Da “Il Gazzettino” del 21/01/2000

Un lettore del Gazzettino mi scrive:

“Il 5/11/99 sono stato sottoposto ad agobiopsia prostatica ecoguidata per un’indagine di controllo. Mi rendo conto che ho 73 anni, ma fino al suddetto giorno non ho mai avuto difficoltà di erezione nel rapporto sessuale. Sono trascorsi quasi due mesi e il problema persiste. Se può succedere che, specie ad una certa età, una biopsia alla prostata provochi ciò, perché nessun medico mi aveva messo al corrente?”

Il lettore, che si dichiara “assiduo lettore del Gazzettino”, si firma e mi prega di rispondergli nella rubrica di Sessuologia.

Gentile lettore,

vorrei intanto rassicurarLa dicendoLe che la agobiopsia prostatica ecoguidata, se eseguita a regola d’arte, non dovrebbe ledere alcun organo, in particolare nervi o vasi importanti per l’erezione.

Non so, dato che Lei mi parla di un’indagine di controllo, quale patologia prostatica Lei avesse avuto o abbia. E’ sempre indispensabile per un Medico, avere tutta la documentazione, e soprattutto potere visitare direttamente il paziente prima di esprimere un qualsiasi giudizio clinico o medico-legale.

Ma due considerazioni si possono senz’altro fare.

All’età di 73 ani si può ancora funzionare bene sessualmente; ma ogni patologia che tocchi la sfera sessuale, quindi qualsiasi patologia urologica, ma anche vascolare o dismetabolica, o qualsiasi evento stressante o anche una semplice paura o preoccupazione – e tale può essere stata l’indagine del nostro lettore – può influire negativamente sulla sessualità e soprattutto sulla fase erettiva del rapporto sessuale. E di ciò correva l’obbligo di informarLa, di tranquillizzarLa, di sostenerLa: e ciò sarebbe specifico compito compito del Medico sessuologo.

La seconda considerazione si lega alla prima: è sempre da far presente a chi di dovere e cioè ad Organi legislativi, Ministero della Sanità ed Ordine dei Medici, l’importanza oggi assunta dall’Andrologia e dalla Sessuologia e ciò deve avvenire non solo da parte di noi Medici, ma anche dei cittadini tutti, perlomeno quelli interessati a queste problematiche. E’ opportuno a tal proposito ricordare che l’Andrologia è quella parte della scienza medica che studia e cura i disturbi della sfera sessuale maschile su base prevalentemente organica; mentre la Sessuologia studia e cura i disturbi sessuali maschili e femminili su base prevalentemente psicologica.

Si devono superare, abbandonare, sofismi legulei tipo il disquisire se l’Andrologia è un “perfezionamento”, piuttosto che una “specializzazione autonoma”; e così anche per la Sessuologia. Si deve andare al cuore dei problemi: solo così la Legge si riappropria della sua importanza e della sua essenza; la Legge è fatta dagli uomini per gli uomini, per un vivere associato in uno Stato di Diritto; fatta ed applicata con buonsenso e giustizia; pronta ad essere modificata con l’evolversi delle esigenze e dei tempi.

Per concludere e per ciò che attiene al nostro specifico campo, è da lottare affinché ci possa essere un’espansione, sia nella Medicina pubblica che in quella privata, delle scienze andrologiche-sessuologiche; e ciò per alleviare il dolore di tanti che soffrono per le loro disfunzioni, che possono rovinare l’esistenza al pari di altre malattie.

Da “Il Gazzettino” del 03/01/2000

E’ il primo lunedì del 2000, si è ancora in periodo festivo, goduto volontariamente o involontariamente – o sofferto – più o meno da tutti.

Perché da alcuni “sofferto”?

Me ne dà lo spunto una lettera della mia Rubrica sul Gazzettino, “Il Sessuologo risponde”.

Mi scrive un giovane Lettore:

“Ho tanto amato ed amo ancora una ragazza… mi sono da poco laureato e da pochi mesi ho il lavoro… Ho spinto tanto la mia ragazza, in questi tre anni in cui siamo stati insieme, a laurearsi, l’ho aiutata negli esami, l’ho motivata dato che lei voleva interrompere gli studi; da pochi mesi mi ha lasciato, ha detto che non prova più per me Amore, ma “mi vuol bene” ed ha per me “riconoscenza” per tutto quello che ho fatto per lei. Adesso lei è andata in ferie con i suoi amici… io mi sento solo, ancora più solo e triste durante queste feste… Ho capito che lei è una ragazza che ama divertirsi, io avevo progettato una vita in comune con lei…”

In realtà le feste fanno sentire più soli e più tristi coloro che già sono soli e tristi. Ciò capita anche perché si hanno delle aspettative esagerate dalle feste come se obbligatoriamente ci si dovesse divertire o amarsi di più o ci dovesse essere un cambiamento in meglio della vita. Ma la vita, al di là di un fine d’anno o di un millennio, è sempre cambiamento, in meglio o in peggio non si sa.

Anche nel caso del giovane lettore che adesso si sente morire per un amore finito, e soprattutto per una programmazione di vita assieme alla sua ragazza andata delusa, …chissà… Pur augurandogli che la sua fidanzata possa tornare ad essere “innamorata” di lui, io in realtà non credo che questo possa avvenire. Molti confondono le fasi dell’innamoramento fatto di un tumulto di sentimenti, di ormoni, di mediatori chimici attivati tutti, (ne ho ancora parlato in questa Rubrica), con la fase dell’Amore stabile, fatto di progettazione, di vita in comune, di speranze, che per molti si estendono agli eventuali frutti del loro Amore; e la vita degli uomini si perpetua soprattutto per questo. Ma ci sono alcuni, al di là della confusione che fanno tra l’innamoramento e l’Amore, che considerano bella, eccitante solo la fase dell’innamoramento, o ai quali addirittura fa paura la seconda fase, quella dell’Amore stabile.

Sono profonde, connaturate con ognuno di noi, queste sensazioni, questi modi di essere.

L’intelligente giovane che mi ha scritto può, anzi deve, sperare di incontrare – e non è detto che sia in questo periodo solo perché è festivo, anzi, dato che lui è triste è difficilissimo che ciò accada – una ragazza che sia più simile a lui; una ragazza che non solo si “innamori” ma che sia anche matura o, meglio, caratterialmente portata ad un Amore stabile; portata per una vita come il lettore mi dice di concepire lui, cioè fatta di amore reciproco, ma anche di progettazione in comune: di vita lavorativa, di impegno ed anche di sacrificio. E questo tipo di vita, se i due sono affiatati, compatibili, simili, non sembrerà monotona; e non farà rimpiangere la “festa” intesa nell’accezione più vasta del termine: euforia, godimento, stordimento.

Se uno dei due è fatto così e l’altro no, è impossibile, tra i due, un Amore stabile.

Da “Il Gazzettino” del 14/01/2000

Lunedì u.s. un lettore del Gazzettino mi telefona al Servizio “Il Sessuologo risponde”, ponendomi il suo problema di mancanza di eiaculazione.

Mi sovviene di averne parlato in questa Rubrica, credo circa un anno fa.

E’ un disturbo raro, mentre l’opposto, l’eiaculazione precoce, è molto frequente.

Si chiama eiaculazione “ritardata” quando il tempo per arrivare alla eiaculazione è molto lungo, più di venti minuti, anche se l’individuo vuole averla in un tempo più breve. Oppure è detta “impossibile” quando, nonostante la lunga durata del rapporto, l’eiaculazione non avviene.

Le cause di questo disturbo, come d’altronde di tutti i disturbi sessuali maschili o femminili, possono essere o organiche, o psicologiche, o entrambe, in proporzioni variabili.

Nel caso del disturbo di cui trattiamo, ci possono essere, facenti parte delle cause organiche, quelle chirurgiche, per patologie, di solito gravi, di interventi alla prostata o in genere all’apparato urinario. Altre cause organiche possono essere considerate quelle iatrogene, dovute cioè ad alcuni farmaci, specie psicofarmaci ed antidepressivi. Ancora tra le cause organiche metterei anche la ripetizione dell’atto sessuale a breve intervallo: se un individuo cioè ha due o tre, o più rapporti sessuali consecutivi, è chiaro che l’ultimo rapporto potrà non avere eiaculazione.

Ma, a parte queste poche e facilmente evidenziabili cause organiche, l’eiaculazione ritardata o impossibile ha cause psicologiche. Cause psicologiche che possono essere il più spesso la incapacità di abbandonarsi all’orgasmo, con conseguente eiaculazione. Oppure paure più profonde, di perdere cioè i confini del proprio Io; o paure inconsce.

Nei casi più frequenti e meno gravi, la terapia sessuologica potrà essere di tipo psicoterapico, cognitivo-comportamentale; nei casi più seri e complessi, la psicoterapia sessuologica dovrà essere più approfondita negli aspetti interpretativi, psicodinamici-psicoanalitici.

Anche alcuni farmaci possono essere di aiuto; c’è sempre, nei disturbi sessuologici, anche in quelli a prevalente o esclusiva causa psicologica, un aspetto psico-somatico, che può trarre quindi giovamento da una integrazione terapeutica, psicologica (psicoterapia) e farmacologica, che può servire per accelerare e facilitare i tempi dello “sblocco” del disturbo.

Da “Il Gazzettino” del 25/12/1999

Una lettrice del Gazzettino mi scrive una intelligente e garbata lettera in merito a quanto da me scritto nella Rubrica di Sessuologia del lunedì 13/12.

“Egregio dottore, credo proprio che sia vero quanto Lei afferma, che cioè la maggior parte di noi donne è scettica o titubante o nettamente contraria all’uso di possibili farmaci che agiscono sulla sfera sessuale… per ciò che mi riguarda è proprio così e lo è anche per la maggior parte delle mie amiche. Ho fatto una piccola inchiesta… abbiamo tutte sui 35-40 anni. E’ vero, noi donne crediamo nell’Amore e siamo convinte che se qualcosa non va nel rapporto sessuale è perché qualcosa non va in noi stesse o nel rapporto affettivo di coppia… Per voi uomini è diverso…”.

Cara Signora,

da un lato mi fa piacere che Lei, su se stessa e sulle sue amiche abbia constatato come vero quanto da me scritto, cioè che la maggioranza delle donne pensa che l’unico vero afrodisiaco sia l’Amore e l’intesa di coppia; da un altro lato però, voglio ribadire e completare un po’, dandomene Lei l’opportunità, il mio pensiero al proposito.

Intanto vorrei dirLe che anche per gli uomini l’Amore è importante per il sesso, anche se non sempre, e non per tutti, indispensabile.

Ma, a parte ciò, io, in questa mia Rubrica di Sessuologia, devo parlare in qualità di “Medico” sessuologo e dal medico va… chi sta male e deve quindi curarsi, cioè “fare una terapia”. Terapia che a volte potrà essere una psicoterapia specifica e mirata al disturbo sessuale, altre volte dovrà essere integrata con qualche farmaco.

Sull’Amore come “terapia” o come “farmaco”, qualche rapido pensiero, frutto di osservazione e di esperienza, ovviamente professionale : l’Amore spesso giova al sesso, e ciò specie nelle donne; a volte può disturbarlo. Non può essere considerata una “terapia” perché non basta volerla fare; succede che accada, e basta. Non è un “farmaco” perché …non lo passa la “mutua”, non lo si può comprare , non è prescrivibile dal medico. E poi, spesso, più che un farmaco sembra una malattia, con degli strani sintomi; alcuni la prendono una sola volta nella vita, per altri è recidivante e non dà mai immunità. Non esistono farmaci per curarla, né vaccini per prevenirla. E’ una malattia della quale non bisogna mai avere paura, anzi augurarsi di prenderla spesso.

E l’Amore col sesso cosa c’entra? Si può rispondere “poco o niente”, oppure “tantissimo”. Sono comunque parenti, strani parenti: uno nobile e spirituale, l’altro vitale, allegro, sanguigno. Stanno bene insieme, se non litigano; è meglio che si sposino tra loro o perlomeno che convivano. Auguri!

Da “Il Gazzettino” del 17/12/1999

Ricevo una lettera molto umana e molto triste da una signora di 50 anni che mi prega di darle una risposta attraverso la mia Rubrica sul Gazzettino.

In sintesi, a questa signora quattro anni fa, per una patologia che lo richiedeva, le sono state asportate le ovaie e l’utero.

“Mi è stata istituita terapia sostitutiva ormonale, fisicamente mi sento bene, ma non provo più piacere all’atto sessuale, fingo l’orgasmo, temo di perdere il marito se glielo dico; spesse volte penso che era meglio se mi avessero lasciata morire, piuttosto di vivere una qualità di vita scadente… mi dia un consiglio almeno Lei…”.

Gentile Signora,

intanto cerchi di valutare meno drammaticamente il problema che la affligge. Io sono un medico psicoterapeuta e sessuologo e quindi ben so quanto i problemi, i disagi, i disturbi sessuologici, possano influire su tutta la nostra psiche e quindi sui nostri pensieri e comportamenti; purtuttavia La invito a considerare alcuni importanti aspetti.

Lei ha 50 anni ed a questa età la maggior parte delle donne va in menopausa, fisiologicamente. La terapia sostitutiva, se si può fare (ed il più delle volte si può fare), fa superare bene, sia dal lato fisico che psichico, tale periodo di passaggio, di assestamento della donna. Naturalmente la terapia ormonale va adattata, va corretta, va eventualmente cambiata, ma ha spesso bisogno di un supporto psicoterapico, quando se ne ha bisogno e non si trova un sostegno psicologico positivo in famiglia, o sul lavoro, o con gli amici.

Seconda considerazione: molte donne, menopausa o non menopausa, non hanno l’orgasmo sempre e comunque, ed alcune non ce l’hanno mai.

Oggi parecchie donne che hanno questo problema, cercano di curarsi e, come ho detto in diversi miei articoli, esistono buone probabilità di riuscita. E’ da dire però che sono di solito donne giovani, all’inizio o quasi della loro vita sessuale, molto motivate alla risoluzione del problema.

Il fingere l’orgasmo: anche di questo ho parlato diverso tempo fa in questa Rubrica. In linea di massima non si dovrebbe fingere, anche perché così si può uscire allo scoperto e cercare di curarsi il disturbo coinvolgendo se del caso anche il partner, sempre che questi sia sensibile al problema, motivato anch’esso e non liquidi la donna con frasi tipo…: ” è frigida, …è affar suo, …io sono a posto…”. Esistono anche questi tipi di uomini, ed allora la donna “finge” e magari contemporaneamente cerca di curarsi il disturbo. Se guarisce da esso non avrà più bisogno di fingere; se non guarisce continuerà a fingere, o si stuferà di farlo ed allora potrebbero esserci crisi col partner, ma non è detto che ci siano obbligatoriamente se l’uomo è sensibile e comprensivo; anzi, a volte ciò può risolvere il problema.

Per ultimo le dico: non pensi mai che …”era meglio se mi avessero lasciata morire…”. Anche perché, dopo morti, …forse… non si può fare neanche più sesso.

Da “Il Gazzettino” del 13/11/1999

Ho avuto modo di constare un aspetto del modo di vivere la sessualità di parecchie donne che mi hanno espresso il loro punto di vista al Servizio del Gazzettino “il Sessuologo risponde”, oppure direttamente nel mio studio.

Il problema: la maggior parte delle donne si dispiace e alcune di loro si lamentano se il loro uomo non funziona o funziona male, per assenza di voglia, disturbi erettivi, eiaculazione precoce; esse, purtuttavia, mal tollerano che quest’uomo assuma dei farmaci per curarsi il disturbo. Magari qualche seduta di psicoterapia la accettano, ma quando poi si dovesse passare a delle cure mediche, molte di loro oppongono delle resistenze. Alcune sono scettiche sull’esito, altre sembra quasi si offendano se il loro uomo deve funzionare con dei farmaci, perché esse vogliono essere le uniche… medicine per lui.

Ho potuto inoltre notare che molte donne sono scettiche su terapie che potrebbero aiutarle nei loro disturbi sessuali, principalmente nell’assenza di desiderio oppure nella anorgasmia.

Anche qui esse pensano esclusivamente alla causa patologica, oppure pensano di non amare più con passione il loro uomo, oppure che questi non le sappia “accendere” per poi… incendiarle.

C’è molto di poetico in tale loro interpretazione ed anche qualcosa di vero.

La realtà è che moltissime donne non concepiscono come la sessualità possa funzionare anche senza l’Amore, e quindi pensano che solo se c’è l’Amore… c’è tutto il resto. La donna, più dell’uomo, è attratta da tutto ciò che è psicologico, sentimento, irrazionalità.

Ma la moderna Sessuologia, e per ciò che specificamente si riferisce all’uomo, l’Andrologia, hanno dimostrato che l’esprimersi normale di una sessualità è anche, e soprattutto, una questione medica: di salute generale, di assetto ormonale, di normalità neurologica, di assenza di disturbi circolatori del distretto vascolare specifico.

Ecco perché non bisogna guardare con scetticismo, ma con fiducia, alle moderne indagini diagnostiche e alle moderne terapie.

Da “Il Gazzettino” del 11/12/1999

Già la settimana scorsa avrei voluto scrivere sulla questione riportata da tutti i mezzi di informazione e cioè sul divieto all’uso del preservativo secondo i dettami della Chiesa cattolica.

Diciamo subito e chiaramente che il “non usate il preservativo” va completato con il “siate casti”.

Io non critico assolutamente tali concetti e tali direttive per i cattolici praticanti che vogliono e riescono senza nevrosi a praticare la castità. Anzi, sono contento perché, per loro, non ci saranno pericoli di gravidanze indesiderate né di malattie sessuali.

Non si pone neanche, per loro, il “problema preservativo” a meno che essi non vogliano usarlo per masturbarsi; ma che dico, anche questo è vietato dalla Chiesa e quindi il problema non si pone proprio.

Io non faccio sicuramente parte di tali eletti, ma onestamente mi chiedo quanti giovani oggi, in quale percentuale, restino casti e puri prima del matrimonio e quanti, da sposati, facciano sesso solo per procreare.

Come Medico, inoltre, rimango sconcertato al pensiero che alcuni giovani potrebbero, interpretando superficialmente il dettato “non usate il preservativo”, avere dei rapporti sessuali, magari occasionali, non protetti, sia per il rischio di gravidanze indesiderate, sia per le malattie sessualmente trasmissibili.

Io, tempo addietro, ho scritto altre due volte, su questa Rubrica, del preservativo. Ho parlato della “obbligatorietà” di esso durante le cosiddette “ferie erotiche” o turismo sessuale che altro non sono che una delle tante forme di prostituzione. Ho detto, al di là di ogni aspetto morale, che la prostituzione in ogni sua forma con l’obbligo del preservativo che essa comporta, non sono il massimo dell’erotismo e dell’espressione del rapporto sessuale.

Auspicabile invece è sempre un rapporto di coppia stabile, con reciproca fedeltà e rispetto, ove non si avranno timori di contrarre o di trasmettere malattie sessuali e quindi il preservativo non è necessario. Inoltre, se non si vogliono rischiare gravidanze, il migliore e il più sicuro anticoncezionale è la “pillola” e non il preservativo.

Da “Il Gazzettino” del 02/12/1999

Questa settimana ho ricevuto, tramite “Il Gazzettino”, una garbata lettera da una Lettrice che mi prega di risponderle attraverso la mia rubrica di Sessuologia.

La lettera è penosa e, per riassumerla, è di una signora di 62 anni, con molti acciacchi fisici, che ha un marito di circa 70 anni il quale abusa di vino e che quasi tutte le sere vorrebbe fare all’amore. Insiste, vorrebbe farlo anche in maniera strana, si arrabbia se la moglie si rifiuta quando non ne ha proprio voglia.

Direi che è abbastanza frequente che la donna, ad una certa età, perda la voglia, mentre all’uomo questa rimane; è poi tutto da verificare se oltre alla “voglia” rimanga anche la “potenza”, perché, a volte, le due cose sono dissociate e ciò specie se c’è un abuso di bevande alcooliche. Ed è penoso vedere in anziani alcoolisti, spesso impotenti spesso con deliri assurdi di gelosia, come essi colpevolizzino la moglie della loro impotenza, diventando a volte violenti e brutali.

Eppure l’amore a volte finisce così, nella tarda età. L’alcool, se c’è abuso, diventa una tossicodipendenza con risvolti psichiatrici e con rovine familiari. Uno-due bicchieri di vino, ai pasti, fanno di solito bene, all’umore ed al sesso, ma per alcune personalità predisposte e di solito fragili, è facile scivolare nell’abuso con le conseguenze sopraddette.

Ma anche al di fuori dell’alcoolismo è da dire che se non c’è rispetto dell’altro, delicatezza e sensibilità d’animo, il sesso, che una delle cose più belle della vita, diventa una brutalità e, per chi lo subisce senza gradirlo, un incubo, un tormento.

Quindi, tutta la mia comprensione per la gentile Lettrice del Gazzettino che mi ha scritto, con l’augurio che il marito possa capire, con le buone o con le cattive, che il sesso può essere solo “reciprocità”. Reciprocità di desiderio, di modalità frequenza dei rapporti e quindi buona sopportazione anche di periodi di astinenza sessuale, specie se motivata da malattie.

Ecco perché in una relazione di lunga durata, che non sia cioè solo una breve avventura, è necessario che ci sia il sentimento dell’Amore; parola sempre misteriosa, ma che racchiude in sé tutte le sensazioni e le sensibilità suddette.

Da “Il Gazzettino” del 19/11/1999

Nel corso di ormai due anni che tengo la Rubrica di Sessuologia col Servizio il “Medico Sessuologo risponde”, numerose sono state le telefonate ed ultimamente anche una lettera sui rapporti sessuali diciamo così “hard” per dirla in inglese.

La lettera è di una giovane signora di trent’anni che riassumo… “…Mio marito da un po’ di tempo mi chiede di provare un rapporto anale… io mi vergogno anche di chiederlo a Lei, dottore… se è una cosa normale… Siamo abbastanza liberi, i rapporti orali li ho accettati di buon grado anche perché mi sembrano normali, ma questa ultima richiesta… Alcune mie amiche mi dicono che è normale, che è anche piacevole… altre mi dicono che sono cose che se c’è l’Amore non si devono fare… mi dica Lei…”.

Io chiedo comprensione ai Lettori del Gazzettino, ma sono un Medico Sessuologo e anche il rispondere a tali quesiti è mio dovere.

Dirò subito che il “normale” e l'”anormale” non si possono tagliare con una linea netta. Dirò anche che l’Amore non c’entra con quel che si può fare o non fare a letto; anzi, è proprio l’Amore, fatto di rispetto, di fiducia, di abbandono l’uno all’altro, che nobilita e non rende squallide alcune pratiche sessuali anche spinte; sempre che si sia tra adulti consenzienti, senza alcuna prevaricazione.

La moderna Sessuologia considera oggi i rapporti anali come una normale variazione al rapporto erotico, praticata senza problemi da molte coppie. Non è pericolosa se fatta con delicatezza, con stato psicofisico rilassato da parte della donna, se questa è portata ad un livello erotico che fa sì che essa si senta non strumento ed oggetto di piacere, ma compartecipe attiva; ecco perché per molte donne anche tali rapporti possono essere fortemente piacevoli e gratificanti con un partner e spiacevoli o dolorosi con altri.

Ma perché gli uomini li chiedono? Per vari motivi. Intanto è da dire che le natiche femminili hanno da sempre rivestito un forte richiamo sessuale per l’uomo, e da ultime ricerche e statistiche sembra che anche quelle maschili rivestano un richiamo erotico per le donne. Alcuni uomini, i più gretti, pensano ai rapporti anali come pratica anticoncezionale. Altri possono avere una omosessualità latente. Altri non considerano più la vagina erotica, specie dopo la nascita di un figlio perché, nevroticamente, la associano alla riproduzione… altri perché la vagina è diventata più larga…

Diciamo subito che tali motivazioni sono o grette, o banali, o nevrotiche e quindi la donna anche solo per questo, ha buon motivo di rifiutare e di non erotizzarsi all’idea.

Altri uomini anelano a questo contatto per un desiderio di fusione totale, per una “appartenenza” ancora più completa. Beh, magari in questo caso la donna può sentirsi lusingata dal desiderio di lui, può provare, e se anche a lei piace, non c’è niente di anormale a farlo.

Ma anche se la richiesta di lui avesse realmente le radici più romantiche del mondo, questo non la obbligherebbe ad accondiscendere. Mai fare qualcosa contro la propria volontà a letto: solo se l’iniziativa di lui fa superare pregiudizi e paure e permette di scoprire un desiderio ed un piacere che è anche di lei, allora come tutte le pratiche sessuali, anche questo tipo di rapporto diventa un veicolo d’Amore.

Da “Il Gazzettino” del 13/11/1999

Avevo accennato, due settimane fa, al fenomeno emergente dei “gigolò”, o accompagnatori per donne sole.

Avevo anche detto delle differenze, a mio parere, tra la prostituzione femminile, antica quanto il mondo, e questa forma di prostituzione, i gigolò appunto, a cui accedono le donne.

Leggo ieri, sulla stampa locale di un sondaggio e di un programma in TV, andato in onda appunto ieri sera.

I sondaggi, per essere probanti devono essere fatti su un campione numeroso e variegato; in questo caso si trattava di 300 persone tra uomini e donne, Veneti, di età compresa tra i 18 e i 55 anni.

Nel corso del programma televisivo si è evidenziato che la stragrande maggioranza delle donne venete è contraria al sesso a pagamento per ragioni soprattutto morali e sanitarie. Una minoranza di donne lo accetterebbe e lo farebbe soprattutto per curiosità o per spirito d’avventura.

Il giudizio che danno le donne che non lo farebbero mai, su quelle che lo hanno fatto è soprattutto di compassione, commentando: “Poveretta, lo fa per solitudine”.

E’ emerso insomma quanto io stesso ipotizzavo nel mio articolo: è un fenomeno limitato percentualmente e vissuto dalla donna che lo agisce o da quella che giudica chi lo agisce, più come bisogno di compagnia, di tenerezza, di affetto, sebbene a pagamento, che come una pulsione, un bisogno, un istinto che va placato, come invece è, nella maggior parte dei casi, per l’uomo che va a prostitute. E’ da dire che l’uomo è da più tempo abituato al “potere” e quindi non si sente in colpa ad “acquistare” anche una donna per farci sesso. Ed anche la maggior parte degli uomini giudicano non in maniera compassionevole o fortemente disdicevole l’uomo che “si paga” una donna, specie se ciò non è fatto con il fermarsi per strada con una prostituta, ma viene fatto con modalità più eleganti e più dispendiose, tipo il passare una serata o una nottata con una “accompagnatrice” che poi, in sostanza, è la stessa cosa di un “gigolò” per donne.

Comunque, per ritornare alle donne, al di là di una maggioranza di queste che non andrebbero con i gigolò e che hanno “compassione” per chi ci va, indubbiamente il fenomeno è in crescita. Anche i locali dove bei “fusti” si spogliano, sono affollati da donne, anche giovani che si esaltano allo spettacolo. Molto di questo entusiasmo sarà anche “culturale”, nel senso di voler dimostrare… “perché solo l’uomo può andar a vedere gli spogliarelli femminili e non noi quelli maschili…”, ma indubbiamente c’è oggi un minore e comunque non obbligatorio coinvolgimento affettivo-amoroso della donna all’espletamento della sua sessualità; nel senso che, un tempo, diciamo fino a una trentina di anni fa, per la donna era quasi impensabile il poter far sesso con uno sconosciuto e per giunta pagandolo, mentre oggi non è più eccezionale tale pensiero e, sebbene ancora per una minoranza, l’agire tale trasgressione.