Da “Il Gazzettino” del 05/11/1999

Le telefonate al Servizio del Gazzettino “Il Medico Sessuologo risponde” sono sempre molto numerose e le domande sono perlopiù, da parte degli uomini sulla durata del rapporto o sui deficit erettivi, o sulle misure del pene e, da parte delle donne sulla difficoltà dell’orgasmo o sulla poca o, a volte assente, “voglia”.

Ho già parlato nella mia Rubrica di tutti questi argomenti, ma vorrei oggi riassumere un po’ su questi problemi.

L’eiaculazione precoce è il più frequente disturbo maschile. Ne soffre un buon 30% degli uomini. E’, per fortuna, un disturbo abbastanza curabile. Si usa, specie all’inizio, qualche farmaco; sempre assieme ad una psicoterapia sessuologica per l’ansia da prestazione che è la paura di “venire troppo presto” e per un modo poco rilassato e poco sicuro nello svolgimento del rapporto sessuale.

Sono inoltre importanti anche gli “esercizi” sessuologici, cioè i “compiti” da… svolgere a casa.

Per i disturbi erettivi esistono, oggi, dei farmaci efficaci; utili quasi sempre, anche in tali disturbi, sedute di psicoterapia sessuologica.

Anche per la donna con difficoltà al raggiungimento dell’orgasmo, ci sono alcuni farmaci: a volte possono servire modestissime dosi di ormoni sessuali maschili (testosterone) e femminili (estrogeni); a volte può servire il sildenafil (Viagra) o l’ossitocina per spray nasale. Queste ultime due classi di farmaci, in Italia, sono ancora in fase sperimentale, ma specie per il sildenafil con buone prospettive terapeutiche.

Ma il più delle volte, per la donna, sia per ottenerne l’orgasmo che per stimolarne la “voglia”, i fattori sono psichici: è la fantasia che va stimolata. Esistono, per aiutare la fantasia, anche dei “sussidi sessuali”: oggettistica particolare, videocassette, letture, tipi di abbigliamento, tutte cose che si possono acquistare in negozi specializzati o per corrispondenza. Ma tale “oggettistica”, per essere efficace, deve essere usata solo con il partner che piaccia e con il quale si crei un clima assieme eccitante, giocoso, e con una buona dose di umorismo.

Da “Il Gazzettino” del 22/10/1999

L’ultima volta ho parlato di due casi (uomini) che avevano difficoltà sessuali quando c’era in loro un coinvolgimento affettivo, mentre funzionavano bene quando questo non c’era.

Una lettrice del Gazzettino mi telefona per dirmi: “Ma come siamo diverse noi donne! Per funzionare sessualmente dobbiamo avere il coinvolgimento affettivo, sempre.”

Le do istintivamente ragione: uomini e donne sono diversi in quasi tutto e quindi anche nell’accendersi del desidero sessuale e nell’espressione della sessualità. Ma, finita la telefonata, mi domando quanti anni poteva avere la signora e mi vengono in mente, al proposito, alcuni aspetti, alcuni moderni mutamenti.

Le donne, oggi, lavorano quasi tutte fuori casa. Molte di loro, se appena possono, vanno a vivere fuori della casa dei genitori, per conto proprio, più ancora dei maschi. La stragrande maggioranza di queste giovani donne, se hanno un partner, o fidanzato che dir si voglia, hanno con questo rapporti sessuali e molte, se non sono problematiche o nevrotiche, per evitare gravidanze indesiderate, tranquillamente prendono la pillola anticoncezionale (dopo aver fatto alcuni esami per escluderne le rare controindicazioni).

Tutte queste cose insieme hanno contribuito a cambiare radicalmente i costumi sessuali femminili, avvicinandoli a quelli degli uomini. E mi vengono in mente alcuni comportamenti voyeuristici-esibizionistici trasgressivi al massimo, tipo lo “scambio delle coppie” dove non sempre esiste una iniziativa maschile o peggio una forzatura psicologica sulla “povera donna vittima”, anche se, percentualmente parlando, è più l’uomo che propone tali trasgressioni.

Come anche il fenomeno dei “gigolò” o “accompagnatori per signora”. Non solo sulle riviste specializzate, ma anche sui principali quotidiani, questi annunci sono ormai numerosi, anche se percentualmente meno delle “massaggiatrici” o “cartomanti” o”fotomodelle”. Resta una differenza negli “annunci”: il gigolò” si dichiara colto, sensibile, educato, disponibile, divertente, mentre le… “fotomodelle” o simili danno le loro credenziali con “supermaggiorata”, “5°misura”, “giovanissima”, “calda”, “senza tabù”.

Forse è ancora vero che, anche nel sesso a pagamento, le donne sono più attente e ricercano di più gli aspetti psicologici di fascino e di delicatezza nei modi, mentre l’uomo è più attratto dalla vista e da certe… misure; ma non vorrei, pensandoci troppo, arrivare alla convinzione che siano diverse solo le parole degli “annunci” e che anche le donne oggi facciano sull’uomo identiche valutazioni, usando lo stesso… metro.

Da “Il Gazzettino” del 15/10/1999

Una telefonata di lunedì scorso alla Rubrica “Il Medico Sessuologo risponde”, mi ha fatto venire in mente un altro caso analogo che ho avuto in cura tempo addietro. In entrambi i casi si trattava di uomini giovani, poco più che trentenni, che lamentavano disturbi sessuali se c’era coinvolgimento affettivo.

Il mio paziente era un giovane che era stato sposato, ma dopo un anno di matrimonio… “non facevo più l’amore con mia moglie perché c’era troppa amicizia, troppa tenerezza, mi sembrava di doverlo fare con mia madre, con mia sorella… ” Si è separato dalla moglie e funzionava bene solo con…” prostitute o con ragazze facili, conosciute in discoteca e che subito, o quasi, permettevano rapporti sessuali…”.

Il lettore del Gazzettino mi riferiva quasi identica storia: “Non sono sposato, ma quando ho avuto ragazze di cui ero innamorato, perdevo gradualmente la voglia sessuale…”.

Cosa si può dire di questi casi? E’ certo che la voglia sessuale nasce nell’uomo (come negli animali) da un aspetto istintivo che poco o nulla ha da spartire con la dolcezza o la tenerezza, la stima, la par condicio, il sentimento o, peggio ancora, il sentimentalismo, il romanticismo. Ma nell’uomo civile, adulto, cosiddetto normale, o che comunque riesce ad adeguarsi a ciò che è la norma, questo primordiale istinto dovrebbe stemperarsi ed anzi completarsi col sentimento, con il rispetto, con la complicità, con un rapporto psicologico e fisico paritetico; e purtuttavia dovrebbe rimanere in lui ancora la voglia di iniziare e la capacità di portare a termine l’atto sessuale. Succede però che alcuni perdono la voglia se aderiscono a questi modelli sociali.

Facile dire che sono degli istintivi, a volte dei veri e propri caratteriali. Ma potrebbero essere anche dei nevrotici che non hanno superato il complesso di Edipo e che perciò temono, inconsciamente, di compiere un incesto… “come se fosse mia madre o mia sorella…” diceva il mio paziente.

In tali casi è quanto mai opportuna una psicoterapia ad indirizzo psico-dinamico, cioè più lunga, meno focalizzata di quella puramente sessuologica, che è solitamente di tipo comportamentale-cognitiva. Perché, in tali casi, i problemi sessuologici sottendono problemi molto più complessi e più profondi.

In un’epoca come la nostra che appare anche troppo spregiudicata nei comportamenti sessuali, esistono purtuttavia ancora coppie che attuano, più o meno completa e per periodi più o meno lunghi, la castità.

Mi sovvengono alcuni di questi casi.

Coppie di soggetti oltre i cinquant’anni che… se la mettono via, anche se, essendo sani, potrebbero ancora funzionare benissimo; ma son presi da altri problemi, con pensieri sicuramente non erotici, come può darli il troppo lavoro, la troppa ambizione o le preoccupazioni per i figli, comuni a quasi tutti ma da alcuni vissute in maniera esagerata.

Ma esistono coppie di giovani che hanno poco o nulla attività sessuale. Alcuni per scelta di vita, e questi sono quasi sempre molto religiosi e praticanti; altri perché sono portati all’Amore romantico; altri per eccessiva paura – che in alcuni casi arriva alla vera e propria patofobia – di malattie sessualmente trasmissibili.

Altri ancora – specie i maschi – per un’insicurezza sulle proprie capacità sessuali. Molti sono i giovani che ho avuto in cura, che hanno magari avuto qualche episodio di disturbo erettivo o eiaculazione precoce, sicuramente psicogeno per ansia da prestazione, che poi esitano ad avere attività sessuale. Se questi hanno una ragazza che vuol loro veramente bene, questa non fa pressione per far sesso, anche perché la donna, in genere, è più portata verso l’Amore romantico, e così la coppia può restare anche molto a lungo in castità.

Direi che, a parte la “scelta di vita” tra una coppia di giovani fidanzati, degna del massimo rispetto, le altre forme di astinenza vanno attentamente valutate; specie quando c’è alla base un eccessivo timore di malattie o gravidanze non desiderate e non si vogliono prendere i dovuti accorgimenti o precauzioni. Per dirla chiara, esistono i preservativi, se si ha paura delle malattie, specie all’inizio di un rapporto con nuovi partner; esiste la pillola anticoncezionale come metodo, il più sicuro, se non si vogliono gravidanze. Non si può aver paura e nello stesso tempo non fare quello che si può fare per non averne, altrimenti vuol dire che si è già nevrotici… o lo si diventerà.

Da “Il Gazzettino” del 01/10/1999

La volta passata ho parlato dell’anorgasmia. Non vorrei aver dato l’impressione di sottovalutare il problema. Gli articoli trattati nella mia Rubrica di Sessuologia non possono essere mai esaustivi, per motivi di spazio, perciò vorrei completare il discorso.

L’anorgasmia è il più frequente disturbo sessuale femminile. Ne soffre un buon 50% delle donne. Non equivale alla frigidità che vuol dire non avere desiderio né reazioni, a volte avere addirittura avversione sessuale. Ma pur sempre l’anorgasmia è un disturbo che, se stabile, può portare la donna alla depressione o all’evitamento dei rapporti sessuali con conseguente rottura di un rapporto anche affettivamente valido.

Perciò va curata: il punto è che la stragrande maggioranza delle donne crede che i disturbi sessuali, sia loro che degli uomini, siano sempre di origine psicologica o di rapporto di coppia. Il che non è sempre vero. La maggior parte degli uomini, viceversa, crede che le cause dei loro disturbi siano sempre organiche (il che non è sempre vero). Comunque sia, gli uomini accettano e ricercano le terapie farmacologiche e le ultime efficaci terapie contro i disturbi erettivi dimostrano come questa via il più delle volte sia di grande giovamento.

Per tornare all’anorgasmia, si stanno sperimentando alcuni farmaci: l’ormone sessuale maschile a piccole dosi; l’ossitocina; il sildenafil, che in Italia sono ancora in fase di sperimentazione, mentre in altri Paesi sono già in commercio.

Esistono comunque, per l’anorgasmia, psicoterapie comportamentali-cognitiviste: in pratica tali terapie tendono a modificare il comportamento sessuale e a prendere coscienza delle proprie sensazioni. Sono molto utili perché è da capire e da tenere ben presente un concetto, mai abbastanza ribadito: il rapporto sessuale dell’uomo e della donna è biologicamente finalizzato da Madre Natura al concepimento; il concepimento può avvenire anche se la donna non ha l’orgasmo (e se l’uomo, che soffre di eiaculazione precoce, dura pochi secondi).

Perciò tali disturbi sessuali (anorgasmia nella donna ed eiaculazione precoce nell’uomo) non sarebbero neanche da considerare disturbi, né quindi da curarli se rimanessimo nel concetto biologico che l’atto sessuale serve solo al concepimento. Ma chi osserva più tale “Comandamento”? Oggi il rapporto sessuale è passato dalla finalità concezionale a quella soprattutto del piacere; e che piacere è per la donna non arrivare mai all’orgasmo o per l’uomo un piacere di appena pochi secondi? E’ proprio più la fatica del gusto. E allora bisogna curare questi disturbi sessuali, oggi giustamente considerati come tali.

Da “Il Gazzettino” del 24/09/1999

Abbastanza numerose le donne, specie le giovani, che telefonano alla Rubrica del Gazzettino “Il Medico risponde” per porre il problema del non raggiungimento dell’orgasmo (anorgasmia).

E’ da dire che l’orgasmo è il punto culminante del piacere sessuale, della durata di alcuni secondi, che nelle donne può essere anche plurimo, seguito poi da un rilassamento della tensione nervosa e sessuale e da appagamento dal rapporto avuto.

Nell’uomo l’orgasmo coincide quasi sempre con l’eiaculazione. La donna non ha eiaculazione ma ha, come l’uomo, durante l’orgasmo, contrazioni muscolari ritmiche involontarie dell’apparato sessuale; ha inoltre il massimo della vasodilatazione locale degli organi sessuali ed il massimo della lubrificazione.

A differenza dell’uomo, non avendo essa il fenomeno esterno della eiaculazione, l’orgasmo della donna può essere anche simulato e, se simulato bene, l’uomo può anche non accorgersene; ma essa sa sempre se ha o no raggiunto l’orgasmo. A tal proposito è necessaria una precisazione: a volte la donna si fa falsi miti su come dovrebbe essere l’orgasmo. Se pensa, ad esempio, che debba essere simile a “fuochi d’artificio” o a “svenimenti dal piacere”, potrà credere di non avere mai l’orgasmo. Così anche se si paragona ad altre… che raccontano di sensazioni mirabolanti. Da dire inoltre che ogni volta può non essere uguale all’altra. Il “massimo” può non essere a volte raggiunto, ma c’è tutta una gamma di piacere… degna anch’essa di essere vissuta e goduta. Non deve essere, inoltre, un obbligo raggiungere l’orgasmo sennò può proprio non essere raggiunto per un’ansia di raggiungerlo a tutti i costi.

L’orgasmo può essere scatenato sia da stimolazioni esterne (del clitoride, soprattutto), sia dal coito, cioè dalla penetrazione. Presupposto essenziale è che ci sia uno stato di eccitamento sessuale, perché è da ricordarsi sempre che l’organo sessuale più importante… è il cervello con le sue fantasie, i suoi gusti.

Da dire che l’orgasmo, comunque si scateni, sia da stimolazione superficiale, sia da penetrazione, è sempre orgasmo, cioè appagamento per avere raggiunto il massimo del piacere. Saranno anche due tipi diversi di sensazione, ma non è assolutamente da considerare di serie A solo l’orgasmo vaginale, preconcettualmente vissuto come più importante, più adulto, più maturo, mentre di serie B l’orgasmo clitorideo, come si è creduto per un certo periodo di tempo per poco comprensibili e spesso mal interpretate teorie psicanalitiche che poco o nulla hanno a che fare con la sessuologia.

A volte questi preconcetti, come il falso mito dell’orgasmo simultaneo, partono da presupposti subculturali tipo… “l’uomo deve essere penetrativo e la donna ricettiva”…

La sessualità va vissuta in maniera gioiosa, secondo i propri gusti e le proprie tendenze, senza porsi nevroticamente delle mete o dei risultati.

Il desiderio accende la sessualità e il desiderio è soprattutto fantasia.

In un rapporto di lunga durata si attutisce fatalmente il desiderio, che viene rimpiazzato da altri aspetti, a volte piacevoli, a volte spiacevoli : vita sociale, progetti, acquisti, debiti, mutui, figli, parenti, malattie.

Ma per tornare al desiderio sessuale, due sono le vie maestre per mantenerlo vivo: o si cambia partner, o si cambia scenario. Come quando la rappresentazione di un’opera antica, classica, letteraria o musicale che sia, viene riprodotta in un contesto scenografico ultra moderno, avveniristico, metafisico; può anche non piacere, ma l’impatto dà sempre una emozione, che magari è solo quella… di volere rivederla nella veste originale.

Ritorniamo al sesso, al “farlo stano”. Vari i modi: al buio più completo; sotto una luce accecante; tutti vestiti; tutti nudi e sul pavimento; sul tavolo della cucina; sui fornelli, possibilmente spenti, ma prudenzialmente in posizione del missionario, cioè con lei sotto; in giardino sull’erba, anche con le formiche, e sempre nella posizione suddetta; nell’acqua, in vasca da bagno; oppure anche in piscina o nel mare o in laguna, essendo consapevoli che si rischia, se visti, una denuncia penale; in ufficio, stessa consapevolezza; con tantissime candele, quasi tutte accese.

Ma, a parte i rischi specifici sopraddetti per alcuni modi di “farlo strano”, ci potrebbe essere un inconveniente: che venga da ridere, e che quindi ci si… deconcentri. Ma cosa importa se capita! A volte ridere può essere più divertente.

Il transessuale è un individuo che, fin da piccolo, si sente imprigionato in un corpo con cui la sua psiche non si identifica: esso vuole a tutti i costi diventare fisicamente come si sente psichicamente. E’ essenzialmente un grave disturbo di identificazione psicosessuale di cui non si conoscono le cause.

Capisco e so che i transessuali non vorrebbero essere definiti né così né in alcun altro modo, ma le definizioni servono per sintetizzare ciò di cui si vuol parlare. Nello specifico è anche per distinguere il “transessuale” da altri modi di essere o di vivere la propria sessualità. Ad esempio, alcuni confondono o assimilano il transessuale con l’omosessuale o con il bisessuale o con il travestito, o con l’ermafrodita. Tutto ciò è errato.

Ma se noi, studiosi della materia sessuologica, addetti ai lavori per quel che si può fare, non chiariamo, dando delle definizioni, i parametri, i concetti consolidati dalla conoscenza scientifica attuale; se noi, per paura di ferire la sensibilità esasperata di alcuni di questi soggetti, o per paura della loro aggressività verbale, che è ovviamente un meccanismo di difesa che, a volte, può arrivare anche all’ostentazione sfacciata del loro “essere così”; se noi, ripeto, non cerchiamo di dare delle definizioni e dei concetti chiari, allora sì che essi rimarrebbero ancora più emarginati e visti come soggetti aberranti e moralmente negativi, cosa che invece non è. La cultura, la conoscenza serena di tali aspetti della natura può solo giovare alla loro immagine e a non dare un valore morale negativo.

Mi accorgo che ho dato solo la definizione della transessualità. Ma ho dato alcuni concetti generali sulla necessità di definire i molteplici “modi di essere” nell’ambito della sessualità umana. Lo spazio è tiranno e quindi, nei prossimi articoli, continuerò a parlare dei transessuali e degli altri “modi di essere” e di vivere la sessualità.

Ci vediamo il 24 agosto.

Da “Il Gazzettino” del 03/05/1999

“Egregio Sacerdote,
La ringrazio per il Suo interesse alla mia Rubrica di Sessuologia. Deve sapere che, per chi tiene una Rubrica su un organo di stampa, una difficoltà è quella di dover sintetizzare al massimo, per motivi di spazio.

In un mio precedente articolo ho fatto l’elenco del disturbi sessuali e dei comportamenti sessuali abnormi o particolari, che rientrano nell’ambito della Sessuologia medica. Quando ho messo l’omosessualità tra i disturbi dell’identità sessuale, intendevo riferirmi a quelle forme di omosessualità cosiddette “egodistoniche”, cioè mal tollerate dall’io del soggetto. Sono d’altronde le uniche per cui noi Sessuologi veniamo interpellati. Ovviamente, quelli che come Lei sono, per citare le Sue parole, di “lingua madre” e “felicemente” conviventi con tale tendenza, non hanno alcun disturbo per venire a consultarci; è questa l’omosessualità “ego-sintonica.”

Da dire subito che esistono poi diverse forme, gradi ed espressioni di omosessualità: ci può essere solo la “tendenza” all’interesse erotico e sessuale verso il proprio sesso – e questo mi pare il Suo caso – e ci può essere anche la “realizzazione pratica” di tale tendenza. Quando non c’è la realizzazione pratica ciò può essere per “repressione” educativa o sociale, o per “sublimazione” dell’istinto.

L’omosessualità (maschile o femminile) può essere “latente”, cioè esistere all’insaputa dell’individuo che però trova grosse difficoltà ad esprimersi nei comuni comportamenti eterosessuali, o “consapevole” e quest’ultima, a sua volta egodistonica o egosintonica, come già detto.

L’omosessualità può essere favorita da particolari condizioni di vita: (carcerati, comunità, ecc.) ed in tal caso può essere anche “occasionale”, contingente.

L’omosessualità può anche coesistere accanto a comportamenti eterosessuali (bisessualità).

Sulle cause, sul perché dell’omosessualità, si sono fatte varie ipotesi, sia di natura biologica che psicologica e sociale.

Sempre per motivi di spazio, ne parleremo la prossima volta.”

Continuiamo a parlare della Omosessualità, argomento importante, ricco di connotazioni sessuali, psicologiche, sociali.

Da dire intanto che “omosessuali si è”, nel senso che non è stata data una risposta definitiva, scientifica, se si nasce o si diventa.

Nel 1991 l’Organizzazione Mondiale della Sanità decideva di eliminare l’Omosessualità dall’elenco delle malattie. E’ da considerare quindi come una “variante” del normale comportamento sessuale, intendendo per tale quello eterosessuale, almeno come “percentuale”, ed anche come “finalità”, procreativa, della sessualità. Ma, a questo ultimo proposito è da dire subito che la finalità procreativa della sessualità e oggi… un “optional”; i vari metodi anticoncezionali odierni, in primis la pillola antifecondativa, hanno fatto sì che la procreazione sia una “finalità” solo se voluta e che quindi possa anche essere esclusa, pur non rinunciando ad una attività sessuale che, quindi, si è spostata, come finalità, alla sfera del piacere e del completamento dell’esistenza umana.

L’omosessualità non è solo una pulsione sessuale verso persone dello stesso sesso; essa implica anche una forte componente psicologica e affettiva; l’omosessualità, (come l’eterosessualità), può essere “anche” amore: un uomo che ama un altro uomo o una donna che ama un’altra donna, senza per questo voler modificare il proprio genere. Questo ultimo aspetto, invece, detto per inciso, è ciò che caratterizza il transessuale, che si sente in un corpo sbagliato e che quindi vuole modificarlo (ne parleremo in un prossimo articolo).

Per tornare agli omosessuali, questi – in genere – evidenziano precocemente la preferenza sessuale per persone del loro stesso sesso. L’orientamento, che già tra i 3 e i 6 anni comincia a dare i primi segnali, si manifesta in maniera più marcata durante il periodo adolescenziale. A volte tale orientamento è transitorio, a volte presenta componenti bisessuali, a volte diventa esclusivo e definitivo.

L’omosessualità si ritrova in tutte le epoche storiche ed in tutti gli strati sociali; da sempre si è cercata una spiegazione al “perché” della omosessualità, e di ipotesi ne sono state formulate tante, ma la verità scientifica, se esiste, è ancora da scoprire: c’è l’ipotesi genetica, con studi su eventuali alterazioni o differenze cromosomiche e quindi su base ereditaria, e a tal proposito, si sono presi in esame i gemelli omozigoti (nati da un unico uovo fecondato) e dizigoti (da due ovuli diversi): i risultati non sono stati chiari ed univoci.

C’è l’ipotesi biologica: alcune cellule del cervello maschile e femminile presentano dimensioni diverse e si è cercato di vedere come fossero queste dimensioni negli omosessuali, ma anche questi studi non hanno portato a conclusioni scientifiche.

Anche l’ipotesi endocrinologica, cioè di squilibri ormonali, non ha approdato a risultati certi.

Ci sono poi le ipotesi psicoanalitiche, che riconducono tutto al “Complesso di Edipo”; e quelle comportamentistiche, che ipotizzano avvenimenti che nell’età evolutiva possono avere potenziato o scoraggiato un comportamento sessuale piuttosto che un altro.

Nell’omosessualità, come anche d’altra parte nell’eterosessualità, ci sono dei percorsi e degli aspetti psico-sessuali e psicosociali comuni ai due sessi e degli aspetti di diversità.

Ne potremo parlare in un prossimo articolo.