Mi sembra interessante trattare in questa Rubrica due telefonate pervenutemi tramite il Servizio del Gazzettino “Il Sessuologo risponde”.

Una è di una giovane signora che mi dice di avere una relazione con incontri saltuari da quasi un anno con un uomo anch’egli sposato. Mi dice che questi ha con lei sempre e soltanto rapporti di masturbazione ed orali. L’uomo giustifica questo dicendole che così facendo gli sembra di non tradire completamente il vincolo matrimoniale di entrambi, mentre il rapporto sessuale completo sarebbe più coinvolgente e quindi “tradimento completo”.

Quasi simile il discorso di una ragazza: con un giovane appena conosciuto in ferie si lasciò andare a rapporti orali. Era in crisi con l’uomo che fino a due mesi prima diceva di amare e di voler fare con lui una vita insieme.

Come ho già detto direttamente alle interessate, io credo che questi comportamenti, al di là di ogni aspetto morale che ognuno è libero di valutare personalmente, siano comunque da considerare come veri e propri rapporti sessuali; credo che, specie i rapporti orali, siano da considerarsi più intimi e più coinvolgenti ancora di un normale rapporto sessuale. Credo poi che il considerarlo un “mezzo tradimento” sia solo un sentirsi “per metà a posto” con la coscienza o che nasconda delle paure o delle insicurezze, e con tale ultimo aspetto si entra nel vivo della materia sessuologica; la giustificazione dell’uomo potrebbe nascondere in lui la paura del rapporto completo: alcuni uomini, infatti, soprattutto per ansia situazionale o da prestazione, hanno un calo dell’erezione al momento della penetrazione e non durante i cosiddetti preliminari o con rapporti alternativi; ed anche alcune donne possono avere delle difficoltà nel rapporto completo, tipo scarsa lubrificazione e quindi rapporto doloroso; esse quindi si concedono più facilmente in rapporti alternativi.

Ci può essere anche paura di malattie sessualmente trasmesse col rapporto completo non protetto o mal protetto, o paura di procreazione indesiderata.

Sulle malattie sessualmente trasmissibili c’è scarsa o errata informazione, in quanto è da considerare che, sebbene in misura minore, queste sono possibili anche con i rapporti orali; tanto è vero che le “professioniste del sesso” impongono ai clienti il preservativo anche nei rapporti orali.

Per la paura di gravidanza anche il preservativo ha margini di rischio; se si vuole avere la massima sicurezza altro non c’è che la pillola anticoncezionale o l’astensione dai rapporti completi.

Egregio dottor Mercuri, “sono una ragazza di 29 anni, ho avuto alcuni ragazzi con i quali ho fatto l’amore. Con l’ultimo, da circa un anno, mi trovo bene, ma mi irrita perché spesso insiste che io debbo avere l'”orgasmo simultaneo”. Mi dice: io cerco di durare a lungo e mi costa anche concentrazione, cerca di venire anche tu contemporaneamente a me. Io sono molto seccata di queste sue pretese e mi accorgo che mi sto bloccando, anche perché una volta mi ha detto che le precedenti sue fidanzate erano riuscite”.

Cara signorina,

Le dò ragione. Può senz’altro dar fastidio sentirsi obbligate, quando si fa l’amore, a dare o a ricevere o a rispondere in un determinato modo. Ma ciò che è maggiormente irritante è sentirsi paragonare, in peggio, a precedenti esperienze con altre ragazze.

Per ciò che riguarda poi l’orgasmo femminile, questo è variabile non solo da donna a donna, ma anche nella stessa donna di volta in volta. Variabile nei tempi necessari perché avvenga, nei modi, nell’intensità, nel numero. Il fatto della “simultaneità”, deve considerarsi un aspetto secondario. Può qualche volta, per caso, avvenire, succedere, ma è meglio non ricercarlo, perché intanto fa perdere spontaneità al rapporto e poi è da dire che l’orgasmo avviene perché ad un certo punto del piacere ci si lascia andare, ci si perde in un momento quasi magico e quindi in quei momenti non si è vigili, non ci si accorge quasi più dell’altro. Se ci si preoccupa dell’orgasmo proprio o dell’altro, esso può anche svanire e ciò accade spesso alle donne.

L’unica cosa buona che fa il suo ragazzo è che cerca di durare parecchio. Non dovrebbe però rinfacciarLe che ciò gli costa concentrazione, anche se ciò può essere vero nel senso che alcuni uomini debbono controllarsi per non avere una eiaculazione troppo rapida.

L’uomo, se vuole far partecipare appieno la sua compagna, deve soprattutto saper creare una situazione erotica e rilassata nella quale ci si trovi entrambi bene, ed in tale situazione psicofisica cercare di fare parecchi preliminari, indispensabili soprattutto nella donna; il resto del rapporto sarà allora di volta in volta variabile ma sempre appagante per entrambi.

Da “Il Gazzettino” del 21/09/2000

Ricevo una lettera che riporto nei punti più significativi.

“Gentile dottor Mercuri, sono una ragazza di 28 anni. Non riesco più a innamorarmi… dopo tre mesi sono già stufa… in realtà questo mi succede da qualche anno, dopo un amore finito, per il quale ho tanto sofferto… mi ha lasciata lui, ma in realtà la storia dopo tre anni non funzionava più…”.

Gentile signorina,

il non riuscire ad innamorarsi il più delle volte nasconde la paura di innamorarsi; ed è questo un problema per molte persone, specie donne.

La prima età in cui si assiste alla nascita di questo bellissimo sentimento è quella dell’adolescenza, sotto la spinta di fattori soprattutto ormonali che portano evidenti cambiamenti fisici e psicologici e per una maggior frequentazione di ambienti esterni alla famiglia. L’innamoramento necessita di due elementi: uno interno che riguarda noi stessi, il nostro io, ed uno esterno che consiste nel trovare la persona adatta a noi, che presenti cioè quelle caratteristiche per le quali ci sentiamo attratti e che risentono delle nostre motivazioni inconsce. Il non riuscire ad innamorarsi può essere legato al timore inconscio di crescere, di dover abbandonare l’infanzia, vissuta come protezione o anche alla paura di affrontare alcune difficoltà di relazionarsi nella coppia e dell’impegno di mantenere la relazione stessa che può presentare delle obbiettive difficoltà.

Molti hanno timore di ri-innamorarsi, specie se sono stati lasciati dal partner, paura che questo si riverifichi e quindi di soffrire ancora. Ma, passato un certo periodo di tempo, variabile da persona a persona, rielaborata l’esperienza dolorosa, riesaminati con obbiettività i motivi della separazione, se le proprie capacità relazionali sono normali, allora sarà naturale che ci si innamori nuovamente.

Al di là delle paure consce o inconsce che, come detto, molto spesso sottendono alla incapacità di innamorarsi, alcune persone hanno quasi una ossessività di perfezionismo, nel senso che attendono “l’anima gemella”, il compagno perfetto, “il principe azzurro”. In tali casi c’è un aspetto di personalità con scarsa attinenza alla realtà per quella che è; ma anche questo aspetto, a ben guardare, è pur sempre legato a una paura, quella di sbagliare a scegliere; non ci si mette quindi in gioco, si preferisce aspettare… spesso troppo a lungo.

Da “Il Gazzettino” del 09/09/2000

“Egregio dottore, da quando avevo 16 anni ho notato che qualcosa in me non funzionava bene dal lato sessuale… o psicologico, non so. Ero timidissimo; in realtà negli approcci ero anche forse simpatico, o fortunato, non so, temevo però sempre di dover arrivare al dunque con le ragazze e a quel punto mi sentivo non idoneo, non sicuro, non pronto.
Ho fatto il servizio militare e poi ho ripreso gli studi e sto quasi per laurearmi. La timidezza mi è quasi scomparsa, ma credo perché mi sono rassegnato… Non ho ancora avuto alcuna esperienza sessuale proprio perché anche adesso mi fermo al corteggiamento, ai baci, e poi… scappo via. Ho normale desiderio sessuale e mi piacciono le ragazze. Non so se augurarmi che mi passi anche questo perché, stando così le cose, soffro troppo. Tre anni fa ho preso coraggio e ne ho parlato al mio medico di famiglia. Mi ha fatto fare una visita da un medico specialista urologo, il quale mi ha detto che sono a posto e mi ha suggerito uno psicologo. Andai diverse volte dallo psicologo, per circa sei mesi, ma… gran parlare e nessun risultato.
Ultimamente il mio medico mi disse che potrei provare il Viagra… ma se a 25 anni devo arrivare a tanto… meglio rassegnarsi!”

La lettera meriterebbe una lunga ed articolata risposta.

Intanto Le dico che non deve rassegnarsi un bel niente. E’ giovane, ha una normale e sana voglia di ragazze. Sicuramente non avrà nulla dal lato organico, come Le ha detto il medico specialista urologo, ma io Le consiglio di consultare un medico andrologo.

Fino al 1993 la Andrologia era legata, in alcune Università, alla specializzazione in Urologia; attualmente è legata, sempre in alcune Università, alla specializzazione in Endocrinologia; inoltre, ultimamente, sono stati istituiti da alcune Università, dei Corsi di Perfezionamento in Andrologia, e prossimamente sarà istituita una specializzazione autonoma in Andrologia.

Tali aspetti normativi sono utili a conoscersi per sapere a chi rivolgersi, specie oggi che la Andrologia ha assunto una rilevante importanza, sia per i progressi diagnostici e sia per le ultime scoperte terapeutiche.

Bisogna, in Medicina, arrivare sempre ad una diagnosi corretta. Se la Sua diagnosi, come credo da quanto mi scrive, sarà “ansia da prestazione” e cioè non organica, ma psicologica, allora Lei si dovrà rivolgere ad un Sessuologo.

Il Sessuologo potrà essere o uno Psicologo, purché sia anche psicoterapeuta ed esperto in problematiche sessuali, e quindi non un semplice psicologo, oppure un Medico con le stesse caratteristiche, di essere cioè uno psicoterapeuta esperto in problematiche sessuali. Io propendo per questa seconda figura professionale, che il Sessuologo sia un medico, e non perché io sono tale, ma perché un medico può dare anche qualche farmaco, che può servire anche quando le cause sono psicologiche, anche perché nella maggior parte dei casi le cause sono, in varie proporzioni, sia organiche che psicologiche.

Spero di averLe dato delle utili informazioni.

Da “Il Gazzettino” del 02/09/2000

Rispondo a due lettere.

Una è di un signore di 80 anni di Bassano. Mi chiede se la masturbazione, con la quale raggiunge l’orgasmo aiutandosi con fantasie e ricordi di quando era giovane, possa provocare danno alla salute e fino a che età questa attività sessuale può sussistere. Mi dice che ha letto tanto tempo fa “Fisiologia del piacere” del Mantegazza e mi chiede se i concetti ivi espressi sono superati dalle conoscenze odierne.

Rispondo: se la masturbazione, come ogni altra attività sessuale, non è forzata né da farmaci, né da ossessività o compulsività psichica, essa non è considerata oggi dannosa; Paolo Mantegazza ha scritto il suo libro “Fisiologia del Piacere” nel 1877.

Ho scritto varie volte sulla masturbazione ed anche ultimamente due lunedì fa, sempre su questa rubrica.

L’altra lettera, molto umana e con molti risvolti psicologici e dubbi morali da parte del marito, è di una giovane signora di 31 anni.

In sintesi la signora mi dice che vorrebbe un figlio che “tarda” ad arrivare. Fatti i dovuti accertamenti è risultato che… “io sono normale, mentre il marito ha un varicocele di terzo grado al testicolo sinistro che probabilmente costituisce la causa prima dell’astenospermia che gli è stata riscontrata dal medico urologo, il quale gli ha consigliato di operarsi.”.

Il punto è che il marito non vuol sentire di farsi operare, sia perché dice che non c’è la certezza che l’intervento risolva il suo problema, sia perché il figlio non rappresenterebbe più “un dono di Dio”, ma sarebbe “intervento della medicina”.

Rispondo con qualche osservazione: bisognerebbe intanto sapere da quanto cercate di avere un bambino; ed anche l’età di Suo marito.

Per ciò che sono i dubbi di Suo marito, non mi sento di essere d’accordo con lui.

E’ ormai accertato che una delle cause patologiche principali della sterilità, per ciò che riguarda l’uomo, è appunto il varicocele. L’operazione non è, di regola, né difficoltosa né pericolosa. L’esito, come sempre in medicina, non può essere ovviamente garantito, ma è molto probabile che ci sia un netto miglioramento dello spermiogramma, specie se il soggetto è giovane e se sarà seguito dal lato clinico-seminologico da un medico andrologo.

Anche sotto il profilo filosofico-religioso non sono d’accordo con Suo marito: credo che Iddio dia “i suoi doni” più facilmente a chi li sa apprezzare e si può senz’altro fare qualche sacrificio per cercare di ottenerli.

Da “Il Gazzettino” del 22/08/2000

Una giovane signora mi scrive:

“Gentile dottore, non ho mai raggiunto l’orgasmo con mio marito. Non ho mai praticato l’autoerotismo. Io voglio bene a mio marito, mi piace fare l’amore con lui, è stato il mio unico uomo, abbiamo due bambini. Sono cresciuta in una famiglia molto religiosa ed anch’io lo sono, anche se non molto praticante. Ho parlato del mio problema con uno psicologo il quale mi ha detto che è tutta colpa dell’educazione religiosa che ho “assorbito” in famiglia. Non so cosa fare: può essere questo?”

Gentile signora, io non sono un teologo; sono un medico che si interessa di problemi sessuali. Come tale devo essere laico e libero. Per quel che so, l’educazione cristiana ha come punto saldo e fermo che il sesso è peccato se inteso al di fuori della famiglia. Il “peccato” del piacere del sesso si riscatta col matrimonio e con la paternità ricercata dal marito e la conseguente maternità ricercata dalla moglie. Il sesso fatto in quest’ambito di matrimonio, anche se dà piacere sessuale non è più peccato. In tutti gli altri casi è peccato.

Questo sicuramente avrà voluto intendere lo psicologo al quale Lei si è rivolta. Il fatto che Lei sia sposata, quindi ha un matrimonio consacrato dalla Chiesa, non ha però fatto il miracolo di farLe provare il piacere sessuale o, meglio, il massimo di questo che è l’orgasmo.

Ovviamente non è facile passare da un piacere considerato peccato, ad un piacere considerato lecito, solo perché il sacramento del matrimonio gliene dà il permesso.

Altro non so dirLe su questa linea. Ma ben altro, da un punto di vista medico e psicologico, è la sessualità. Deve esserci, per godere pienamente il sesso, una buona salute generale, un buon equilibrio psico-emotivo, una gioia di vivere, senza troppi condizionamenti sociali o assurdi sensi di colpa che bloccano la normale e naturale espressione del piacere sessuale e dell’orgasmo. Deve essere compito di un medico esperto di sessuologia, indagare prima di tutto sull’aspetto medico e poi sull’aspetto psicologico per cercare di rimuovere i blocchi che si sono formati per varie cause, anche educative sbagliate o obsolete e non più attuali.

Mi scrive una signora, mamma di una giovane donna di 32 anni. La figlia, sposata da un anno e che aspetta un bambino, le ha confessato di non amare suo marito, perché ancora innamorata del precedente uomo col quale aveva avuto una storia importante.

La relazione precedente viene descritta come coinvolgente, completa, sia sessualmente che emotivamente, vero Amore, insomma. E’ finita per volontà della figlia, in quanto “amore impossibile” essendo questo uomo già sposato e non sentendosi egli “…e neanche mia figlia…” di “…rovinare una famiglia”.

Il matrimonio, con un buon ragazzo della sua età, è avvenuto circa un anno dopo – “a me sembravano tanto innamorati… invece…”.

La lettera merita qualche riflessione. Intanto dovrei sentire la figlia, diretta interessata.

Sapere molto di più sulla precedente relazione. Sapere molto di più, soprattutto, della spinta a sposarsi appena un anno dopo con questo “bravo giovane”. “Bravo” solo per la mamma o anche per la figlia? Ed in che cosa e perché? E il padre esiste o no, è come è vissuto o è stato vissuto dalla figlia? E la ragazza è autonoma o dipendente, e non parlo solo dal lato economico o lavorativo, ma dal lato emotivo e psicologico.

Tutte queste mie domande, che come psicoterapeuta sono abituato a fare, sono necessarie per capire le motivazioni di un matrimonio evidentemente senza Amore o solo con l’illusione dell’Amore.

Forse è un bisogno di dipendenza affettiva, una paura di stare da soli per un periodo adeguato a “metabolizzare il lutto” per un amore voluto troncare perché ritenuto “impossibile”.

Gentile dott.Mercuri,
seguo sempre la sua Rubrica e ricordo che ha parlato ancora del desiderio sessuale. Le espongo il mio problema: ho 34 anni, sposata, due figli, lavoro, amo mio marito. Prima del matrimonio avevo tanto desiderio ed anche per questo mi sono sposata molto giovane, ma da diversi anni ormai non ho più voglia di fare l’amore. Non posso però sempre rifiutarmi, ed allora lo facciamo in media una volta al mese, ma mi creda se fosse per me… Mi dia qualche consiglio… Esiste qualche farmaco?

Gentile Signora,

il desiderio sessuale è la prima importantissima fase di tutto il seguito. Se non c’è il desiderio (libido) non ci sarà, o sarà stentata e molto difficile, né la seconda fase (eccitamento) né la terza fase (orgasmo). Ed è quello che mi dice capita a Lei: si mette a far l’amore senza voglia, solo perché pensa di doverlo fare… Magari anche spera che l’appetito venga mangiando ma poi non Le succede.

Si potrebbero dire tante cose ma lo spazio è tiranno: veda intanto, con un bravo medico esperto in sessuologia, di fare una indagine ormonale, perché a volte una carenza degli ormoni sessuali può avere la sua importanza, esistendo una sinergia tra tali ormoni ed alcuni neuro trasmettitori deputati al piacere sessuale primo tra tutti la dopamina. Mi dice che assume la pillola anticoncezionale: si potrebbe provare a cambiarne il tipo.

Si stanno sperimentando farmaci che potrebbero facilitare il desiderio (apomorfina, dopaminergici, ossitocina) ma all’attuale non ce ne sono, di farmaci afrodisiaci.

Ma io credo proprio che sul desiderio sessuale, specie su quello femminile, la parte maggiore spetti a fattori psicologici e relazionali: mi dice di amare suo marito, e questo è positivo; ma mi dice di essere spesso stanca e stressata dal lavoro fuori casa e dai figli e dal peso della famiglia, e questo non è positivo. Si organizzi e si prenda del tempo anche per se stessa, e cerchi di essere più rilassata.

Esistono, ma si devono ricercare, alcuni elementi complici favorevoli del desiderio: sono la capacità e la volontà della coppia, di sorprendersi, di continuare a sedursi, di ridere, di divertirsi; ed inoltre di non arrendersi alla routine, e di avere e di mantenere un immaginario sessuale privato o condiviso, che è il carburante più consono all’accendersi del desiderio.

Da “Il Gazzettino” del 03/08/2000

Un sacerdote intelligente, mio conoscente da anni, mi ferma e si complimenta con quanto scrivo da anni nella mia Rubrica del Gazzettino “…anche se l’argomento è scottante…”. Mi chiede se posso spiegare la differenza tra polluzione e masturbazione. Mi dice:

“…la polluzione a volte dà dei sensi di colpa ai giovani… capisco la masturbazione, che è un atto volontario…”.

Gli anticipo quale sarà la mia risposta e gli prometto che ne scriverò.

La polluzione è l’involontaria emissione di liquido seminale, durante la notte, accompagnata di solito da sogni erotici e da sensazioni di piacere. E’ semplicemente assurdo e sbagliato avere sensi di colpa per la polluzione, ma dire questo non serve a niente a chi ha questo problema psicologico. Non bisogna instillare nei giovani il concetto che il piacere sessuale è peccato: questo è il punto. I peccati sono ben altri!!

Quindi non si tratta di far “guarire” chi ha questi complessi, quanto di prevenirli con una sana e laica educazione sessuale.

La masturbazione è, invece, la soddisfazione di un istinto sessuale, da soli. Da soli o per mancanza di partner, o anche se si ha il partner ma ogni tanto si sente il bisogno di soddisfarsi da soli.

Anche questa, la masturbazione, non deve essere considerata peccato, non deve essere vietata. Ho scritto varie volte che, oltre ad essere normale e naturale, può essere anche terapeutica in alcuni disturbi sessuali, sia femminili (difficoltà a raggiungere l’orgasmo), che maschili (eiaculazione precoce), ovviamente assieme e nel contesto di una psicoterapia specifica sessuologica.

Voglio precisare che la mia risposta è quella di un medico sessuologo, necessariamente laico e libero da specifiche ideologie e condizionamenti.

Ad ognuno il suo mestiere, ma sono convinto che la Sessuologia deve essere intesa, oggi, con criterio medico-psicologico, che tenga conto dei progressi della scienza e l’educazione sessuale deve dare tranquillità e gioia alla vita.

Ci vediamo il 23 agosto.