto.

Ipotizziamo, nel caso specifico, che l’uomo abbia l’eiaculazione precoce: è ovvio che, se egli dura pochi minuti, la donna non può raggiungere l’orgasmo. Col tempo a lei “passa la voglia” ed allora, anche quelle rare volte che l’uomo “dura a sufficienza”, essa può lo stesso non rispondere; o perché già dall’inizio non ne aveva voglia, e quindi si “deconcentra” facilmente, o perché si aspetta già in partenza che tutto finisca troppo presto.

Ma ipotizziamo il caso che in una coppia la donna abbia la maggiore o prima “colpa”, per così dire; che cioè sia lei quella che ha, di suo, la difficoltà di orgasmo. L’uomo, ovviamente, non si sentirà pienamente gratificato da un rapporto con soddisfazione unilaterale, solo sua. Col tempo egli potrà tendere a “sbrigarsi” presto, cioè maturerà una eiaculazione precoce; oppure potrebbe “calargli” la voglia, o avere qualche deficit erettivo.

E’ quanto mai opportuno, quindi, curare i disturbi sessuali, non lasciarli cronicizzare.

A volte, una coppia che non funziona bene sessualmente, può credere di non “amarsi più” o di non “amarsi abbastanza”, e quindi decidere di lasciarsi.

A volte questo può essere anche vero, ma sarebbe proprio un peccato se il “non funzionare bene”, come spesso accade, non fosse dovuto a mancanza d’amore, ma piuttosto ad un disturbo sessuale, peraltro oggi curabile.