In un’epoca come la nostra che appare anche troppo spregiudicata nei comportamenti sessuali, esistono purtuttavia ancora coppie che attuano, più o meno completa e per periodi più o meno lunghi, la castità.

Mi sovvengono alcuni di questi casi.

Coppie di soggetti oltre i cinquant’anni che… se la mettono via, anche se, essendo sani, potrebbero ancora funzionare benissimo; ma son presi da altri problemi, con pensieri sicuramente non erotici, come può darli il troppo lavoro, la troppa ambizione o le preoccupazioni per i figli, comuni a quasi tutti ma da alcuni vissute in maniera esagerata.

Ma esistono coppie di giovani che hanno poco o nulla attività sessuale. Alcuni per scelta di vita, e questi sono quasi sempre molto religiosi e praticanti; altri perché sono portati all’Amore romantico; altri per eccessiva paura – che in alcuni casi arriva alla vera e propria patofobia – di malattie sessualmente trasmissibili.

Altri ancora – specie i maschi – per un’insicurezza sulle proprie capacità sessuali. Molti sono i giovani che ho avuto in cura, che hanno magari avuto qualche episodio di disturbo erettivo o eiaculazione precoce, sicuramente psicogeno per ansia da prestazione, che poi esitano ad avere attività sessuale. Se questi hanno una ragazza che vuol loro veramente bene, questa non fa pressione per far sesso, anche perché la donna, in genere, è più portata verso l’Amore romantico, e così la coppia può restare anche molto a lungo in castità.

Direi che, a parte la “scelta di vita” tra una coppia di giovani fidanzati, degna del massimo rispetto, le altre forme di astinenza vanno attentamente valutate; specie quando c’è alla base un eccessivo timore di malattie o gravidanze non desiderate e non si vogliono prendere i dovuti accorgimenti o precauzioni. Per dirla chiara, esistono i preservativi, se si ha paura delle malattie, specie all’inizio di un rapporto con nuovi partner; esiste la pillola anticoncezionale come metodo, il più sicuro, se non si vogliono gravidanze. Non si può aver paura e nello stesso tempo non fare quello che si può fare per non averne, altrimenti vuol dire che si è già nevrotici… o lo si diventerà.

Da “Il Gazzettino” del 01/10/1999

La volta passata ho parlato dell’anorgasmia. Non vorrei aver dato l’impressione di sottovalutare il problema. Gli articoli trattati nella mia Rubrica di Sessuologia non possono essere mai esaustivi, per motivi di spazio, perciò vorrei completare il discorso.

L’anorgasmia è il più frequente disturbo sessuale femminile. Ne soffre un buon 50% delle donne. Non equivale alla frigidità che vuol dire non avere desiderio né reazioni, a volte avere addirittura avversione sessuale. Ma pur sempre l’anorgasmia è un disturbo che, se stabile, può portare la donna alla depressione o all’evitamento dei rapporti sessuali con conseguente rottura di un rapporto anche affettivamente valido.

Perciò va curata: il punto è che la stragrande maggioranza delle donne crede che i disturbi sessuali, sia loro che degli uomini, siano sempre di origine psicologica o di rapporto di coppia. Il che non è sempre vero. La maggior parte degli uomini, viceversa, crede che le cause dei loro disturbi siano sempre organiche (il che non è sempre vero). Comunque sia, gli uomini accettano e ricercano le terapie farmacologiche e le ultime efficaci terapie contro i disturbi erettivi dimostrano come questa via il più delle volte sia di grande giovamento.

Per tornare all’anorgasmia, si stanno sperimentando alcuni farmaci: l’ormone sessuale maschile a piccole dosi; l’ossitocina; il sildenafil, che in Italia sono ancora in fase di sperimentazione, mentre in altri Paesi sono già in commercio.

Esistono comunque, per l’anorgasmia, psicoterapie comportamentali-cognitiviste: in pratica tali terapie tendono a modificare il comportamento sessuale e a prendere coscienza delle proprie sensazioni. Sono molto utili perché è da capire e da tenere ben presente un concetto, mai abbastanza ribadito: il rapporto sessuale dell’uomo e della donna è biologicamente finalizzato da Madre Natura al concepimento; il concepimento può avvenire anche se la donna non ha l’orgasmo (e se l’uomo, che soffre di eiaculazione precoce, dura pochi secondi).

Perciò tali disturbi sessuali (anorgasmia nella donna ed eiaculazione precoce nell’uomo) non sarebbero neanche da considerare disturbi, né quindi da curarli se rimanessimo nel concetto biologico che l’atto sessuale serve solo al concepimento. Ma chi osserva più tale “Comandamento”? Oggi il rapporto sessuale è passato dalla finalità concezionale a quella soprattutto del piacere; e che piacere è per la donna non arrivare mai all’orgasmo o per l’uomo un piacere di appena pochi secondi? E’ proprio più la fatica del gusto. E allora bisogna curare questi disturbi sessuali, oggi giustamente considerati come tali.

Da “Il Gazzettino” del 24/09/1999

Abbastanza numerose le donne, specie le giovani, che telefonano alla Rubrica del Gazzettino “Il Medico risponde” per porre il problema del non raggiungimento dell’orgasmo (anorgasmia).

E’ da dire che l’orgasmo è il punto culminante del piacere sessuale, della durata di alcuni secondi, che nelle donne può essere anche plurimo, seguito poi da un rilassamento della tensione nervosa e sessuale e da appagamento dal rapporto avuto.

Nell’uomo l’orgasmo coincide quasi sempre con l’eiaculazione. La donna non ha eiaculazione ma ha, come l’uomo, durante l’orgasmo, contrazioni muscolari ritmiche involontarie dell’apparato sessuale; ha inoltre il massimo della vasodilatazione locale degli organi sessuali ed il massimo della lubrificazione.

A differenza dell’uomo, non avendo essa il fenomeno esterno della eiaculazione, l’orgasmo della donna può essere anche simulato e, se simulato bene, l’uomo può anche non accorgersene; ma essa sa sempre se ha o no raggiunto l’orgasmo. A tal proposito è necessaria una precisazione: a volte la donna si fa falsi miti su come dovrebbe essere l’orgasmo. Se pensa, ad esempio, che debba essere simile a “fuochi d’artificio” o a “svenimenti dal piacere”, potrà credere di non avere mai l’orgasmo. Così anche se si paragona ad altre… che raccontano di sensazioni mirabolanti. Da dire inoltre che ogni volta può non essere uguale all’altra. Il “massimo” può non essere a volte raggiunto, ma c’è tutta una gamma di piacere… degna anch’essa di essere vissuta e goduta. Non deve essere, inoltre, un obbligo raggiungere l’orgasmo sennò può proprio non essere raggiunto per un’ansia di raggiungerlo a tutti i costi.

L’orgasmo può essere scatenato sia da stimolazioni esterne (del clitoride, soprattutto), sia dal coito, cioè dalla penetrazione. Presupposto essenziale è che ci sia uno stato di eccitamento sessuale, perché è da ricordarsi sempre che l’organo sessuale più importante… è il cervello con le sue fantasie, i suoi gusti.

Da dire che l’orgasmo, comunque si scateni, sia da stimolazione superficiale, sia da penetrazione, è sempre orgasmo, cioè appagamento per avere raggiunto il massimo del piacere. Saranno anche due tipi diversi di sensazione, ma non è assolutamente da considerare di serie A solo l’orgasmo vaginale, preconcettualmente vissuto come più importante, più adulto, più maturo, mentre di serie B l’orgasmo clitorideo, come si è creduto per un certo periodo di tempo per poco comprensibili e spesso mal interpretate teorie psicanalitiche che poco o nulla hanno a che fare con la sessuologia.

A volte questi preconcetti, come il falso mito dell’orgasmo simultaneo, partono da presupposti subculturali tipo… “l’uomo deve essere penetrativo e la donna ricettiva”…

La sessualità va vissuta in maniera gioiosa, secondo i propri gusti e le proprie tendenze, senza porsi nevroticamente delle mete o dei risultati.

Il desiderio accende la sessualità e il desiderio è soprattutto fantasia.

In un rapporto di lunga durata si attutisce fatalmente il desiderio, che viene rimpiazzato da altri aspetti, a volte piacevoli, a volte spiacevoli : vita sociale, progetti, acquisti, debiti, mutui, figli, parenti, malattie.

Ma per tornare al desiderio sessuale, due sono le vie maestre per mantenerlo vivo: o si cambia partner, o si cambia scenario. Come quando la rappresentazione di un’opera antica, classica, letteraria o musicale che sia, viene riprodotta in un contesto scenografico ultra moderno, avveniristico, metafisico; può anche non piacere, ma l’impatto dà sempre una emozione, che magari è solo quella… di volere rivederla nella veste originale.

Ritorniamo al sesso, al “farlo stano”. Vari i modi: al buio più completo; sotto una luce accecante; tutti vestiti; tutti nudi e sul pavimento; sul tavolo della cucina; sui fornelli, possibilmente spenti, ma prudenzialmente in posizione del missionario, cioè con lei sotto; in giardino sull’erba, anche con le formiche, e sempre nella posizione suddetta; nell’acqua, in vasca da bagno; oppure anche in piscina o nel mare o in laguna, essendo consapevoli che si rischia, se visti, una denuncia penale; in ufficio, stessa consapevolezza; con tantissime candele, quasi tutte accese.

Ma, a parte i rischi specifici sopraddetti per alcuni modi di “farlo strano”, ci potrebbe essere un inconveniente: che venga da ridere, e che quindi ci si… deconcentri. Ma cosa importa se capita! A volte ridere può essere più divertente.

Il transessuale è un individuo che, fin da piccolo, si sente imprigionato in un corpo con cui la sua psiche non si identifica: esso vuole a tutti i costi diventare fisicamente come si sente psichicamente. E’ essenzialmente un grave disturbo di identificazione psicosessuale di cui non si conoscono le cause.

Capisco e so che i transessuali non vorrebbero essere definiti né così né in alcun altro modo, ma le definizioni servono per sintetizzare ciò di cui si vuol parlare. Nello specifico è anche per distinguere il “transessuale” da altri modi di essere o di vivere la propria sessualità. Ad esempio, alcuni confondono o assimilano il transessuale con l’omosessuale o con il bisessuale o con il travestito, o con l’ermafrodita. Tutto ciò è errato.

Ma se noi, studiosi della materia sessuologica, addetti ai lavori per quel che si può fare, non chiariamo, dando delle definizioni, i parametri, i concetti consolidati dalla conoscenza scientifica attuale; se noi, per paura di ferire la sensibilità esasperata di alcuni di questi soggetti, o per paura della loro aggressività verbale, che è ovviamente un meccanismo di difesa che, a volte, può arrivare anche all’ostentazione sfacciata del loro “essere così”; se noi, ripeto, non cerchiamo di dare delle definizioni e dei concetti chiari, allora sì che essi rimarrebbero ancora più emarginati e visti come soggetti aberranti e moralmente negativi, cosa che invece non è. La cultura, la conoscenza serena di tali aspetti della natura può solo giovare alla loro immagine e a non dare un valore morale negativo.

Mi accorgo che ho dato solo la definizione della transessualità. Ma ho dato alcuni concetti generali sulla necessità di definire i molteplici “modi di essere” nell’ambito della sessualità umana. Lo spazio è tiranno e quindi, nei prossimi articoli, continuerò a parlare dei transessuali e degli altri “modi di essere” e di vivere la sessualità.

Ci vediamo il 24 agosto.

Da “Il Gazzettino” del 03/05/1999

“Egregio Sacerdote,
La ringrazio per il Suo interesse alla mia Rubrica di Sessuologia. Deve sapere che, per chi tiene una Rubrica su un organo di stampa, una difficoltà è quella di dover sintetizzare al massimo, per motivi di spazio.

In un mio precedente articolo ho fatto l’elenco del disturbi sessuali e dei comportamenti sessuali abnormi o particolari, che rientrano nell’ambito della Sessuologia medica. Quando ho messo l’omosessualità tra i disturbi dell’identità sessuale, intendevo riferirmi a quelle forme di omosessualità cosiddette “egodistoniche”, cioè mal tollerate dall’io del soggetto. Sono d’altronde le uniche per cui noi Sessuologi veniamo interpellati. Ovviamente, quelli che come Lei sono, per citare le Sue parole, di “lingua madre” e “felicemente” conviventi con tale tendenza, non hanno alcun disturbo per venire a consultarci; è questa l’omosessualità “ego-sintonica.”

Da dire subito che esistono poi diverse forme, gradi ed espressioni di omosessualità: ci può essere solo la “tendenza” all’interesse erotico e sessuale verso il proprio sesso – e questo mi pare il Suo caso – e ci può essere anche la “realizzazione pratica” di tale tendenza. Quando non c’è la realizzazione pratica ciò può essere per “repressione” educativa o sociale, o per “sublimazione” dell’istinto.

L’omosessualità (maschile o femminile) può essere “latente”, cioè esistere all’insaputa dell’individuo che però trova grosse difficoltà ad esprimersi nei comuni comportamenti eterosessuali, o “consapevole” e quest’ultima, a sua volta egodistonica o egosintonica, come già detto.

L’omosessualità può essere favorita da particolari condizioni di vita: (carcerati, comunità, ecc.) ed in tal caso può essere anche “occasionale”, contingente.

L’omosessualità può anche coesistere accanto a comportamenti eterosessuali (bisessualità).

Sulle cause, sul perché dell’omosessualità, si sono fatte varie ipotesi, sia di natura biologica che psicologica e sociale.

Sempre per motivi di spazio, ne parleremo la prossima volta.”

Continuiamo a parlare della Omosessualità, argomento importante, ricco di connotazioni sessuali, psicologiche, sociali.

Da dire intanto che “omosessuali si è”, nel senso che non è stata data una risposta definitiva, scientifica, se si nasce o si diventa.

Nel 1991 l’Organizzazione Mondiale della Sanità decideva di eliminare l’Omosessualità dall’elenco delle malattie. E’ da considerare quindi come una “variante” del normale comportamento sessuale, intendendo per tale quello eterosessuale, almeno come “percentuale”, ed anche come “finalità”, procreativa, della sessualità. Ma, a questo ultimo proposito è da dire subito che la finalità procreativa della sessualità e oggi… un “optional”; i vari metodi anticoncezionali odierni, in primis la pillola antifecondativa, hanno fatto sì che la procreazione sia una “finalità” solo se voluta e che quindi possa anche essere esclusa, pur non rinunciando ad una attività sessuale che, quindi, si è spostata, come finalità, alla sfera del piacere e del completamento dell’esistenza umana.

L’omosessualità non è solo una pulsione sessuale verso persone dello stesso sesso; essa implica anche una forte componente psicologica e affettiva; l’omosessualità, (come l’eterosessualità), può essere “anche” amore: un uomo che ama un altro uomo o una donna che ama un’altra donna, senza per questo voler modificare il proprio genere. Questo ultimo aspetto, invece, detto per inciso, è ciò che caratterizza il transessuale, che si sente in un corpo sbagliato e che quindi vuole modificarlo (ne parleremo in un prossimo articolo).

Per tornare agli omosessuali, questi – in genere – evidenziano precocemente la preferenza sessuale per persone del loro stesso sesso. L’orientamento, che già tra i 3 e i 6 anni comincia a dare i primi segnali, si manifesta in maniera più marcata durante il periodo adolescenziale. A volte tale orientamento è transitorio, a volte presenta componenti bisessuali, a volte diventa esclusivo e definitivo.

L’omosessualità si ritrova in tutte le epoche storiche ed in tutti gli strati sociali; da sempre si è cercata una spiegazione al “perché” della omosessualità, e di ipotesi ne sono state formulate tante, ma la verità scientifica, se esiste, è ancora da scoprire: c’è l’ipotesi genetica, con studi su eventuali alterazioni o differenze cromosomiche e quindi su base ereditaria, e a tal proposito, si sono presi in esame i gemelli omozigoti (nati da un unico uovo fecondato) e dizigoti (da due ovuli diversi): i risultati non sono stati chiari ed univoci.

C’è l’ipotesi biologica: alcune cellule del cervello maschile e femminile presentano dimensioni diverse e si è cercato di vedere come fossero queste dimensioni negli omosessuali, ma anche questi studi non hanno portato a conclusioni scientifiche.

Anche l’ipotesi endocrinologica, cioè di squilibri ormonali, non ha approdato a risultati certi.

Ci sono poi le ipotesi psicoanalitiche, che riconducono tutto al “Complesso di Edipo”; e quelle comportamentistiche, che ipotizzano avvenimenti che nell’età evolutiva possono avere potenziato o scoraggiato un comportamento sessuale piuttosto che un altro.

Nell’omosessualità, come anche d’altra parte nell’eterosessualità, ci sono dei percorsi e degli aspetti psico-sessuali e psicosociali comuni ai due sessi e degli aspetti di diversità.

Ne potremo parlare in un prossimo articolo.

Da “Il Gazzettino” del 24/07/2000

Un signore mi telefona al Servizio “Il sessuologo risponde”, dicendomi che sua moglie, 34 anni, non è stata mai molto portata al sesso. Ha quasi sempre voluto farlo col preservativo “…ma il fatto che mi sembra grave è che mi ha confessato che non è per non rimanere incinta, in quanto per quello prende la pillola, né per le malattie, in quanto mi dà fiducia di fedeltà, ma perché l’eiaculazione le fa schifo, anche l’odore, e poi si sporca tutto…”. Egli poi continua dicendo che la moglie non raggiunge l’orgasmo, e che il sesso, di sua iniziativa, lo farebbe molto di rado. Mi chiede se può dipendere dal fatto che in casa della moglie non si parlava mai di sesso e quindi non ha avuto alcuna educazione sessuale. Finisce col dirmi che, però, si amano.

Non commento l’ultima frase: l’Amore è un sentimento grande, ineccepibile, a volte strano. Non è sicuramente più autorizzato o più attrezzato a parlarne un medico sessuologo. A parte l’individuo che lo sta provando, forse può parlarne, dell’Amore, un poeta.

Per il resto dell’argomento, così come ho risposto all’interessato, è da dire che gli esseri umani sono molto differenti tra di loro nel campo dell’ erotismo; alcuni poi hanno delle idiosincrasie o avversioni, cioè non gli piacciono alcune cose; altri ancora hanno vere e proprie fobie.

Molto, ovviamente, può dipendere da un’educazione sessuale sbagliata, forse sessuofobica; una semplice “non educazione sessuale”, farebbe sicuramente meno danni.

Nel caso specifico credo trattarsi di una avversione sessuale o di uno stato fobico riguardante il sesso. Va senz’altro tentata una psicoterapia specifica, di tipo sessuologico.

La pelle, come fattore di attrazione fisica e specificamente sessuale, è il tema che, come medico esperto in Sessuologia e Psicoterapia, mi è stato affidato.

La pelle ha una origine embrionale comune con il sistema nervoso e riveste un ruolo molto importante nella medicina psicosomatica.

Le manifestazioni vasomotorie e trofiche che colpiscono la pelle, esprimono spesso una disfunzione del sistema nervoso, endocrino, vegetativo e metabolico. Sulla pelle si scaricano le emozioni, positive e negative.

La pelle segna il confine tra corpo e mondo esterno; essa esamina gli stimoli, sia quelli esterni, sia quegli interni, li filtra, li attutisce, li modula.

La pelle è anche sede di erotismo: le sensazioni che più stimolano e coinvolgono le esperienze di piacere, appartengono al tatto e superano tutte le altre per ricchezza ed estensione, dal momento che è tutta la superficie corporea a servirsene. Sono sensazioni superficiali (carezze), sensazioni più profonde (abbracci), sensazioni di calore ed odori raccolti dall’olfatto (feromoni). Molte funzioni del tatto si connettono poi con quelle della vista. Una pelle bella e gradevole, così come i suoi accessori (capelli, peli, unghie) è sempre stata associata all’attrattiva ed al fascino.

Il ruolo relazionale del tatto inizia sin dai primi contatti che si stabiliscono tra neonato e madre. Il contatto è un tramite che anticipa e prepara ogni altra comunicazione umana. Vi sono – fortunatamente poche – madri che provano un’impressione sgradevole nel toccare il proprio bambino, dimostrando così per lui un’inconscia avversione.

Talune fobie di essere toccati esprimono il timore di essere contaminati, di perdere una supremazia dimostrando una patologica individualità, sempre dannosa nei rapporti umani genuini.

La pelle può essere usata a fini esibizionistici e ciò può essere espressione narcisistica esagerata.

La pelle è sede di reazioni vasomotorie legate alla paura o al piacere o alla vergogna. Il mostrarsi è un preliminare alla sessualità, ma specie se eccessivo può essere un suo surrogato patologico.

Per il suo alto grado di sensibilità, la pelle è intimamente associata con i centri nervosi che regolano le funzioni sessuali. Lo stesso orgasmo può essere considerato una forma specializzata di risposta, un arco riflesso a stimoli cutanei oltre che muscolari e psichici. La pelle possiede una sensibilità tattile particolarmente raffinata nelle zone di confine con le mucose; sono queste le “zone frontiera”, messe al limite delle aperture esterne del corpo (bocca, ano e vagina), suscettibili di un alto grado di eccitazione sessuale, tanto da costituire dei centri sessuali secondari. Il piacere della loro stimolazione è sviluppato sin dalla prima infanzia; è questa poi la base, la componente fisiologica del bacio sensuale, del cunnilinguo, della fellatio; è il ricordo piacevole, già ricco di connotazioni erotiche infantili, della sensibilità delle labbra del bambino a contatto dei capezzoli materni. Seni, cute, labbra e zone di passaggio tra cute e mucose entrano all’epoca della pubertà in stretta correlazione con l’evoluzione degli organi sessuali e con l’eccitamento sessuale. E così anche correlazioni strette esistono tra questi organi e l’ovulazione, le mestruazioni, la gravidanza, l’allattamento; e poi con il cambiato assetto ormonale della menopausa, che comunque al giorno d’oggi, specie se fonti di disturbi o di disagi (cutanei, mucosi, ossei, nervosi, psichici, psicologici), può essere opportunamente seguito e controllato.

La pelle è ciò che appare maggiormente di noi, ma spesso anche anche ciò che noi siamo, sia dal lato fisico che dal lato psicologico-psichico.

La pelle, a parte le malattie specifiche che non sono soltanto e tutte psicosomatiche, ma anche costituzionali, genetiche, dismetaboliche, virali, batteriche e che vanno adeguatamente curate dallo specialista dermatologo, presenta più o meno per tutti con il passare dell’età, il problema delle “rughe”, specie sul viso e delle “smagliature”, che possono essere favorite da diete assurde o da esposizioni incongrue al sole o alle lampade abbronzanti.

Esistono “rughe buone” dovute a sorrisi, ad allegria, a caratteristiche simpatiche e positive mimico-espressive, e “rughe cattive”, dovute a stress, depressione, aggressività.

Le buone si possono anche tenere; le cattive meglio… non farle nascere; il volerle eliminare, cancellarle a tutti i costi con un lifting esagerato può essere addirittura peggio… e poi rinascono, se non ci si modifica dentro. Del resto, la giovinezza è più un atteggiamento mentale che non la pelle liscia o il pelo folto.

La pelle, però, e tutto il nostro corpo, va amata e curata. Chi dedica una giusta dose di tempo e di denaro alla propria persona, basandosi sulla sua realtà e senza spostare l’identità dall’interno all’esterno, non è certo da considerare un narcisista patologico. Migliorarsi nell’aspetto fisico, oltre che psichico, è un dovere verso noi stessi e verso gli altri.

E’ necessario sintonizzarsi col proprio corpo, amarlo, sentirlo come fonte di piacere. Il corpo è una componente integrante della personalità. Non ci deve essere dualismo corpo-mente o carne-anima. Per troppo tempo la corporeità è stata mantenuta nel silenzio, quasi una colpa, perché una certa cultura negativa, moralistica ed anche religiosa, è riuscita a separare la testa dell’uomo (la psiche) dal suo corpo.

Nel mio precedente articolo ho parlato dei meccanismi biochimici della funzione sessuale. E’ un argomento appassionante, specialistico, ricco di futuri sviluppi, che si presta anche a considerazioni etiche. Ci ritorneremo sopra, in seguito.

Ma oggi voglio parlare di un argomento più semplice, più estivo, dato che fa caldo e che si è più spogliati.

Ossessione e tormento di molti uomini sono “le misure” del membro e, per alcuni più sofisticati, anche dei testicoli, in quanto anche questi contribuiscono ad evidenziare “il pacco” sotto il costume o sotto leggeri ed attillati pantaloni.

Senza far commenti diamo perciò, subito, le misure medie del membro: secondo il Kinsey Report del 1990 ed anche di altri precedenti e successivi ricercatori, in condizione di riposo esso è lungo da 7 a 10 centimetri, per arrivare , eretto, dai 12.5 a 17,5. Il diametro è, mediamente, sui 3 cm e la circonferenza su gli 8-9 cm in stato di riposo, per diventare sui 4 cm di diametro e 12 -13 cm di circonferenza, quando è eretto. I testicoli, di forma ovoidale, nell’adulto sono in media 5 x 2,5 x3 cm ; peso circa 30 grammi l’uno.

La patologia ci può essere quando ci si scosta abbastanza, sia in meno sia in più, da queste misure medie, e ciò lo può stabilire solo un medico esperto dopo aver visitato il paziente.

Ma perché molti uomini si ostinano a considerare soprattutto il pene “grande” come una sorta di status symbol della virilità quando, si sa, le dimensioni, se nella norma, non hanno alcuna relazione né con la funzionalità dell’organo né con le prestazioni sessuali né con la possibilità di riuscire a soddisfare una donna? La risposta è la carente, e quindi spesso errata, informazione sessuale. Perché fin quando, fino a pochi anni fa, di sesso era disdicevole o proibito parlarne, i giovani si facevano una loro “cultura” in proposito, magari su delle battute triviali, o sulle riviste pornografiche o sbirciando con apprensione gli altri uomini in varie occasioni, tipo gabinetti o docce, e dato che avevano il “problema”, cioè l’insicurezza, tendevano ad una sottovalutazione delle loro misure. Da dire, inoltre, al proposito, che alcuni uomini abbastanza sviluppati in stato di riposo, non aumentano di molto le loro dimensioni in stato di erezione; mentre altri con una conformazione diversa del tessuto elastico e spongioso del pene, sono magari poco “forniti”in stato di riposo, per poi raddoppiare, o più, le misure in erezione.

Comunque è da dire che, tranne rari casi di veramente patologiche, misere misure, queste contano poco o niente. Quel che conta è, anche nello specifico del rapporto sessuale, tutta la persona e la personalità: se essa piace, se sa coinvolgere, se sa far bene all’amore, se dura un tempo sufficiente, se è creativo, fantasioso, se è attento alle caratteristiche psicologiche ed ai gusti della partner, se sa creare un clima di distensione, di disinibizione, di erotismo.

E’ ormai noto, ma è bene ribadirlo, che nell’uomo l’organo più importante, anche per il sesso, è… la testa che contiene il cervello.