Ci vediamo il 23 agosto.

Da “Il Gazzettino” del 24/07/2000

Dottore,
“ho 27 anni, ho avuto un solo ragazzo col quale ho fatto l’amore alcune volte, ma senza alcun piacere. Credo che io lo abbia fatto solo per non essere più vergine; in realtà non lo amavo, ma quel che mi preoccupa è il fatto di non avere mai provato l’Amore. Che io abbia il cuore di pietra o il sesso di ghiaccio?”

Rispondo:

intanto, se non proprio l’Amore ma perlomeno l’infatuazione o l’attrazione sessuale dovrebbero essere la condizione senza la quale è assurdo e sbagliato mettersi a far sesso. Che male ci sarebbe stato a rimanere ancora vergine? Anche perché la prima volta che si fa l’amore completo, pur volendo sfrondare questo avvenimento da eccessivi romanticismi, è pur sempre un ricordo importante e quindi è meglio che sia bello.

Il cuore di pietra, rispondo come medico, non esiste. Ma la possibilità di innamorarsi, che non dipende poi dal cuore, ma dal cervello, esiste sempre, in tutti e a tutte le età.

Il sesso di ghiaccio potrebbe anche esistere, ma è raro. Per verificare se Lei appartiene a questi “casi rari”, le dovrei chiedere, ad esempio, se ha mai notato in Lei sensazioni che potessero essere definite desiderio sessuale; se ha provato mai piacere, magari casualmente, toccandosi in certe parti del suo corpo e, se questo è accaduto, si è poi soffermata volontariamente su quel contatto per riceverne maggior piacere.

Se le risposte fossero tutte negative, ciò potrebbe significare che Lei ha effettivamente un problema sessuale che comunque si potrebbe tentare di risolvere con una psicoterapia specifica sessuologica. Se invece le risposte fossero tutte positive, vuol dire che Lei sicuramente non appartiene alla categoria “sesso di ghiaccio” e che deve solo trovare il partner giusto per Lei.

Da “Il Paggettino” del 19/07/2000

Gentile dottor Mercuri,
leggo sempre la sua Rubrica di Sessuologia: lei ha parlato spesso dell’eiaculazione precoce, che è il più frequente disturbo sessuale maschile. Io ho 40 anni e sono in cura da un medico sessuologo per la mia eiaculazione precoce con buoni risultati. Ma la mia compagna soffre, le fa male un rapporto lungo… non si lubrifica abbastanza… in realtà io ricordo che prima di mettermi con questa ragazza io non soffrivo di eiaculazione precoce, mentre lei ha sempre sofferto di scarsa lubrificazione…”.

Ho piacere di risponderLe sul Gazzettino, come lei mi chiede, perché in realtà esiste spesso un nesso, una relazione, tra i disturbi sessuali maschili e femminili in un rapporto di coppia.

Per venire al suo caso, è verosimile che la sua eiaculazione precoce sia stata causata dalla non buona lubrificazione della sua compagna. Può benissimo darsi che, magari inconsciamente e comunque non volontariamente, Lei abbia sin dall’inizio del vostro rapporto, attuato un comportamento rapido, che poi è diventata abitudine, proprio perché avvertiva che la sua ragazza non gradiva, non lubrificandosi a sufficienza, un lungo o semplicemente normale rapporto sessuale.

Gli psicanalisti potrebbero tirar fuori anche una interpretazione (inconscia) punitiva nei confronti dalla partner, o autopunitiva per senso di colpa nel non sapere far godere la sua compagna, ma se Lei mi segue in questa Rubrica, saprà che io non sono molto d’accordo sulle interpretazioni psicoanalitiche, in sessuologia.

I disturbi sessuali devono essere curati in tempi relativamente brevi, sia se sono del singolo, uomo o donna, sia se, come il più spesso accade, sono della coppia.

Inoltre non va mai disdegnato il lato pratico della terapia, anche farmacologica, quando serve.

In questo suo caso specifico andrebbe “messa in terapia” sessuologica anche la sua compagna. Terapia che, dopo alcuni esami clinici, potrà essere o di sola psicoterapia sessuale, o anche associata a qualche farmaco se gli esami clinici ne danno l’indicazione.

Da “Il Gazzettino” del 15/07/2000

Dottor Mercuri,

sono una signora di 54 anni, ancora piacente. Mio marito ha 60 anni. Da quando sono in menopausa, da quattro anni circa, ho perso piano piano ogni voglia di fare l’amore. Anche mio marito non dimostra più grande desiderio, forse perché si è accorto che per me è più una fatica che altro. Sento che alcune altre donne sono come me dopo la menopausa, ma altre invece continuano a fare l’amore fino a tarda età. Gradirei una sua risposta tramite la sua Rubrica sul Gazzettino.

Cara Signora,

fino a non molti anni fa la parola stessa “menopausa”, evocava un quadro piuttosto brutto per la donna e, in pratica, spesso, la fine della sua attività sessuale. D’altra parte, parlando della sessualità della donna a questa età, come a tutte le età, si deve considerare anche il suo partner che, tranne rare eccezioni, anch’egli non è più molto giovane e potrà avere qualche problema che si deve cercare di risolvere; ed anche in questo non c’è nulla di male o di sconveniente.

Durante gli anni del climaterio ed anche dopo la menopausa, il funzionamento sessuale femminile è molto variabile e dipende dallo stato psicologico della donna e dal suo rapporto con il partner.

E’ vero che in menopausa c’è una drastica caduta degli ormoni sessuali femminili che sono l’estrogeno ed il progesterone; come è vero che legati soprattutto, ma non solo, a questi mutamenti ormonali, molte donne diventano irritabili o depresse, o hanno vampate di calore e sudorazioni improvvise. Ma a parte che oggi questi squilibri endocrini possono e devono essere curati, è da dire che mentre ci sono donne che in età di menopausa riferiscono un indebolimento del desiderio sessuale, molte altre provano addirittura un aumento del desiderio erotico, sempre che ci siano situazioni adatte ed ottimali. A tal proposito è da dire che, almeno teoricamente, la libido potrebbe effettivamente aumentare nella donna in menopausa perché l’azione degli androgeni (ormoni del desiderio), non è più contrastata dagli estrogeni che, come detto, calano a picco nella menopausa.

Purtuttavia è opportuno ripristinare un certo livello di estrogeni con la terapia sostitutiva, ovviamente questa sempre controllata da un medico esperto, perché così si evitano alcuni disturbi fastidiosissimi anche per l’attività sessuale, quali la secchezza vaginale, oltre alla facilità all’osteoporosi, all’ipertensione arteriosa, alle malattie cardiovascolari.

Per concludere, cara signora, Le dico che una donna in menopausa, se gradisce ancora avere rapporti sessuali, se quindi non è depressa, se è sposata con un uomo ancora valido e col quale abbia un buon rapporto psico-affettivo, questa sessualità può essere vissuta ed agita fino ad età avanzata, con i soli limiti di buon senso, di non forzatura, di non obbligo, magari cercando l’aiuto – come potrebbe fare Lei, di una terapia adeguata.

Da “Il Gazzettino” del 13/07/2000

Un signore di quasi 60 anni mi telefona:

“Dottore, forse non ho più l’età, non è più il caso… ma io sono sposato, funziono ancora, credo, bene per la mia età, ma ho sempre avuto, sin da giovane, una “insicurezza sessuale” che mi ha portato, pur piacendomi le donne ed essendo io abbastanza simpatico, ad una “misera vita sessuale” e solo con mia moglie, incominciando tra l’altro molto tardi, sui trent’anni…”.

La telefonata di questo signore merita di essere portata su questa Rubrica perché tocca un aspetto psicologico molto importante della sessualità, specialmente di quella maschile; non si tratta di un vero e proprio disturbo, come può essere una deficienza erettiva o una eiaculazione precoce, ma di una sensazione di “insicurezza”.

Ovviamente l’insicurezza, come la timidezza, come la non fiducia in se stessi, come il pensare il peggio, in negativo piuttosto che in maniera positiva, è un aspetto psicologico della personalità che va curato, per cercare di correggerlo.

Il signore della telefonata avrebbe dovuto, sin da quando era giovane, essere aiutato in questo suo aspetto di personalità insicura. Ma quel che è da notare è che questa sua insicurezza è stata, ed è ancora, solo in campo sessuale perché, per il resto, è sempre stato un ottimista, un vincente: adesso è un abile commerciante e prima è stato un buon impiegato che ha fatto carriera. Ecco perché la psicoterapia sessuologica non può essere una generica, semplice, psicoterapia e neanche quella, tra le tante forme di psicoterapia, che è la psicoanalisi che, tra l’altro, è la più lunga. La psicoterapia sessuale deve essere una psicoterapia “mirata” al disturbo. E’ tra quelle cosiddette “brevi” e di solito è la cognitivo-comportamentale. Deve essere anche associata a “compiti a casa” da fare da soli o in coppia. Deve essere, a volte, associata a dei farmaci specifici, dopo accurati esami clinici.

Da “Il Gazzettino” del 07/07/2000

Una lettrice che si dichiara “fedelissima” della mia Rubrica di Sessuologia sul Gazzettino, mi scrive:

“…dottore, ho una grande confusione… al tempo della mia giovinezza – ho 65 anni – noi donne eravamo convinte che con un uomo riuscissimo a godere fisicamente solo se lo amavamo. Adesso molte ragazze moderne dicono che per loro, come per i ragazzi, è tutta questione di esperienza, di disinibizione, di stimoli e di tecniche erotiche… Mi dica Lei quale è la realtà”…

Cara signora,

Lei con la sua domanda che può apparire semplice, leggera, ingenua, o senza risposta, tocca invece un aspetto della sessualità femminile, complesso e difficile.

Le moderne ricerche scientifiche hanno dimostrato che sia in ambito biochimico che la fisiologico (funzionamento) ed addirittura anatomico tenendo conto dell’origine e dello sviluppo di alcuni organi sessuali, l’uomo e la donna sono molto più simili che differenti tra di loro.

Mi spiego meglio: il clitoride, ad esempio, organo sessuale femminile deputato al piacere, è molto più simile al pene di quel che non sembri alla vista. Sono fatti entrambi di tessuto cavernoso che si gonfia con l’eccitamento sessuale e reagisce allo stesso modo anche ad alcuni farmaci. Esso, si è visto ultimamente, non è più soltanto il piccolo organo che emerge all’esterno e che sembrerebbe quindi minuscolo confrontato al pene, ma è molto esteso verso l’interno. Ed anche il famoso “punto G” della donna è molto simile, per origine embrionale e per funzione di eccitamento sessuale, ad un identico punto maschile. E così anche alcuni ormoni, ad esempio il testosterone, stimolano il desiderio sessuale sia negli uomini che nelle donne. E così anche alcuni farmaci.

E fin qui ho parlato di scienza.

Ma la sessualità, per ciò che attiene il “comportamento” sessuale, è anche un fatto socio-culturale ed il mondo è cambiato molto rapidamente in questi ultimi tempi anche in tale aspetto. Io comunque credo che tutti i cambiamenti, nel lungo periodo, siano una evoluzione dell’uomo nel senso di un sempre migliore adattamento sociale, anche se alcuni periodi possono sembrare addirittura di involuzione.

Da “Il Gazzettino” del 30/06/2000

Tra le tante domande al Servizio del Gazzettino di questa settimana “Il Sessuologo risponde”, quella di una ragazza di 25 anni:

“…Dottore a me piace tutto lo sport, nuoto, palestra… mi fa sentire bene, sia dal lato fisico che psicologico… ultimamente, da alcuni mesi, ho però esagerato con la palestra… per potermi esibire in costume… Da alcuni mesi ho le mestruazioni irregolari… e non ho più tanta voglia di fare l’amore con il mio ragazzo… Può esserci un nesso?”.

Rispondo:

in linea generale lo sport fa bene a tutto l’organismo e quindi anche al sesso. Ed è vero anche il contrario, che il sesso cioè possa far bene allo sport: si è addirittura, ultimamente, valutata in maniera positiva l’attività sessuale fatta nelle ore che precedono alcune attività fisiche. Studi scientifici hanno dimostrato che sia lo sport che il sesso fanno aumentare i livelli di testosterone, di estrogeni nelle donne, ed anche di altri ormoni quali il cortisolo, l’adrenalina e le endorfine.

Il “superallenamento” però provoca un “forte” aumento del cortisolo, della prolattina e delle endorfine, con conseguenti squilibri ormonali dovuti a turbe dell’asse ipofisi-gonadi. Ciò può turbare il ciclo mestruale e diminuire il desiderio sessuale ed anche la fertilità della donna.

Comunque io credo che l’obiettivo primario dell’attività fisica debba essere il benessere e il divertimento e quindi bando ad ogni esagerazione. Specie le donne dovrebbero evitare allenamenti stressanti e prolungati. Esse dovrebbero dedicare all’attività fisica non più di 2-3 allenamenti settimanali, privilegiando una disciplina all’aria aperta, piuttosto che in palestra.

Da “Il Gazzettino” del 20/06/2000

Sono appena tornato da un Congresso sulla disfunzione erettiva e reputo utile riferire alcune problematiche affrontate.

Si sono tracciate delle “linee guida” sulla diagnosi e la terapia dei disturbi erettivi che colpiscono, secondo un recente studio epidemiologico italiano, circa il 13% degli uomini dai 18 ai 70 anni, ovviamente con una frequenza minore nei giovani e maggiore nell’età avanzata.

Eravamo un centinaio di medici andrologi, la maggior parte di estrazione chirurgico-urologica, altri di estrazione medico-endocrinologica, altri di estrazione e formazione sessuologica e psicoterapica.

Si è parlato degli esami da fare in caso di disturbi erettili, differenziati anche in base all’età, ma anche personalizzati e sempre dopo aver fatto una esaustiva anamnesi (storia del paziente) ed uno scrupoloso esame obiettivo (visita al paziente).

Bisogna arrivare, prima di una qualsiasi terapia, ad una “diagnosi” del disturbo, escludendo soprattutto le cause organiche. Questo per serietà medica, ma anche perché il paziente si sentirà più sicuro ed avrà più fiducia nel medico e nella terapia quando gli si fanno fare preliminarmente alcuni esami “mirati” al suo disturbo; e ciò anche quando noi medici ci rendiamo conto sin dal primo approccio che il suo disturbo è funzionale o psicogeno ed anche quando è lo stesso paziente che “se lo sente ” che è di questo tipo.

Se gli “esami” risulteranno negativi, cioè normali, il paziente inizierà con più fiducia una psicoterapia sessuologica, eventualmente associata, all’inizio, a qualche farmaco che oggi esiste ed aiuta a sbloccarsi prima.

Se invece con gli esami si scoprisse che il disturbo ha una causa organica, la terapia sarà guidata da questa. Potrebbe scoprirsi un diabete, magari iniziale; potrebbe esserci un disturbo circolatorio, anche solo localizzato; potrebbe esserci un dismetabolismo o una endocrinopatia. Potrebbe esserci una “induratio penis”; potrebbe esserci qualche causa neurologica, o iatrogena (da farmaci), o da tossici (droghe, alcool, nicotina). Ma anche in questi casi è da tener presente che accanto alla causa organica, che andrà ovviamente curata in maniera specifica, ci sarà quasi sempre associata una componente psicologica di ansia da prestazione e depressiva, che aggrava la sintomatologia e che andrà quindi anche questa curata con un approccio sessuologico, coinvolgendo, se del caso, anche la partner.

I problemi sessuali nell’uomo vengono vissuti spesso anche con una diminuita autostima non solo nell’ambito specifico sessuale ma anche in altri aspetti della sua vita di relazione; ecco perché il medico andrologo non può prescindere da una sua approfondita competenza anche sessuologica.

Da “Il Gazzettino” del 16/06/2000

Mi telefona, tramite il servizio del Gazzettino, una ragazza:

“Dottore, ho perso la voglia da quando tre anni fa mi sono lasciata col mio ragazzo… in realtà, anche da prima di lasciarci… è andata bene un anno, poi gli ultimi due anni non c’era più passione da parte mia… anche se poi, quando lo facevamo, reagivo normalmente; non ho mai avuto problemi di orgasmo come invece sento dire da tante ragazze. Io adesso ho 27 anni e da alcuni mesi ho un nuovo ragazzo. Mi piace, abbiamo avuto dei rapporti sessuali ma, come le ho detto, ho poco desiderio nel senso che, ad esempio, io non prenderei mai l’iniziativa di far l’amore. Poi però, come col mio precedente ragazzo, reagisco bene, mi eccito e raggiungo l’orgasmo. Come mai mi succede questo?…”.

Reputo interessante parlarne in questa Rubrica.

Il “desiderio” o “la voglia” nasce dal cervello: è la lampadina che si accende, è l’erotismo, l’eros, la fantasia, il pensiero ed il ricordo che ciò che poi ci darà il piacere.

Dal lato biochimico si è trovato che aumentano nel sangue alcuni mediatori chimici neurotrasmettitori, come la dopamina, l’apomorfina, il testosterone.

Ma è il cervello con il suo erotismo che stimola la produzione di tutte queste sostanze biochimiche, o viceversa? Io propendo a credere che il “primum movens” sia il cervello, ma anche credo ad un “biofeedback” e quindi ad una possibilità che la somministrazione di certe sostanze biochimiche possa facilitare l’accensione dell’eros, della voglia, del desiderio. Al proposito è in fase avanzata di studio, con risultati al momento – pare – buoni, un farmaco, “l’apomorfina”, che dovrebbe stimolare la voglia.

Ma purtuttavia in condizioni normali, particolarmente in assenza di depressione o di nevrotica problematicità, o di fobie, o di stress, per la “voglia” ci vuole un partner che piaccia veramente e che sia nel contempo stimolante e rassicurante e che si crei tra i partners una situazione di benessere psicofisico.

Il desiderio, in condizioni ottimali, è la premessa indispensabile ed è la prima fase di altre tre, che sono: l'”eccitamento” che si esprime nella donna con la lubrificazione e nell’uomo con l’erezione, la “durata” o “plateau” dell’eccitamento, che vuol dire l’essere per un tempo sufficiente immersi nel piacere di ciò che si fa e di ciò che si sente, senza deconcentrarsi, e poi infine l”orgasmo” che conclude il rapporto sessuale.

Può accadere che anche se la prima fase (desiderio) è tiepida, poi si inneschi lo stesso la seconda fase (l’eccitamento), con le carezze, con i cosiddetti “preliminari”; e può benissimo accadere che si arrivi all’orgasmo. Quindi, alcune volte, pur partendo col motore a freddo, poi tutto procede bene fino alla meta.

In altri casi, addirittura più frequenti, tutto inizia e procede bene, tranne la fase finale (orgasmo).

In altri casi infine, per grazia di Dio, tutto va bene dall’inizio alla fine.

Da “Il Gazzettino” del 09/06/2000

Al Servizio del Gazzettino “Il Medico risponde”, una ragazza di trent’anni mi espone con angoscia il suo problema:

“Dottore, ho un nuovo ragazzo ma il mio problema che da sempre mi affligge, si è ripresentato; sento di volere bene a questo ragazzo, ma dal lato sessuale, come con i precedenti ragazzi, è un disastro. Mi pare di essere eccitata, ma quando ci accingiamo a fare l’amore mi blocco, non so cosa mi succede e perchè…”

Credo che il caso meriti di essere evidenziato su questa mia Rubrica di Sessuologia, perché riguarda numerose donne anche, e dire soprattutto, giovani in quanto una sessualità appagante, nelle donne, deriva anche dall’esperienza, dalla conoscenza di come reagisce il proprio corpo agli stimoli sessuali oltre che dalla conoscenza del proprio carattere e dalla conoscenza della sessualità maschile.

Abbiamo detto tante volte che le donne hanno bisogno di “preliminari” ed alcune, più di altre, di particolari preliminari. Ma appunto per questo, la donna deve conoscersi e poi, senza eccessivi pudori, far capire all’uomo ciò che a lei più piace, non dando per scontato che l’uomo “debba ” saperlo; e ciò perché ogni donna è diversa dall’altra – molto più di quanto lo siamo noi uomini – nella sua sessualità.

Inoltre, ed anche proprio per quanto detto sopra, non si dovrebbe arrivare “subito” ad un rapporto sessuale completo, ma dar tempo “ai corpi”, …oltre che all'”anima”, di scoprirsi gradualmente.
Ovviamente condizione indispensabile è un’attrazione fisica, dato che parliamo di sessualità e non di solo amore platonico-romantico.

Fatte queste indispensabili premesse, se l’aspetto sessuale dovesse ancora non funzionare bene, dato che la Sessuologia affonda le sue radici nella biologia e nella medicina somatica – oltre che nella sfera psichica-psicologica e negli aspetti sociali, culturali e morali di ognuno di noi – bisogna indagare sugli aspetti medici della salute in generale ed in particolare sugli assetti ormonali. E’ noto infatti a noi medici che alcuni squilibri ormonali, spontanei o provocati da farmaci, possono turbare assai la funzione sessuale. A cominciare dal “desiderio” e poi dall’eccitamento che si esprime nella donna con la “lubrificazione”, per concludersi con l’acme dell’eccitamento che è l'”orgasmo”.

Esistono anche dei farmaci, che alcune volte è necessario assumere, affinché queste “fasi” del rapporto sessuale ci siano tutte e siano armonizzate tra di loro.