Da “Il Gazzettino” del 06/05/2000

Un signore mi scrive una lettera, tramite il Gazzettino. Per riassumerla, mi dice di avere sessant’anni, di essere sempre stato un “buon amante”, di non essersi fatto mai problemi di “durata del rapporto” e che le donne che ha avuto “in gioventù, ormai sono nonno”, non gli hanno mai “creato problemi e neanche loro avevano problemi” “…oggi si parla troppo di sesso”. Finisce dicendo che “il mondo moderno ha complicato tutto”.

Rispondo: “il mondo moderno” è la nostra realtà, volenti o nolenti. Sul fatto che abbia complicato tutto, non mi pare. In fatto di sesso, al di là di alcune esagerazioni o esasperazioni, o miti ancora da sfatare, il mondo moderno è senz’altro migliore. Migliore soprattutto per la donna, che faticosamente si è liberata abbastanza dei tabù impostile da una educazione sessuofobica a cui in passato era sottomessa.

Chiaramente ciò ha portato la donna ad una coscienza della sua sessualità. E, pur essendo in lei, il sesso, ancora molto legato ai sentimenti, anch’essa oggi si interroga sul suo desiderio sessuale, sulle sue risposte fisiologiche a questo eccitamento ed al suo acme, che è l’orgasmo. Questo, senz’altro, può comportare qualche problema sessuale in più all’uomo. Egli deve imparare a fare l’amore non solo secondo la sua natura, secondo il suo istinto; deve sapere che la donna ha bisogno di parecchi preliminari, e di un tempo sufficiente di “durata” del rapporto. Ho già detto tante volte che, secondo natura, la maggior parte degli uomini sono programmati per “durare” circa due minuti, mentre per la maggior parte delle donne ce ne vogliono circa quindici. Perciò, in un rapporto sessuale che esiti in reciproca, anche se non simultanea soddisfazione, si deve “apprendere” a far sì che questo succeda, a riuscire cioè ad allungare i tempi per l’uomo e ad accorciare, con adeguati preliminari, quelli per la donna.

Oggi, nonostante ancora ci sia una certa resistenza da parte di alcune fasce moralistiche e conservatrici, di Sessuologia si parla; ed i mezzi di informazione, riviste, giornali, radiotelevisione hanno spesso dei Consulenti validi, qualificati, scientificamente preparati, che fanno informazione, sforzandosi di essere chiari, parlando con un linguaggio comprensibile anche dai non addetti ai lavori.

La divulgazione scientifica, l’informazione, è sempre benemerita, auspicabile. Certo bisogna saper scegliere i programmi da guardare, le Rubriche da leggere; ma oggi una maggiore e più diffusa cultura globale nella popolazione, dovrebbe favorire ciò.

Quindi, caro lettore, sia lieto di vivere oggi in un mondo più aperto, più libero, anche se le sembra che le donne “…siano oggi più complicate e creino perciò problemi agli uomini”. Ciò è soprattutto perché ieri, specie sul sesso, le donne tacevano o fingevano.

Da “Il Gazzettino” del 14/04/2000

Mi vengono a consultare due genitori di un ragazzo omosessuale. Il padre è un artista spesso assente da casa, la madre è una professoressa di lettere. E’ l’unico loro figlio, ha 24 anni e studia legge. Vogliono da me sapere…

“…qualcosa di più di quello che abbiamo già letto… ma soprattutto il perché… A volte ce ne facciamo una colpa… secondo Freud non avrebbe superato il complesso di Edipo… Io per il mio lavoro sono stato abbastanza assente e mia moglie è molto legata al ragazzo anche adesso…”.

Dico loro parecchie cose sulla omosessualità, ma soprattutto che non devono colpevolizzarsi a causa di questa bizzarra teoria freudiana che dà, tra l’altro, una spiegazione esclusivamente psicologica dell’omosessualità: sarebbe uno stato patologico dovuto ad un arresto di sviluppo psicologico per l’incapacità del bambino di staccarsi dall’intenso legame erotico con la madre, a causa di una possessività di questa ed anche di una debolezza o “assenza” affettiva del genitore maschio; l’inverso avverrebbe per le bambine, con gli stessi effetti.

“…Ma omosessuali allora, dottore, si nasce?”

Per molti secoli, almeno nella tradizione cristiano-ebraica-musulmana, si è dato sempre un disvalore morale alla omosessualità e si è pensato che omosessuali si diventi, o che sia una scelta, un peccato, una perversione. Dalla psichiatria era considerata una malattia, fino ad una trentina di anni fa. L’omosessualità oggi non è più considerata nulla di tutto questo. Da inchieste condotte in molte parti del mondo, negli ultimi sessant’anni, gli omosessuali maschi si attestano intorno al 5% e le omosessuali femmine, attorno al 3%. E’ quindi poco probabile che genitori “iperprotettivi” o “assenti”, o scelte personali, o fattori socio-culturali, diano risultati così percentualmente stabili ed omogenei. E se in alcune parti del mondo, di solito grandi metropoli o in certi contesti socio-culturali, gli omosessuali sembrano molti di più, questo è soprattutto perché in luoghi più tolleranti essi si concentrano ed escono allo scoperto.

Altro dato di fatto che dà valore a quanto sopra detto è che l’orientamento omosessuale si manifesta molto presto, già nella primissima infanzia e questo ricordo è frequentissimo in quasi tutti gli omosessuali.

E’ da dire quindi che l’ipotesi alla quale oggi si sta lavorando di più, è quella di una predisposizione genetica. Sempre da statistiche risulta che circa il 25% dei fratelli di gay sono gay e che il gemello omozigote, (cioè con lo stesso identico patrimonio genetico) ha circa il 50% di probabilità di essere pure lui omosessuale. E questi numeri sono sicuramente troppo alti per essere spiegati soltanto da un ambiente o da esperienze simili, e tra l’altro molti casi di gemelli, esaminati da tali studi, erano stati allevati separatamente.

Comunque, sull’omosessualità ci sarebbe tanto altro da dire e mi riprometto di ritornare ancora sull’argomento.

Da “Il Gazzettino” del 07/04/2000

…”Dottore, mia moglie mi ha tradito, ma non sono dispiaciuto…”.

All’inizio del colloquio credevo trattarsi di un caso di C… contento. Invece, proseguendo la conversazione…

“…Perché mi ha tradito con una donna, con la sua e mia migliore amica, una bella donna che piace anche a me; mi ha confessato che c’è andata a letto e che le è piaciuto molto…”.

Mi dice che adesso lui è più eccitato, quando fanno all’amore, pensando a ciò che ha fatto sua moglie. Mi chiede infine se è “depravato” lui o la moglie.

Un un moralista risponderebbe subito che sono depravati entrambi; ma io, al di là di come la posso pensare personalmente, devo rispondere come medico sessuologo.

Per definire il comportamento sessuale della moglie, è da dire che tra l’eterosessualità (amore per l’altro sesso) e l’omosessualità (amore per il proprio sesso), possono esistere gradi intermedi che si definiscono come “bisessuali”. Anche nell’uomo più virile e nella donna più femminile vi è una doppia sessualità, come scrive lo psicoanalista Georg Groddeck, discepolo di Freud, in “Il doppio sesso dell’essere umano”. E ciò perché ognuno di noi conserva tracce di un’ambivalenza originaria: quella sessualità indifferenziata, maschile e femminile, che caratterizza i primi anni di vita di ogni individuo.

Dell’argomento tratta romanzo di Bruna Bianchi “Il sesso degli Angeli” ed il film “Peccato che sia femmina” di Josiane Balasko. Da un punto di vista psicologico, la storia del triangolo suscita minor gelosia in lui se lei lo tradisce con un’altra, ma è meglio non sottovalutare la rivale. Ed ancora è da dire che, a livello di fantasia, l’uomo può sentirsi eccitato perché è solo lui il maschio, con la sua paranoia di onnipotenza virile non su una donna, ma addirittura su due; ma in realtà, anche se non sempre la relazione sessuale tra due donne coincide con l’amore, è in ogni caso l’espressione di un eros dalla qualità emotiva esclusivamente femminile, nella quale l’uomo c’entra ben poco.

Da “Il Gazzettino” del 02/04/2000

Tra le telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde” di quest’ultimo lunedì, c’è quella di una signora:

“Dottore, ho letto che nell’ambito dei disturbi sessuali siamo alla pari con voi uomini, ma sono sicura che noi donne ce ne facciamo meno problemi. E poi vorrei chiederle, mi scusi se la domanda appare stupida, chi prova più piacere, in un rapporto sessuale, l’uomo o la donna?…”

E qui mi è d’obbligo scomodare la mitologia: un giorno Giove e Giunone chiesero a Tiresia, che aveva il dono della profezia e che era stato sia uomo che donna, chi dei due sessi provasse più piacere. E Tiresia rispose: “Nove parti la donna ed una parte l’uomo.” Giunone si adirò per questa risposta a tal punto da accecare Tiresia. Ma perché si arrabbiò tanto, Giunone? Non poteva essere contenta di questa superiorità nel piacere sessuale rispetto all’uomo? Credo che Giunone avrebbe avuto la stessa reazione anche se Tiresia avesse detto l’opposto.

La realtà è che per le donne il piacere, l’orgasmo, è un “loro” segreto; l’orgasmo è il “loro” orgasmo; l’uomo, questo loro segreto lo deve saper scoprire; il loro orgasmo è diverso da tutti quelli delle altre donne. E’ un mistero, che deve rimanere tale. E mistero in realtà il più delle volte rimane anche perché segni visibili esterni, specifici, non ce ne sono, e alcuni segni possono essere simulati al punto tale che anche l’uomo più esperto può non accorgersene. Ma purtuttavia, la maggior parte delle donne, se l’uomo non capisce se lei ha avuto o no l’orgasmo, e se per giunta è tanto sciocco da chiederglielo, esse si irritano e pensano di non essere state capite; sia contento se capisce che lei lo ha avuto, e basta; e se pensa che non lo ha avuto, sia più bravo la prossima volta.

Così sono le donne: in parte hanno ragione, in parte no.

Hanno ragione perché realmente esse sono molto più diverse tra loro di quanto lo siano gli uomini. E questo sia dal lato psicosessuale, sia dal lato fisico. Ci sono alcune che hanno sensibilità sessuale più marcata in certe parti o organi della loro sessualità.

Anche anatomicamente sono molto diverse tra loro per ciò che attiene lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, dei genitali esterni, degli organi erettili specificamente deputati al piacere sessuale, clitoride e punto “G”; comunque con differenze molto più marcate che noi uomini.

E poi anche dal lato psichico sono molto diverse tra loro: alcune molto mutevoli, variabili, anche in relazione alla loro variabilità ormonale; altre più stabili, meno imprevedibili. Ma quasi tutte amano essere misteriose, ed è questa la loro arma segreta.

Dove non hanno ragione è nel dare tutta la colpa – più raramente il merito – a noi uomini. Dovrebbero anche loro capire ed accettare di più la nostra diversità da loro: il nostro essere più vulnerabili per motivi psico-fisici nella fase dell’eccitazione (erezione) e nella durata della stessa, capire il nostro timore che può diventare ansia da prestazione di poter fare “brutta figura”, anche perché la nostra brutta figura è visibilissima.

E poi dovrebbero più spesso chiedere anche cosa a loro piace di più, come e dove vogliono essere toccate, accarezzate perché – proprio perché consce e gelose della loro diversità – dovrebbero capire che anche se un uomo ha avuto esperienze con diverse donne, purtuttavia loro sono… diverse.

Da “Il Gazzettino” del 31/03/2000

Al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde”, una signora giovane mi chiede:

“…hanno più problemi sessuali gli uomini o noi donne? …Io personalmente credo che siano gli uomini ad avere la fissa sul sesso, io personalmente non mi faccio problemi…”

Rispondo: credo che i problemi sessuali o disturbi sessuali, siano equamente ripartiti tra i due sessi. Ho detto tante volte che in ordine di frequenza gli uomini soffrono di eiaculazione precoce e disturbi erettivi: i giovani più di eiaculazione precoce, i meno giovani di disturbi erettivi. Da specificare, cosa molto importante, che un uomo di media-avanzata età che lamenta eiaculazione precoce, massimamente se questa non viene dichiarata “da sempre”, potrebbe avere un deficit erettivo; teme di poter perdere l’erezione se fa durare il rapporto a lungo e quindi… “si sbriga”. E’ ovvio che in tali casi la cura privilegerà il Disturbo erettivo. Nel giovane invece, con eiaculazione precoce semplice e genuina, verrà proposta una terapia specifica per tale disturbo.

Nelle donne, sempre in ordine di frequenza, i disturbi sono la difficoltà a raggiungere l’orgasmo o la frigidità vera e propria. La frigidità assoluta è comunque molto rara; a volte si confonde con una “avversione” o con una “fobia sessuale”.

Entrambi i sessi poi, hanno una patologia, oggi in aumento, che è la diminuzione, fino alla completa assenza, del desiderio sessuale.

Ancora, sia le donne, sia gli uomini, possono soffrire di “dyspareunia” o coito doloroso: questo disturbo è comunque più nelle donne e può arrivare al “vaginismo”, di vario grado.

C’è poi un altro disturbo, raro negli uomini e frequente nelle donne, che è l’orgasmo ritardato o impossibile. Nell’uomo si chiama anche “eiaculazione ritardata” o “impossibile”, che è appunto un disturbo raro, mentre l’opposto, l’eiaculazione precoce, abbiamo detto che è il più frequente disturbo sessuale maschile.

Nella donna l’orgasmo ritardato è un po’ la regola, specie per l’orgasmo coitale, mentre “l’orgasmo impossibile “, nella donna, si chiama “anorgasmia” ed è il corrispettivo, nell’uomo, della eiaculazione impossibile.

Abbiamo detto sempre, e giova ribadirlo, che questi disturbi sessuali, sia dell’uomo che della donna, devono essere diagnosticati e curati da un medico esperto in Sessuologia. Medico, perché i disturbi sessuali hanno sempre una etiopatogenesi, una causa cioè, mista, psico-somatica, sebbene, caso per caso e a seconda dei vari disturbi enumerati, in percentuale psichica o fisica variabile.

Le terapie dovranno sempre seguire la diagnosi corretta, posta dal Medico con l’anamnesi, l’esame obiettivo, alcune analisi di laboratorio.

Da “Il Gazzettino” del 27/03/2000

A proposito del Super-Viagra, notizia cui faceva cenno giovedì scorso l’articolo a firma della dottoressa Daniela Boresi, giornalista responsabile della pagina della Salute del Gazzettino, e per il quale sono stato anch’io intervistato, vorrei fare qualche ulteriore riflessione.

Intanto attendiamo fiduciosi l’esito delle sperimentazioni, che sono a buon punto. Io sono rimasto in contatto con l’Università di Pisa e di Firenze, dove mi sono perfezionato rispettivamente in Sessuologia ed in Andrologia, e dove si sta sperimentando appunto il cosiddetto “Super-Viagra”: ne darà perciò tempestivamente notizia da questa Rubrica settimanale.

Per intanto qualche riflessione, credo utile sotto vari profili, non ultimi quelli etici.

Personalmente non considero nulla di male e nulla di aberrante sul concetto che la Medicina debba non solo curare le malattie vere e proprie (suo compito primario), ma anche migliorare la “qualità della vita” degli individui.

Dal lato sessuologico, una prestazione sessuale scadente, sufficiente appena per procreare, ma priva di slancio, di ardore, di sufficiente durata, non può essere fonte di soddisfazione per entrambi i partner.

Certo un tempo, quando la donna era timorosa di far peccato se ricercava il piacere dall’atto sessuale, con pregiudizi tipo “…non lo fo’ per amor mio, …ma per dare un figlio a Dio…”; e quando sempre la donna temeva di poter fare magari il dodicesimo o il quindicesimo figlio con un atto sessuale, dato che non c’era la pillola anticoncezionale e l’aborto era illegale e quando avveniva, di nascosto, era fatto in condizioni igieniche malsane ed in condizioni psicologiche da omicidio premeditato; certo, a quel tempo, ed anche oggi in certi contesti culturali e sociali, non c’era per essa, donna, la ricerca del piacere sessuale e tantomeno dell’orgasmo, più o meno simultaneo.

Ma oggi, pur a volte con una certa esagerazione ed esasperazione in senso opposto, la donna esige o perlomeno si aspetta la sua gratificazione da un rapporto sessuale.

Ma ecco che oggi si presentano alcuni problemi: vuoi per i motivi psicologici-sociali detti sopra, e durati per secoli e secoli, vuoi per una diversa fisiologia della donna rispetto all’uomo, succede che si evidenzia, ad esempio, molto frequentemente, una sfasatura dei tempi; nel senso che, mentre mediamente la donna impiega 10-15 minuti per poter raggiungere l’orgasmo, l’uomo ne impiega 2-3. Ed allora i mugugni, i raffreddamenti fino agli allontanamenti, perlomeno sessuali, di entrambi i partner. La donna rileva – magari senza esternarlo – che il suo uomo a letto vale poco o niente; e l’uomo esterna- o anch’egli magari lo pensa senza dirlo – un giudizio di frigidità sulla sua donna.

Ed allora appare evidente che ogni presidio terapeutico (psicoterapico o farmacologico che sia), purchè serio, prescritto da un medico esperto, preparato ed aggiornato sugli aspetti fisiologici, psicologici o patologici della sessualità maschile e femminile, debba essere preso in seria considerazione; ma sempre con il rispetto dovuto ad un presidio terapeutico, ad un farmaco. Come per ogni farmaco, sarà da considerare la “necessità” di darlo (e valuterà il medico se questa esiste) e la “possibilità” di darlo, valutando le eventuali controindicazioni. Per quanto riguarda i farmaci sessuali moderni, sia le prostaglandine, sia il Sildenafil (Viagra), si sono dimostrati ottimi farmaci, sempre con i limiti sopraddetti. Speriamo proprio che anche questo cosiddetto “SuperViagra”, che chimicamente è un inibitore dell’enzima fosfodiesterasi-5, abbia le carte in regola.

Da “Il Gazzettino” del 24/03/2000

Una signora mi scrive alla Rubrica “Il Sessuologo risponde” una lunga lettera che riassumo:

“Ho 50 anni, ma ne dimostro molti meno, sono sposata con due figli ormai grandi. Mi è capitato di innamorarmi di un uomo molto più giovane di me con il quale ho avuto solo quattro rapporti sessuali durante la relazione con lui che è durata un anno.
Adesso lui… lo capisco… ha voluto sistemare la sua vita affettiva con una giovane donna.
Sessualmente, quelle poche volte che lo abbiamo fatto… è da 7, …mentre mio marito è da 9… ma l’Amore, le sensazioni che mi ha fatto provare col cuore, sono state… da 10. Ora è tutto finito da sei mesi, ma io ancora credo di essere innamorata, anche se non vorrei più riprendere la relazione…”

Gentile Signora,
dato che mi chiede “…che cosa mi è successo… e cosa devo fare…”, le rispondo con qualche osservazione: mi creda, il suo caso non è poi così raro; non si condanni troppo per ciò che è accaduto:
a volte, anche inconsapevolmente, andiamo in cerca delle frecce di Cupido; certo perchè non siamo completi soprattutto dal lato affettivo; o per stanchezza del rapporto; o per un comportamento sgradito del partner abituale, che purtuttavia non riusciamo a modificare; o per paura di stare soli piuttosto che male accompagnati, per problemi pratici, tipo benessere che può venire a mancare con una separazione o anche per vera e propria necessità di sopravvivenza, come mi dice essere il suo caso, non avendo un lavoro proprio ed avendo ormai 50 anni. E’ logico che dovendo o volendo rimanere col partner abituale, ma a queste condizioni e con tali stati d’animo, sia più facile che accada di innamorarsi di chi sembra possa dare amore.

Anche lui, pur essendo molto più giovane, può senz’altro essere stato sincero nel dirle che si era innamorato di Lei; e perchè no: se Lei, come mi dice, dimostra molti meno anni di quelli che ha, se Lei è sensibile come di dice e come appare dalla lunga lettera che mi ha scritto, se Lei nulla ha preteso da lui, “…tranne quello che mi dava, tranne un interessamento non solo sessuale, ma come persona, …mi chiedeva del marito, dei figli che studiano all’Università…”, anche per lui sarà stato sentimento.

Certo che poi la vita è quella che è: lui ha deciso per il proprio futuro, fatto di progettazione insieme ad una donna della sua età:… “…aveva la fidanzata lontana… me lo aveva detto…”. Ed anche Lei, da quanto mi scrive, mi sembra stia reagendo adeguatamente, cercando di ricostruire il rapporto con suo marito, e non drammatizzando l’accaduto.

Si potrebbe prendere spunto da questa storia per approfondire, in un prossimo articolo, una realtà che credo sia più tipica della donna: ella può amare un uomo che le dà un “sesso da 7”, piuttosto che un altro con “sesso da 9”. E questo, che io ho sentito da diverse donne, dovrebbe sfatare, o comunque ridimensionare l’idea che ha spesso l’uomo tradito, che crede che l’amante, …a letto, merita un voto superiore al suo, e di questo, soprattutto, soffre.

Da “Il Gazzettino” del 17/03/2000

Ho scritto ancora, tempo addietro, che per i disturbi sessuali, maschili e femminili, gli uomini credono di più all’efficacia dei farmaci mentre le donne all’aspetto psicologico, sia come causa dei disturbi, sia come rimedio.

In realtà hanno ragione entrambi: nella stragrande maggioranza dei casi il disturbo sessuale, in entrambi i sessi, ha origine mista, sia organica, sia psicologica e la “cura” deve anch’essa essere duplice.

Molte le telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Sessuologo risponde” di uomini che chiedono notizie del “SuperViagra” o di altri prodotti ad effetto simile.

Chiariamo subito che l’armamentario terapeutico utile, efficace in molti casi, prescrivibile in Italia, per i disturbi erettivi – che sono tra i disturbi sessuali dell’uomo quelli più gravi nel senso di mortificare la gioia della vita psico-fisica nell’uomo e nella coppia – è composto soprattutto dalle “prostaglandine” con iniezioni “in loco” intracavernose, ed il “Sildenafil” (Viagra).

Le prime facilitano l’afflusso di sangue ai corpi cavernosi del pene, permettendone l’erezione; il Sildenafil agisce con lo stesso meccanismo agendo su alcuni specifici enzimi.

Sono dei “farmaci” nel senso più specifico del termine. Vanno dati a chi realmente ne ha bisogno, prescritti da un medico esperto e perfezionato in discipline andrologiche e sessuologiche. Hanno le loro controindicazioni: per le “prostaglandine” bisogna stare attenti soprattutto ad alcune patologie specifiche dell’organo maschile; per il Sildenafil ad alcune patologie cardiocircolatorie, principalmente angina pectoris o postumi di infarto del miocardio, specie se si è in cura con nitrati o nitriti, ed inoltre alcune malattie dell’occhio.

Tra i farmaci in via di sperimentazione, già abbastanza avanzata, c’è il cosiddetto “SuperViagra”, farmaco con meccanismo d’azione simile al Viagra, ma più selettivo, che agisce cioè solo su alcuni enzimi specifici dei corpi cavernosi del pene; basterà quindi, per fare effetto, un minore dosaggio, ed avrà anche minori controindicazioni ed effetti collaterali.

Un altro farmaco studiato e già in avanzata fase di sperimentazione, e che sembra proprio dare ottimi risultati, è l'”apomorfina”. Ha un meccanismo di azione molto diverso, sia dalle prostaglandine, sia dal Sildenafil. Agisce non direttamente a livello periferico dei corpi cavernosi del pene, ma a livello centrale, sul cervello, aumentando un neurotrasmettitore, la “dopamina”, che stimola il desiderio sessuale e quindi, indirettamente, provoca l’erezione. Già si sanno le dosi utilizzate dagli studi di sperimentazione, dai 2 ai 6 milligrammi. Già si sa che si deve sciogliere sotto la lingua e che l’assorbimento e quindi anche l’effetto sono rapidi, 15 minuti circa.

Oltre che negli Stati Uniti, anche in Italia sono molto attivi i Centri di Sperimentazione di Milano, Napoli, Pisa. Dovrebbe andare in commercio, in Italia, agli inizi del prossimo anno.

L’Andrologia sta facendo, come si vede, degli enormi passi avanti; purtuttavia, esistono attualmente leggi obsolete che ne vorrebbero negare l’autonomia come specializzazione medica, con la conseguenza di sofismi bizantineggianti e con Soloni legulei che disquisiscono se l’Andrologia e la Sessuologia siano “perfezionamenti” che non si possono pubblicizzare; che vuol dire soprattutto portare a conoscenza del pubblico e di chi soffre, che esistono dei medici esperti nel settore. Mentre se fossero considerate “specializzazioni”, che in Italia però non esistono, allora l’informazione potrebbe essere anche fatta. Comunque, di tali problemi, l’attuale Presidente della Società Italiana di Andrologia, della quale io sono socio, ha parlato recentemente col Dirigente generale del Ministero della Sanità.

I tempi sono cambiati, l’impatto sociale e le sofferenze fisiche e psichiche che provocano i disturbi sessuali, nessuno li può più negare e la percentuale di chi soffre di tali disturbi è elevata. Si spera che anche le leggi evolvano e che seguano i bisogni legittimi e concreti delle persone.

Da “Il Gazzettino” del 10/03/2000

Per essere ligio alla “par condicio”, avendo parlato la settimana scorsa della sessualità in menopausa, eccomi a parlare del corrispettivo maschile: della sessualità, cioè, dell’uomo sui 50/60 anni, epoca della menopausa per la donna. Non si può, negli uomini, parlare di “andropausa”, e ciò non per motivi… maschilistici, ma perché, in effetti, mentre per la donna, con la menopausa, avviene la cessazione dell’ovulazione e quindi delle mestruazioni ed “un calo a picco” dei suoi due ormoni sessuali, estrogeno e progesterone, per l’uomo questo non avviene. La spermatogenesi, nell’uomo, e quindi la sua capacità di procreare diminuisce, ma non cessa praticamente mai; ed anche il suo ormone sessuale, il testosterone, diminuisce ma non cala mai a picco, specie se egli continua la sua attività sessuale. Ma queste differenze biologiche poco interferiscono, o poco dovrebbero interferire, sulla “sessualità” di entrambi i sessi.

La donna, per il “calo a picco” dei suoi ormoni sessuali, soprattutto per i disagi che a lei comporta il calo dell’estrogeno sulla lubrificazione vaginale e sul trofismo dei tessuti dell’apparato sessuale, dovrebbe – se ciò le è possibile dopo visita specialistica ed esami accurati – poter accedere ad una terapia sostitutiva ormonale.

L’uomo, anche se il suo assetto ormonale per ciò che attiene al sesso è più favorevole rispetto alla donna, anch’egli può avere, ad una certa età, alcuni possibili disagi sessuali; anche perché l’uomo tende ad essere meno saggio delle donne, con stili di vita più stressanti, con abuso spesso di cibo, alcoolici e fumo, ed inoltre non tende a dare valore alla prevenzione di disturbi andrologici.

Ma esistono, sempre per ciò che attiene alla sessualità, sia nell’uomo che nella donna, importantissimi aspetti psicologici di carattere individuale e condizionamenti sociali, culturali ed ambientali, che possono alimentare l’interesse sessuale, o all’incontrario farlo perdere, specie ad una certa età. Un ambiente socialmente e culturalmente stimolante facilita il proseguimento, anche fino a tarda età, del desiderio e delle opportunità di espressioni della sessualità. Ma proprio in questo aspetto, soprattutto un tempo, le donne erano sfavorite; oggi tendono a recuperare, ad essere anch’esse stimolate a “restar giovani”, anche in ambito sessuale. Certo, l’uomo ha più della donna il fascino del potere; la donna ha più dell’uomo il potere della bellezza e della giovinezza. Sono cose che non si possono negare, che esistono ancora oggi, sebbene con l’evolversi e l’omologarsi dei costumi oggi questi aspetti tendono ad attenuarsi.

Da “Il Gazzettino” del 04/03/2000

Sono stato invitato, l’altra sera, ad una riunione dell’Associazione femminile “Non ti scordar di… Te” , a Padova.

Io ho trattato l’aspetto della Sessualità in Menopausa. Parola quest’ultima che evocava, nella maggior parte delle persone e specie di basso livello socio-culturale, una condizione, per la donna, di rapido declino e poi fine della sua sessualità; della quale comunque era sconveniente anche solo il parlarne.

Ed invece, in realtà, oggi, per il progresso delle conoscenze mediche e nella fattispecie per la possibilità di terapie ormonali sostitutive, ma anche per una apertura ai problemi sessuologici al di là di schemi moralistici del passato, la parola “Menopausa”, a livello di cessazione, di fine, vuole e deve significare null’altro che la cessazione delle mestruazioni.

Per il resto, la menopausa o climaterio, è un periodo di assestamento della vita della donna ad un cambiamento ormonale. Cambiamenti ai quali la donna si è abituata in tutto il corso della sua vita, e molto di più di noi maschi. Basti pensare ai cambiamenti puberali che, oltre allo sviluppo degli organi sessuali primari e secondari come noi maschi, le donne iniziano ad avere le mestruazioni, manifestazione eclatante, visibile, periodica, che accompagna la donna per circa quarant’anni. Ed ogni mese, anzi ogni giorno, per la donna, c’è un “cambiamento” del suo assetto ormonale; la prima metà del ciclo mestruale è differente dal lato ormonale ed anche psicologico, per molte donne, dalla seconda metà del ciclo, da dopo cioè che è avvenuta l’ovulazione e fino alla mestruazione seguente. O alla gravidanza, con forti cambiamenti anch’essi ormonali, fisici, psichici. E poi, verso i cinquant’anni, altro “cambiamento”, con la fine delle mestruazioni. La donna è abituata, è programmata per i cambiamenti.

Ma la sessualità è un’altra cosa: è questione di temperamento, di fantasia, di gioia di vivere; e di incontro con un partner che ti faccia battere il cuore, ed il resto poi viene, in maniera diversa una volta dall’altra, che risente anche delle fasi diverse della vita che abbiamo sopra enunciate, ma che è sempre possibile che accada, a qualsiasi età.