Da “Il Gazzettino” del 03/06/2000

Proprio oggi, a Venezia, mi ferma in Calle un signore che non conosco.

Mi dice che segue “sempre” sul Gazzettino la mia Rubrica di Sessuologia che apprezza soprattutto “per la chiarezza e il coraggio di trattare argomenti così delicati”. Mi fa, insomma, i complimenti.

Mi chiede se in un prossimo articolo posso dire “con chiarezza” se l’eiaculazione precoce e la difficoltà di orgasmo delle donne sono malattie, perché, egli mi dice, …”secondo me non lo sono…”.

Entrambi questi problemi sessuologici, li ho trattati più volte. Ho detto che l’eiaculazione precoce è il più frequente disturbo maschile e la difficoltà di orgasmo è il più frequente disturbo femminile.

Possono considerarsi “malattie” o “disturbi” o “normalità” a seconda dei casi e di alcuni parametri.

Per malattia si intende qualcosa di patologico e di evolutivo: da una malattia o si guarisce o si peggiora. L’eiaculazione precoce può essere “malattia”, ad esempio in certe affezioni dell’uretra o della prostata o in alcuni stati patologici neuro-psichiatrici.

L’Anorgasmia femminile può essere “malattia” ad esempio se c’è una patologia ginecologica o ormonale, o se c’è una patologia neuro-psichiatrica.

Ma nella maggioranza dei casi, sia l’Eiaculazione precoce, sia l’Anorgasmia femminile non sono malattie nel senso sopra specificato. Sono “disturbi” nel senso soprattutto che “disturbano” il “rapporto di coppia”. Data la loro frequenza, l’Eiaculazione precoce nei giovani rasenta il 50% e così anche l’Anorgasmia nella donna, specie quella coitale, possono essere statisticamente considerati “nella norma”, quindi in questo senso “normalità”.

Ma a nessuno, credo, di quelli che soffrono di questo odioso disturbo, interessa sentirsi dire che sono “statisticamente normali”. E’ un disturbo che si deve curare e oggi, nella maggioranza dei casi, ci si riesce. Le terapie, ovviamente saranno in base alla diagnosi, cioè alle cause. Il più delle volte le terapie saranno di tipo sessuologico, cioè psicoterapia sessuale, che è una psicoterapia particolare, di tipo cognitivo-comportamentale, associata ad “esercizi” o “compiti a casa”, da fare da soli o in coppia.

Altre volte, specie per le forme a causa organica, si dovranno dare dei farmaci, unitamente, quasi sempre, ad una terapia sessuologica come detto sopra.

Da “Il Gazzettino” del 29/05/2000

Sono appena tornato da un Congresso di Andrologia, tenutosi ad Arezzo, di tutti noi Soci della Società Italiana di Andrologia.

E’ stato il I° Congresso dedicato alla “prevenzione” in Andrologia. Reputo molto interessante riferirne ai lettori della mia “Rubrica” di Sessuologia, perché, come detto tante volte, la Sessuologia medica, che studia diagnostica e cura i disturbi ed i comportamenti dell’uomo e della donna su base prevalentemente funzionale, è molto legata, per ciò che attiene agli uomini, all'”Andrologia” che studia diagnostica e cura i disturbi sessuali e procreativi dell’uomo, su base prevalentemente organica. Ma le cause sono quasi sempre miste, organiche e funzionali, quindi andrologiche e sessuologiche insieme.

Nel prossimo articolo, se non dovrò rispondere a specifici quesiti dei lettori, sempre graditi, porterò degli esempi di casi clinici in cui si vede chiaro il nesso tra disturbi andrologici e sessuologici oltre che, per questi ultimi, il nesso con problemi psicologici e relazionali di coppia.

Dunque, a questo primo Congresso di “prevenzione” in Andrologia, al quale ha dato il suo pieno appoggio il nuovo Ministro della Sanità, medico di grande valore, prof. Veronesi, si è parlato soprattutto di due aspetti. Il primo è quello di fondare una Scuola di Specializzazione autonoma in Andrologia, della durata di cinque anni, dopo la Laurea in Medicina. Specializzazione autonoma, cioè non più legata come “indirizzo andrologico” alla specializzazione in Endocrinologia, o annessa come ” Servizio o Modulo di Andrologia” presso i Reparti di Urologia di alcuni grossi Ospedali.

In verità, per una decina di anni, fino al 1993, c’è stata la specializzazione in Andrologia, in alcune Università, prima e prestigiosa tra tutte quella di Pisa diretta dal Prof. Menchini – Fabris.

Attualmente ci sono solo dei Corsi di Perfezionamento Universitario in Andrologia, che presuppongono nei medici che vogliono accedervi e conseguire il titolo, già delle conoscenze e competenze urologiche, internistiche, endocrinologiche, neurologiche, sessuologiche, psicologiche.

Nella Specializzazione autonoma che si istituirà, tutte queste competenze saranno insegnate nei cinque anni di specializzazione.

Altro aspetto trattato nel Congresso è quello di istituire – coinvolgendo le Regioni, che hanno per Statuto competenza e doveri in ambito di Sanità pubblica – nei “Consultori” la figura del Medico Andrologo. Il dato di fatto che, ancora oggi, questo medico non ci sia, è una lacuna e carenza gravissima, perché l’andrologo è per l’uomo quello che il ginecologo è per la donna; moltissime patologie andrologiche e sessuologiche dell’adulto potrebbero essere prevenute. I primi specialisti Andrologi ci saranno tra non meno di cinque anni; ma anche oggi ci sono, sia nelle strutture pubbliche che nel privato, medici competenti e preparati per operare nell’ambito della Andrologia, siano essi medici “perfezionati” in Andrologia, o medici specialisti in Urologia o in Endocrinologia.

Inoltre è da far presente che, sia all’attuale che in futuro, con la Specializzazione autonoma, ci sono e ci saranno degli Andrologi che, per pregressa formazione, per sapere specifico, per tendenze individuali, operano ed opereranno maggiormente nell’ambito dell’Andrologia chirurgica, o dell’Andrologia endocrinologica o dell’Andrologia legata maggiormente alla Sessuologia ed agli aspetti psicologici e relazionali.

Da “Il Gazzettino” del 16/05/2000

I nemici dell’orgasmo – ma direi anche di tutte le fasi del rapporto sessuale che sono il desiderio, l’eccitazione, la durata del rapporto, l’orgasmo – sono: il dovere, la competitività, la noia.

Il dovere può essere quello di doverlo fare, quasi un obbligo: succede, ad esempio, quando non lo si fa per un certo tempo e ci si sente quasi obbligati, o prima di una separazione, per qualche tempo, o subito dopo.

Anche dovere può essere quello di sentirsi obbligati a dare l’orgasmo (soprattutto da parte dell’uomo), o avere l’orgasmo (soprattutto da parte delle donne). Il dovere, insomma, non fa rima col piacere, almeno in campo sessuale.

La competitività è dannosa, sia quella con se stessi, sia quella col partner, specie immaginando che il partner, con altri, abbia provato maggior piacere. Ogni paragone deve essere evitato, …a meno che, in alcuni casi, non ci sia voglia eccitare con le “fantasie”.

La noia: è semplicemente mortale; la curiosità, le novità, il sorprendere, il variare, sono gli ingredienti necessari ad ogni tipo di eccitazione umana.

Anche i vari “Manuali del sesso”, che spiegano tutte le “posizioni”, possono essere sterili e noiosi; specie se non siano legati ad una cultura, ad una filosofia, quasi ad una “spiritualità” del sesso, tipo i grandi manuali erotici del passato, dal Kamasutra indiano alle “Istruzioni segrete della camera di Giada cinese”.

Indicativa, per spiegare la sterilità erotica di posizioni variate a tutti i costi, la seguente riflessione: nonostante non sia “tecnicamente” la migliore, la posizione classica del “Missionario”, rimane la preferita presso moltissime culture. E’ perchè ci si può, più agevolmente che in altre, guardare negli occhi, baciare, parlare guidati dall’espressione uno dell’altro e trovare quindi più facilmente l’armonia con il partner.

Da “Il Gazzettino” del 11/05/2000

Nel mio precedente articolo di risposte ad un lettore, ho detto che nel rapporto sessuale è auspicabile, è da fare in modo, comunque, che la soddisfazione sia reciproca – anche se non simultanea.

Diciamo innanzi tutto che, per “soddisfazione” sessuale dovrebbe intendersi “l’orgasmo”. Ma ciò è più vero per l’uomo che per la donna, mi spiego: l’uomo, specie quello occidentale, è abituato a concludere sempre con l’orgasmo. Alcune tecniche però, importate dagli orientali, tipo Tantra, non sempre dicono di concludere con l’orgasmo; l’importante è il piacere durante l’atto sessuale. La donna questo lo sa, è per lei più congeniale; non sempre, infatti, la donna conclude un rapporto con l’orgasmo, e non si può dire che se questo non succede “sempre” ella sia insoddisfatta o ci rimanga male.

A mio giudizio, questa differenza per ciò che attiene l’orgasmo, tra la sessualità maschile e quella femminile, affonda la sua radice nella biologia, nella finalità alla procreazione. E ciò ha portato, nei secoli, ad un condizionamento psicologico e socio-culturale – che rimane anche oggi – che il sesso lo si fa quasi esclusivamente per “piacere” e non per procreare.

Ma, per tornare all’orgasmo, questo è molto gratificante quando succede anche alla donna; ma perché ciò accada è necessario che l’uomo attui “i preliminari” che non sono soltanto “tecniche”, ma anche un modo di porsi, di iniziare, di creare un’atmosfera rilassata ed erotica nello stesso tempo. La donna ha bisogno, più dell’uomo, di questi elementi.

Sulla “contemporaneità” dell’orgasmo, cioè di averlo nello stesso momento, questo è più che altro un mito, per vari motivi, tra i quali il più importante è, per l’orgasmo, la capacità di “abbandonarsi”, di “perdersi”, per cui, stando molto attenti ai “tempi” dell’altro, si rischia di non arrivarci. Mentre invece resta sempre valida la regola che l’uomo non dovrebbe “venire” prima della donna, cercando quindi di accorciare i tempi di lei e di allungare i suoi.

Da “Il Gazzettino” del 06/05/2000

Un signore mi scrive una lettera, tramite il Gazzettino. Per riassumerla, mi dice di avere sessant’anni, di essere sempre stato un “buon amante”, di non essersi fatto mai problemi di “durata del rapporto” e che le donne che ha avuto “in gioventù, ormai sono nonno”, non gli hanno mai “creato problemi e neanche loro avevano problemi” “…oggi si parla troppo di sesso”. Finisce dicendo che “il mondo moderno ha complicato tutto”.

Rispondo: “il mondo moderno” è la nostra realtà, volenti o nolenti. Sul fatto che abbia complicato tutto, non mi pare. In fatto di sesso, al di là di alcune esagerazioni o esasperazioni, o miti ancora da sfatare, il mondo moderno è senz’altro migliore. Migliore soprattutto per la donna, che faticosamente si è liberata abbastanza dei tabù impostile da una educazione sessuofobica a cui in passato era sottomessa.

Chiaramente ciò ha portato la donna ad una coscienza della sua sessualità. E, pur essendo in lei, il sesso, ancora molto legato ai sentimenti, anch’essa oggi si interroga sul suo desiderio sessuale, sulle sue risposte fisiologiche a questo eccitamento ed al suo acme, che è l’orgasmo. Questo, senz’altro, può comportare qualche problema sessuale in più all’uomo. Egli deve imparare a fare l’amore non solo secondo la sua natura, secondo il suo istinto; deve sapere che la donna ha bisogno di parecchi preliminari, e di un tempo sufficiente di “durata” del rapporto. Ho già detto tante volte che, secondo natura, la maggior parte degli uomini sono programmati per “durare” circa due minuti, mentre per la maggior parte delle donne ce ne vogliono circa quindici. Perciò, in un rapporto sessuale che esiti in reciproca, anche se non simultanea soddisfazione, si deve “apprendere” a far sì che questo succeda, a riuscire cioè ad allungare i tempi per l’uomo e ad accorciare, con adeguati preliminari, quelli per la donna.

Oggi, nonostante ancora ci sia una certa resistenza da parte di alcune fasce moralistiche e conservatrici, di Sessuologia si parla; ed i mezzi di informazione, riviste, giornali, radiotelevisione hanno spesso dei Consulenti validi, qualificati, scientificamente preparati, che fanno informazione, sforzandosi di essere chiari, parlando con un linguaggio comprensibile anche dai non addetti ai lavori.

La divulgazione scientifica, l’informazione, è sempre benemerita, auspicabile. Certo bisogna saper scegliere i programmi da guardare, le Rubriche da leggere; ma oggi una maggiore e più diffusa cultura globale nella popolazione, dovrebbe favorire ciò.

Quindi, caro lettore, sia lieto di vivere oggi in un mondo più aperto, più libero, anche se le sembra che le donne “…siano oggi più complicate e creino perciò problemi agli uomini”. Ciò è soprattutto perché ieri, specie sul sesso, le donne tacevano o fingevano.

Da “Il Gazzettino” del 14/04/2000

Mi vengono a consultare due genitori di un ragazzo omosessuale. Il padre è un artista spesso assente da casa, la madre è una professoressa di lettere. E’ l’unico loro figlio, ha 24 anni e studia legge. Vogliono da me sapere…

“…qualcosa di più di quello che abbiamo già letto… ma soprattutto il perché… A volte ce ne facciamo una colpa… secondo Freud non avrebbe superato il complesso di Edipo… Io per il mio lavoro sono stato abbastanza assente e mia moglie è molto legata al ragazzo anche adesso…”.

Dico loro parecchie cose sulla omosessualità, ma soprattutto che non devono colpevolizzarsi a causa di questa bizzarra teoria freudiana che dà, tra l’altro, una spiegazione esclusivamente psicologica dell’omosessualità: sarebbe uno stato patologico dovuto ad un arresto di sviluppo psicologico per l’incapacità del bambino di staccarsi dall’intenso legame erotico con la madre, a causa di una possessività di questa ed anche di una debolezza o “assenza” affettiva del genitore maschio; l’inverso avverrebbe per le bambine, con gli stessi effetti.

“…Ma omosessuali allora, dottore, si nasce?”

Per molti secoli, almeno nella tradizione cristiano-ebraica-musulmana, si è dato sempre un disvalore morale alla omosessualità e si è pensato che omosessuali si diventi, o che sia una scelta, un peccato, una perversione. Dalla psichiatria era considerata una malattia, fino ad una trentina di anni fa. L’omosessualità oggi non è più considerata nulla di tutto questo. Da inchieste condotte in molte parti del mondo, negli ultimi sessant’anni, gli omosessuali maschi si attestano intorno al 5% e le omosessuali femmine, attorno al 3%. E’ quindi poco probabile che genitori “iperprotettivi” o “assenti”, o scelte personali, o fattori socio-culturali, diano risultati così percentualmente stabili ed omogenei. E se in alcune parti del mondo, di solito grandi metropoli o in certi contesti socio-culturali, gli omosessuali sembrano molti di più, questo è soprattutto perché in luoghi più tolleranti essi si concentrano ed escono allo scoperto.

Altro dato di fatto che dà valore a quanto sopra detto è che l’orientamento omosessuale si manifesta molto presto, già nella primissima infanzia e questo ricordo è frequentissimo in quasi tutti gli omosessuali.

E’ da dire quindi che l’ipotesi alla quale oggi si sta lavorando di più, è quella di una predisposizione genetica. Sempre da statistiche risulta che circa il 25% dei fratelli di gay sono gay e che il gemello omozigote, (cioè con lo stesso identico patrimonio genetico) ha circa il 50% di probabilità di essere pure lui omosessuale. E questi numeri sono sicuramente troppo alti per essere spiegati soltanto da un ambiente o da esperienze simili, e tra l’altro molti casi di gemelli, esaminati da tali studi, erano stati allevati separatamente.

Comunque, sull’omosessualità ci sarebbe tanto altro da dire e mi riprometto di ritornare ancora sull’argomento.

Da “Il Gazzettino” del 07/04/2000

…”Dottore, mia moglie mi ha tradito, ma non sono dispiaciuto…”.

All’inizio del colloquio credevo trattarsi di un caso di C… contento. Invece, proseguendo la conversazione…

“…Perché mi ha tradito con una donna, con la sua e mia migliore amica, una bella donna che piace anche a me; mi ha confessato che c’è andata a letto e che le è piaciuto molto…”.

Mi dice che adesso lui è più eccitato, quando fanno all’amore, pensando a ciò che ha fatto sua moglie. Mi chiede infine se è “depravato” lui o la moglie.

Un un moralista risponderebbe subito che sono depravati entrambi; ma io, al di là di come la posso pensare personalmente, devo rispondere come medico sessuologo.

Per definire il comportamento sessuale della moglie, è da dire che tra l’eterosessualità (amore per l’altro sesso) e l’omosessualità (amore per il proprio sesso), possono esistere gradi intermedi che si definiscono come “bisessuali”. Anche nell’uomo più virile e nella donna più femminile vi è una doppia sessualità, come scrive lo psicoanalista Georg Groddeck, discepolo di Freud, in “Il doppio sesso dell’essere umano”. E ciò perché ognuno di noi conserva tracce di un’ambivalenza originaria: quella sessualità indifferenziata, maschile e femminile, che caratterizza i primi anni di vita di ogni individuo.

Dell’argomento tratta romanzo di Bruna Bianchi “Il sesso degli Angeli” ed il film “Peccato che sia femmina” di Josiane Balasko. Da un punto di vista psicologico, la storia del triangolo suscita minor gelosia in lui se lei lo tradisce con un’altra, ma è meglio non sottovalutare la rivale. Ed ancora è da dire che, a livello di fantasia, l’uomo può sentirsi eccitato perché è solo lui il maschio, con la sua paranoia di onnipotenza virile non su una donna, ma addirittura su due; ma in realtà, anche se non sempre la relazione sessuale tra due donne coincide con l’amore, è in ogni caso l’espressione di un eros dalla qualità emotiva esclusivamente femminile, nella quale l’uomo c’entra ben poco.

Da “Il Gazzettino” del 02/04/2000

Tra le telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde” di quest’ultimo lunedì, c’è quella di una signora:

“Dottore, ho letto che nell’ambito dei disturbi sessuali siamo alla pari con voi uomini, ma sono sicura che noi donne ce ne facciamo meno problemi. E poi vorrei chiederle, mi scusi se la domanda appare stupida, chi prova più piacere, in un rapporto sessuale, l’uomo o la donna?…”

E qui mi è d’obbligo scomodare la mitologia: un giorno Giove e Giunone chiesero a Tiresia, che aveva il dono della profezia e che era stato sia uomo che donna, chi dei due sessi provasse più piacere. E Tiresia rispose: “Nove parti la donna ed una parte l’uomo.” Giunone si adirò per questa risposta a tal punto da accecare Tiresia. Ma perché si arrabbiò tanto, Giunone? Non poteva essere contenta di questa superiorità nel piacere sessuale rispetto all’uomo? Credo che Giunone avrebbe avuto la stessa reazione anche se Tiresia avesse detto l’opposto.

La realtà è che per le donne il piacere, l’orgasmo, è un “loro” segreto; l’orgasmo è il “loro” orgasmo; l’uomo, questo loro segreto lo deve saper scoprire; il loro orgasmo è diverso da tutti quelli delle altre donne. E’ un mistero, che deve rimanere tale. E mistero in realtà il più delle volte rimane anche perché segni visibili esterni, specifici, non ce ne sono, e alcuni segni possono essere simulati al punto tale che anche l’uomo più esperto può non accorgersene. Ma purtuttavia, la maggior parte delle donne, se l’uomo non capisce se lei ha avuto o no l’orgasmo, e se per giunta è tanto sciocco da chiederglielo, esse si irritano e pensano di non essere state capite; sia contento se capisce che lei lo ha avuto, e basta; e se pensa che non lo ha avuto, sia più bravo la prossima volta.

Così sono le donne: in parte hanno ragione, in parte no.

Hanno ragione perché realmente esse sono molto più diverse tra loro di quanto lo siano gli uomini. E questo sia dal lato psicosessuale, sia dal lato fisico. Ci sono alcune che hanno sensibilità sessuale più marcata in certe parti o organi della loro sessualità.

Anche anatomicamente sono molto diverse tra loro per ciò che attiene lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, dei genitali esterni, degli organi erettili specificamente deputati al piacere sessuale, clitoride e punto “G”; comunque con differenze molto più marcate che noi uomini.

E poi anche dal lato psichico sono molto diverse tra loro: alcune molto mutevoli, variabili, anche in relazione alla loro variabilità ormonale; altre più stabili, meno imprevedibili. Ma quasi tutte amano essere misteriose, ed è questa la loro arma segreta.

Dove non hanno ragione è nel dare tutta la colpa – più raramente il merito – a noi uomini. Dovrebbero anche loro capire ed accettare di più la nostra diversità da loro: il nostro essere più vulnerabili per motivi psico-fisici nella fase dell’eccitazione (erezione) e nella durata della stessa, capire il nostro timore che può diventare ansia da prestazione di poter fare “brutta figura”, anche perché la nostra brutta figura è visibilissima.

E poi dovrebbero più spesso chiedere anche cosa a loro piace di più, come e dove vogliono essere toccate, accarezzate perché – proprio perché consce e gelose della loro diversità – dovrebbero capire che anche se un uomo ha avuto esperienze con diverse donne, purtuttavia loro sono… diverse.

Da “Il Gazzettino” del 31/03/2000

Al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde”, una signora giovane mi chiede:

“…hanno più problemi sessuali gli uomini o noi donne? …Io personalmente credo che siano gli uomini ad avere la fissa sul sesso, io personalmente non mi faccio problemi…”

Rispondo: credo che i problemi sessuali o disturbi sessuali, siano equamente ripartiti tra i due sessi. Ho detto tante volte che in ordine di frequenza gli uomini soffrono di eiaculazione precoce e disturbi erettivi: i giovani più di eiaculazione precoce, i meno giovani di disturbi erettivi. Da specificare, cosa molto importante, che un uomo di media-avanzata età che lamenta eiaculazione precoce, massimamente se questa non viene dichiarata “da sempre”, potrebbe avere un deficit erettivo; teme di poter perdere l’erezione se fa durare il rapporto a lungo e quindi… “si sbriga”. E’ ovvio che in tali casi la cura privilegerà il Disturbo erettivo. Nel giovane invece, con eiaculazione precoce semplice e genuina, verrà proposta una terapia specifica per tale disturbo.

Nelle donne, sempre in ordine di frequenza, i disturbi sono la difficoltà a raggiungere l’orgasmo o la frigidità vera e propria. La frigidità assoluta è comunque molto rara; a volte si confonde con una “avversione” o con una “fobia sessuale”.

Entrambi i sessi poi, hanno una patologia, oggi in aumento, che è la diminuzione, fino alla completa assenza, del desiderio sessuale.

Ancora, sia le donne, sia gli uomini, possono soffrire di “dyspareunia” o coito doloroso: questo disturbo è comunque più nelle donne e può arrivare al “vaginismo”, di vario grado.

C’è poi un altro disturbo, raro negli uomini e frequente nelle donne, che è l’orgasmo ritardato o impossibile. Nell’uomo si chiama anche “eiaculazione ritardata” o “impossibile”, che è appunto un disturbo raro, mentre l’opposto, l’eiaculazione precoce, abbiamo detto che è il più frequente disturbo sessuale maschile.

Nella donna l’orgasmo ritardato è un po’ la regola, specie per l’orgasmo coitale, mentre “l’orgasmo impossibile “, nella donna, si chiama “anorgasmia” ed è il corrispettivo, nell’uomo, della eiaculazione impossibile.

Abbiamo detto sempre, e giova ribadirlo, che questi disturbi sessuali, sia dell’uomo che della donna, devono essere diagnosticati e curati da un medico esperto in Sessuologia. Medico, perché i disturbi sessuali hanno sempre una etiopatogenesi, una causa cioè, mista, psico-somatica, sebbene, caso per caso e a seconda dei vari disturbi enumerati, in percentuale psichica o fisica variabile.

Le terapie dovranno sempre seguire la diagnosi corretta, posta dal Medico con l’anamnesi, l’esame obiettivo, alcune analisi di laboratorio.

Da “Il Gazzettino” del 27/03/2000

A proposito del Super-Viagra, notizia cui faceva cenno giovedì scorso l’articolo a firma della dottoressa Daniela Boresi, giornalista responsabile della pagina della Salute del Gazzettino, e per il quale sono stato anch’io intervistato, vorrei fare qualche ulteriore riflessione.

Intanto attendiamo fiduciosi l’esito delle sperimentazioni, che sono a buon punto. Io sono rimasto in contatto con l’Università di Pisa e di Firenze, dove mi sono perfezionato rispettivamente in Sessuologia ed in Andrologia, e dove si sta sperimentando appunto il cosiddetto “Super-Viagra”: ne darà perciò tempestivamente notizia da questa Rubrica settimanale.

Per intanto qualche riflessione, credo utile sotto vari profili, non ultimi quelli etici.

Personalmente non considero nulla di male e nulla di aberrante sul concetto che la Medicina debba non solo curare le malattie vere e proprie (suo compito primario), ma anche migliorare la “qualità della vita” degli individui.

Dal lato sessuologico, una prestazione sessuale scadente, sufficiente appena per procreare, ma priva di slancio, di ardore, di sufficiente durata, non può essere fonte di soddisfazione per entrambi i partner.

Certo un tempo, quando la donna era timorosa di far peccato se ricercava il piacere dall’atto sessuale, con pregiudizi tipo “…non lo fo’ per amor mio, …ma per dare un figlio a Dio…”; e quando sempre la donna temeva di poter fare magari il dodicesimo o il quindicesimo figlio con un atto sessuale, dato che non c’era la pillola anticoncezionale e l’aborto era illegale e quando avveniva, di nascosto, era fatto in condizioni igieniche malsane ed in condizioni psicologiche da omicidio premeditato; certo, a quel tempo, ed anche oggi in certi contesti culturali e sociali, non c’era per essa, donna, la ricerca del piacere sessuale e tantomeno dell’orgasmo, più o meno simultaneo.

Ma oggi, pur a volte con una certa esagerazione ed esasperazione in senso opposto, la donna esige o perlomeno si aspetta la sua gratificazione da un rapporto sessuale.

Ma ecco che oggi si presentano alcuni problemi: vuoi per i motivi psicologici-sociali detti sopra, e durati per secoli e secoli, vuoi per una diversa fisiologia della donna rispetto all’uomo, succede che si evidenzia, ad esempio, molto frequentemente, una sfasatura dei tempi; nel senso che, mentre mediamente la donna impiega 10-15 minuti per poter raggiungere l’orgasmo, l’uomo ne impiega 2-3. Ed allora i mugugni, i raffreddamenti fino agli allontanamenti, perlomeno sessuali, di entrambi i partner. La donna rileva – magari senza esternarlo – che il suo uomo a letto vale poco o niente; e l’uomo esterna- o anch’egli magari lo pensa senza dirlo – un giudizio di frigidità sulla sua donna.

Ed allora appare evidente che ogni presidio terapeutico (psicoterapico o farmacologico che sia), purchè serio, prescritto da un medico esperto, preparato ed aggiornato sugli aspetti fisiologici, psicologici o patologici della sessualità maschile e femminile, debba essere preso in seria considerazione; ma sempre con il rispetto dovuto ad un presidio terapeutico, ad un farmaco. Come per ogni farmaco, sarà da considerare la “necessità” di darlo (e valuterà il medico se questa esiste) e la “possibilità” di darlo, valutando le eventuali controindicazioni. Per quanto riguarda i farmaci sessuali moderni, sia le prostaglandine, sia il Sildenafil (Viagra), si sono dimostrati ottimi farmaci, sempre con i limiti sopraddetti. Speriamo proprio che anche questo cosiddetto “SuperViagra”, che chimicamente è un inibitore dell’enzima fosfodiesterasi-5, abbia le carte in regola.