Da “Il Gazzettino” del 11/01/1999

Continuando il discorso della settimana scorsa sulla “necessità”, per il medico sessuologo, di esser libero da ideologie o da credi religiosi o da pregiudizi, ciò potrebbe sembrare cosa ovvia, e per tutte le professioni. Mi sovvengono, tra i vari casi trattati, due che mi sembrano adatti a capire ciò di cui parliamo.

Uno era un giovane omosessuale. Mi racconta di sé, di un comportamento fortemente trasgressivo, con frequenti cambi e scambi di partner con frequentazione di luoghi particolari. Ma dà un’interpretazione della sua omosessualità alla quale non credo affatto… “… ho cominciato ad andare con gli uomini perché avevo timore che con le donne non avrei avuto l’erezione… vorrei
provare il Viagra…”.

Il suo desiderio sessuale è da sempre stato per gli uomini, con i quali la sua sessualità funziona bene. In successivi colloqui egli mi confessò che avrebbe voluto provare il Viagra per potenziare le “sue” prestazioni. Ovviamente non gli prescrissi il Viagra. Ma non perché egli fosse un omosessuale, ma perché il Viagra è un farmaco che non potenzia un bel niente, e che serve solo nei disturbi dell’erezione. Se egli li avesse avuti glielo avrei prescritto, dopo i doverosi esami clinici.

L’altro caso è un signore “in età” che viene nel mio studio con una bella e giovane donna orientale. Mi racconta della sua travagliata ma anche avventurosa vita, soprattutto sentimentale. Mi dice… “da circa un anno vivo con questa ragazza, ci amiamo, vorremmo avere anche un figlio… ma vorrei fare degli esami, anche l’erezione non è più perfetta”.

All’amore di cui mi parla, soprattutto alla reciprocità, ci credo con qualche riserva. Eppure io credo all’amore reciproco anche con forti differenze d’età; ma difficilmente in certi contesti, come in questo caso, dove le ragazze si vanno a prendere, quasi a comprare in Paesi poveri e lontani. Forse, da parte della ragazza ci potrà essere riconoscenza per averla egli tolta dalla miseria o dalla strada. Forse lui scambia l’attrazione sessuale per amore… ma questo è già più difficile a chiarire.

Ma, è questo il punto, tutte queste considerazioni che come uomo posso ben fare, come medico sessuologo non devono interferire, altrimenti mi trasformerei in sociologo o in moralista. E con quale diritto o autorità o competenza specifica? E poi lo fanno in tanti a discettare su quasi tutto… e “a taha tabari”!

Faccio fare i dovuti accertamenti clinici e prescrivo i farmaci adatti a lui.

Da “Il Gazzettino” del 14/12/1998

Mia suocera, trentina, raccontava che il prete del suo paese al sermone domenicale diceva: “… Beati chi i ghe n’à, i fioi l’è la benedizion de Dio”, riferendosi anche a chi ne aveva tanti, o a chi… al momento non ne avrebbe voluti. Ma argutamente aggiungeva che qualche parrocchiano, uscito di chiesa, bisbigliasse… “…e beati anca chi no i gh’à!”.

Ho parlato ancora in questa rubrica del metodi di prevenzione della gravidanza. Ho detto che è lecito anche non volere figli o volerli programmare a tempo debito. Ho detto delle ansie che colpiscono soprattutto le ragazze (ma anche l’uomo se è coscienzioso), quando non si vuole o non si può, in un periodo della vita, affrontare una gravidanza, avere un figlio. Il miglior metodo, dal
lato sessuologico, cioè per far bene e liberamente l’amore, è la pillola antifecondativa ed è anche la più sicura come metodo anticoncezionale.

Ritornerò sull’argomento in uno dei prossimi articoli.

Quest’oggi vorrei accennare alle coppie sterili, che vorrebbero figli e non ne possono avere. Diciamo subito che un tempo si attribuiva la maggior percentuale di colpa alla donna. Oggi è provato che il 50 per cento dei maschi è responsabile o corresponsabile di una infertilità di coppia, e di questi il 20 per cento per cause di totale ed esclusiva competenza maschile.

Ho gia detto, sempre nel Gazzettino, lunedì scorso, delle malattie scoperte per caso alla visita di leva. In pratica, oltre li 50 per cento presenta difetti o anomalie più o meno gravi dell’apparato genitale, con alterazioni anche della fertilità che si sarebbero potute correggere all’epoca dello sviluppo puberale (11·13 anni). Sono forme di danni primitivamente testicolari che si manifestano fin dalla nascita o nell’infanzia. Sono il criptorchidismo (specie se bilaterale), le orchiti (che sono infiammazioni dei testicoli da germi o da virus o da patologia auto-immunitaria). Molto nota l’orchite
da parotite, conosciuta come “Orecchioni” che, specie se colpisce in età adulta, può provocare un danno testicolare grave e irreversibile. Inoltre le atrofie testicolari da traumi, da conseguenze indesiderate di interventi chirurgici, da cure farmacologiche antitumorali, da irradiazioni con raggi X accidentali o resesi necessarie come terapie, e infine le patologie originate da un danno del
patrimonio genetico, anche per alterazione congenita dei cromosomi sessuali.

È un fatto grave che, anche nei consultori familiari, non ci sia la figura del medico andrologo e del medico sessuologo, mentre c’è quella del ginecologo e dello psicologo.

Da “Il Gazzettino” del 10/12/1998

NUMERI ALLARMANTI

Un italiano ogni dieci soffre di impotenza

I dati recentemente elaborati dalla Società italiana di Andrologia, di cui il dottor Gabriele Mercuri fa parte, sono a dir poco allarmanti.

Sono intatti almeno 3 milioni gli italiani tra i 18 e i 65 anni che soffrono di disturbi erettivi.

Ecco invece le percentuali per fasce di età. Fino a 18 anni: 2 per cento. Dai 19 ai 40 anni: 16 per cento. Dai 41 al 60 anni: 34 per cento, in pratica un maschio ogni tre. Oltre i 60 anni: 48 per cento, dunque quasi un uomo ogni due.

Ad ogni modo, nel mondo non è che le cose funzionino molto meglio. Tutt’altro.

Nell’intero pianeta, infatti, si calcola che siano almeno 55 milioni gli uomini che soffrono di disturbi sessuali.

Stanno nel fisico, i problemi che generano l’impotenza, ma più ancora nella mente, che troppo spesso non riesce a “metabolizzare” e drammatizza un flop che altrimenti sarebbe quasi sempre destinato a restare un caso isolato.

Il dottor Gabriele Mercuri, sessuologo, membro della società italiana di andrologia, può guardare da un osservatorio privilegiato e qualificato, quello della sua attività, la misura in cui, anche in tempi rapidissimi, i fenomeni e le problematiche legali alla sessualità stanno cambiando.

Cosi si scopre che a Mestre sono soprattutto i giovani a rivolgersi a lui, mentre nel centro storico veneziano prevalgono i casi di persone più anziane.

Eppure, nonostante in Italia siano almeno tre milioni gli uomini che soffrono di questi disturbi, da quando è stato introdotto in Italia il farmaco che ha rivoluzionato questa cura ha conosciuto una brusca diminuzione della richiesta.

Il Viagra a picco, “Io lo prescrivo da oltre un anno, quando ancora in Italia non era in commercio – ci spiega – ed effettivamente allora la richiesta era assai superiore rispetto ad oggi”.

I motivi principali, di questo tracollo della richiesta, secondo il medico sono da individuare in tre fattori. A cominciare dal terrore ingiustificato di controindicazioni. “Gli effetti collaterali possono esserci ma sono ridotti a due casi: angina pectoris e retinite pigmentosa. Per questo, ad ogni paziente, prima della prescrizione ordino per prudenza l’elettrocardiogramma, l’esame del sangue e l’esame del fondo dell’occhio. Se gli esiti sono negativi non c’è motivo di non assumere il farmaco. E vero peraltro che l’atto sessuale richiede uno sforzo, ma se il problema è questo, allora è
chiaro che il Viagra non si prescrive, ma al tempo stesso si ordina al paziente anche di prendere l’ascensore anziché fare le scale!”.

Niente Superman. Poi c’è il fatto che un po’ alla volta, la gente ha capito che il Viagra non trasforma in super-man del sesso. “Ormai è stato detto in tutte le salse, questo farmaco serve a risolvere i problemi erettivi, non aumenta durata e intensità delle prestazioni. Infine, va messo in conto il timore, da parte di molti, che l’uso del Viagra possa essere scoperto, “magari dalla moglie con cui da tempo non si hanno rapporti, perchè lo si utilizza con l’amichetta”.

Fisico e psiche. Ma che cosa provoca l’impotenza? Nella maggior parte dei casi riscontrati tra Venezia e Mestre dal dottor Mercuri, la causa sta a metà tra quella fisica e quella psicologica. Un dato in linea con la tendenza nazionale.

“Soprattutto nelle fasce intermedie, un iniziale problema circolatorio e ormonale viene spesso drammatizzato a livello psicologico, e finisce per cronicizzarsi. Per questo, la figura del sessuologo e dell’andrologo, che nel nostro paese purtroppo è ancora troppo poco conosciuta, diventa fondamentale”.

L ‘alternativa. Per chi soffre di questi disturbi, prima del Viagra c’era solo una possibilità: l’iniezione intracavernosa di prostaglandine. “Un metodo che resta molto efficace, anche se sono convinto che, soprattutto nelle strutture pubbliche, bisognerebbe educare il paziente. Invece, so che in alcuni ospedali al povero Cristo di turno viene applicata la terapia con finalità esclusivamente di “allenamento”, senza alcuna possibilità di “concretizzare” l’evento. Certo anche questo ha un senso, ma resto dell’idea che sia più giusto, come ad esempio lo faccio da anni, insegnare direttamente al paziente le tecniche dell’iniezione, cosicché la terapia possa avere un senso pratico, sempre sotto lo stretto controllo del medico”.

La soluzione. Per il sessuologo, la premessa è avere accanto una partner che piaccia, e sia disposta a contribuire al superamento del problema. E per queste feste? “Se non ci sono problemi, rivolgersi senza paura al Viagra. E visto che c’è un po’ di tempo in più, rispetto alla velocità e agli stress della vita quotidiana, magari far precedere il tutto da una cena a lume di candela, un po’ di
aragosta e un po’ di champagne. Una vecchia ricetta, che resta ancora praticamente infallibile”.

Da ” Il Gazzettino” del 07/12/1998

Anche per dare uno stacco dai problemi strettamente sessuologici trattati negli ultimi miei articoli, avrei voglia di trattare un argomento molto serio ed importante di natura andrologica e sessuologica insieme.

Sono le patologie genitali dei giovani, di vario tipo, molto frequenti e scoperte per caso alla visita di leva. E il risultato impressionante di una indagine su quasi 12 mila giovani di leva provenienti da ogni parte d’Italia. Questi dati sono stati presentati a metà settembre a Perugia nel corso di un convegno della Società Italiana di Andrologia della quale  anch’io faccio parte.

I nomi di queste patologie sono: varicocele, criptorchidismo, flogosi, ipertrofia testicolare, balanopostiti, ginecomastia. Ne soffrono, senza averne neppure il sospetto, circa due terzi dei ragazzi tra i 17 e i 19 anni, secondo la seria ed attendibilissima indagine suddetta.

Il 17% dei casi sono malattie flogistiche, cioè infiammazioni trasmesse per via sessuale o per scarsa igiene, o perfino per moda (jeans o slip troppo stretti).

Quindi comportamenti sessuali o di costume, a rischio il cui campo di indagine e di azione è la “Sessuologia”.

Il varicocele non diagnosticato e non curato a tempo, il criptorchidismo o alcune sostanze chimiche presenti nell’ambiente o negli ambienti o negli alimenti, danno problemi di infertilità, così come le infezioni non curate a tempo ed adeguatamente.

Questo è il campo di indagine e di intervento dell'”Andrologia”.

Ma mi sembra opportuno dare qualche “definizione” che, come le “statistiche”, quelle serie, non sono noioserie, ma sono indispensabili per mettere a fuoco un problema e per sapere di quel che si parla.

La sessuologia è una scienza di estrazione psicologica e psichiatrica che studia i comportamenti sessuali degli uomini e delle donne; li valuta per stabilirne la correttezza nel diversi contesti
sociali; svolge una azione terapeutica essenzialmente mediante sistemi educativi e tecniche comportamentali.

L’andrologia, pur giovandosi naturalmente di competenze sessuologiche è invece una scienza medica decisamente organicistica di estrazione endocrinologica, internistica, urologica.

Mi preme adesso dire una cosa, non gliela faccio a tacerla. Per una assurda ed ottusa norma (D.P.R. n. 175 del 5/2/92), .non si possono “pubblicizzare” – che vuol dire anche e soprattutto portare a conoscenza, informare – branche della medicina ed attività mediche, anche se importantissime, che non siano vere e proprie “Specializzazioni universitarie”. Si dà il caso che, sia la Sessuologia che l’Andrologia, non siano “Specializzazioni”, ma “Corsi di Perfezionamento”, sebbene Universitari, sebbene serissimi, con obbligo di frequenza ed esami finali. Non dico altro, ogni commento è superfluo, perché, specie oggi, l’importanza della Sessuologia e dell’Andrologia si commenta da sé, anche per ciò che ho appena detto nel presente articolo.

Gli Ordini professionali, però, potrebbero e dovrebbero interpretare in maniera intelligente le norme che sono delegati ad applicare, tipo la assurda suddetta. Essi dovrebbero farsi carico perché anche in sede legislativa siano corrette delle assurdità normative, invece di applicarle soltanto in maniera burocratica e ciecamente leguleia.

Matrimonio – o unione stabile – come si fa a farlo durare il più a lungo possibile?

Si può parlare della durata della istituzione come tale: chiaro che questo tipo di durata ha poco significato sostanziale. E da considerarsi una specie di obbligo che uno o entrambi i partner si fanno, un dovere morale e psicologico che potrebbe anche sottendere ad un “super-io troppo severo”; ci sono in effetti, ancora oggi, nonostante la possibilità di divorziare, delle coppie che non vogliono, non se la sentono di rompere un vincolo, anche se non c’è più l’essenza dello stesso, vuoi per la società, per gli amici, per i parenti, per figli, per ragioni economiche, o per una sorta di abitudine o di paura del cambiamento…

Si può parlare invece della durata dell’Amore, nel matrimonio; ma qui bisognerebbe prima definire l’Amore e ho detto spesso delle difficoltà di tale definizione, almeno da parte mia nella veste di medico sessuologo sessuologo.

Tenterei comunque, a tal proposito, di scomporre l’Amore in due aspetti: il desiderlo sessuale ed il sentimento. Quest’ultimo fatto di stima, rispetto, amicizia, complicità, interessi comuni, impegno per i figli, se ci sono.

In linea di massima diciamo che l”aspetto del sentimento diventa sempre più forte col passare degli anni nello stare insieme, sempre che ci sia una buona dose di sopportazione e di tolleranza e un desiderlo di aiutarsi a vicenda, ognuno con quel che ha e per quel che può, senza calcoli di chi dà o di chi ha dato di più.

Desiderio sessuale: è per la maggioranza delle coppie stabili la nota dolente. E’ mistificatorio non dire che col passare del tempo ogni coppia, anche all’inizio la più appassionata, avverte una diminuzione della passione sessuale.

Sposarsi o restare “Single”? E’ il dilemma degli anni Duemila, anche se una regola ancora non esiste. Ma sono molti i lettori che vogliono sapere dal sessuologo qual’è la condizione migliore.

Lunedì scorso ho parlato dei single. Oggi parlo degli “sposati”. Anche questi, come ho dello per i “single” possono essere talio “per scelta” o per “destino” o “per nevrosi”.

Per “scelta”, come per i single, gli “accoppiati” possono essere felici o infelici, realizzati o no; comunque, il denominatore comune è che è stata una loro libera e consapevole scelta di vita.

Per “destino”… può capitare, per vari motivi; ognuno potrà pensare ai suoi.

Per “nevrosi”: ho sentito dire da un quarantenne, mio paziente nevrotico che, dato chi gli era morta la mamma, doveva pur trovare qualcuna che lo accudisse. Ho sentito dire da una mia paziente che da sola, dato che lavorava, non poteva riuscire a far tutto il resto… andare a pagare le tasse… le bollette… se poi si fosse ammalata… e poi da vecchia… e poi se entravano i ladri in casa… e quindi avrebbe dovuto trovare marito. E tanti altri casi con motivazioni di fobie, di insicurezze nevrotiche.

Conclusione: sposarsi o non sposarsi? E lo stesso, basta che sia una scelta, non una paura o un calcolo.

E se ci si sposa, quanto può durare? E che cosa può servire per farlo durare a lungo? Ne parlerò la prossima volta.

Viviamo in un’epoca di comunicazione e, nel contempo di incomunicabilità. Specie le grandi città sono piene di nubili, celibi, separati, divorziati, vedovi. Sono i “Single”: vivono soli, abitano in
minialloggi e residence, per lo più ubicati vicino ai servizi più richiesti, come self-service, supermercati, lavanderie, cinema. Negli Stati Uniti i single sono un nono della popolazione, con un forte incremento negli ultimi anni: ed anche in Oriente, a Tokio, per esempio.

I single “per scelta” sono persone psicologicamente adulte, esenti da conflittualità patologica che, almeno per un certo tempo, non desiderano impegnarsi nella convivenza o nel matrimonio o nell’avere dei figli. Possono però avere una relazione affettiva ed anche sessuale. Alcuni vivono magari soli durante i giorni lavorativi e tornano in famiglia durante i fine settimana.

Non sempre e non da tutti sono giudicati in maniera realistica: alcuni li invidiano perchè, beati loro, possono fare quello che vogliono, altri li considerano problematici, egoisti, acidi, bisbetici. Ma i “single per scelta” sono, quando accoppiati sereni o inquieti, contenti di sé o insoddisfatti.

La “slngleness” è spesso un periodo, di solito dai 18 ai 30 anni, di piacevole transazione. Si ha maggiore libertà di azione nel campa del lavoro, del divertimento, del tempo libero, che poi esita in
una comune convivenza o matrimonio. Il single per scelta, insomma, non è un soggetto disturbato nell’affettività e non ha alcuna preclusione nei confronti della convivenza o del matrimonio: aspetta da solo, se viene, la persona giusta.

Single per “destino”: vedovi, coniugi abbandonati specie se anziani, carcerati, emigrati, questi a volte, si lasciano andare, perdono il coraggio, la voglia di vivere, se non riescono a metabolizzare il dolore.

Single per “nevrosi’: sono quelli incapaci di vivere una intimità amorosa, di formare una famiglia, di mantenere il ritmo affettivo di una coppia stabile. Il più delle volte hanno avuto rapporti negativi con la famiglia di origine, ad esempio con una madre invadente. Sono persone spesso depresse, stressate, succubi del lavoro nel quale cercano il successo come forma di compenso. A
volte si “viziano” facendosi degli inutili regali per un continuo bisogno di trattarsi bene. Non sono mai sereni, si lamentano di non avere affetti familiari, né veri amici: hanno l’angoscia del giorni festivi, dove maggiormente patiscono la solitudine affettiva e sessuale. I single nevrotici sono spesso disponibili a una relazione ma, per cosi dire, non hanno le “carte in regola” dal punto di vista psico-affettivo. Anche se la loro immaturità li ammanta di vittimismo, la “colpa è sempre degli altri”, spesso restano soli perchè sono persone poco gradevoli, sono egocentrici e restano soli perchè gli altri non li gradiscono. A volte questi soggetti vanno verso gli altri per prendere e non per dare ed è questo che fa allontanare gli altri, spesso anche i parenti. In altri casi i single nevrotici hanno paura dell’impegno affettivo che la convivenza o il matrimonio comportano; altre volte il restar solo può essere una reazione paranoica e di superiorità, altre volte c’è un esagerato narcisismo, altre volte ci sono del veri e propri aspetti omosessuali.

da “Il Gazzettino” del 09/11/1998

Tra le vane telefonate ricevute al servizio del Gazzettino “il Medico risponde” mi ha colpito quella di una giovane signora sposata da circa sei anni che mi ha detto di essere “sconvolta” dall’avere scoperto che il marito, ogni tanto, si masturba: “…non credo sia una cosa normale… adesso che siamo sposati e possiamo fare all’amore quando vogliamo…”.

Ovviamente rassicuro la signora, ma il caso mi sembra interessante per essere, seppur brevemente, trattato da questa rubrica di Sessuologia.

Secondo serie statistiche sessuologiche (Rapporto Asper), dopo l’adolescenza, la masturbazione è presente nell’87% degli uomini e nell’85% delle donne, con varia frequenza. Questa percentuale ed anche la frequenza scendono a circa la metà nelle coppie che pure hanno soddisfacenti rapporti sessuali. Nelle coppie la masturbazione può essere reciproca o solitaria. E’ quest’ultima che preoccupava la signora della telefonata.

L’autoerotismo in realtà è qualcosa di diverso e di non proprio sovrapponibile alla sessualità a due, anche se entrambi gli atti sono finalizzati al piacere ed esitano nell’orgasmo e, nell’uomo, anche
nella eiaculazione. Ma, comunque, sia ben chiaro che la masturbazione non è né un vizio, né una malattia; né provoca malattie a meno che uno non sia ossessionato… allora la malattia ce l’ha
già, non è causata dalla masturbazione. Chiaro che la masturbazione non deve però diventare un’alternativa stabile o preminente alla sessualità di coppia.

La persona che scopre che li partner ogni tanto si masturba non deve avere la sensazione di sentirsi “estromessa”, quasi inutile perché momentaneamente non utilizzata dal partner, nè deve
credere di non essere in grado di soddisfarlo completamente. Anche nella vita sessuale di coppia è “fisiologico”, cioè normale, che ci siano momenti, situazioni non sempre condivisibili: alcune
fantasie sessuali, per esempio, più facilmente e più frequentemente presenti nella masturbazione, non è sempre opportuno condividerle.

L’amore è un sentimento complesso. L’hanno descritto i poeti, gli scrittori e gli artisti. L’amore si può dire che nasce da un sogno, magari da una illusione. Ma si nutre di realtà: ci vogliono le parole per dirlo; i gesti per offrirlo, l’intimità e la complicità per alimentarlo. A volte lo si confonde con l’attrazione sessuale che è necessaria ma non sufficiente; a volte lo si confonde con l’amicizia, con la simpatia, col voler bene, con la stima, tutte cose necessarie ma, da sole, non sufficienti. A volte non si è… saggi: si vorrebbe sempre che ci fosse uno stato amoroso passionale, che di solito c’è nei primi tempi dell’innamoramento, dell’infatuazione, ma poi cala ed è ineluttabile che sia cosi.

Ci sono degli amori patologici, possessivi o interessati, o narcisistici.

A parte le vere e proprie patologie psichiche (che di solito fanno si che l’amore neanche nasca), gli amori patologici derivano il più delle volte da una immaturità psicoaffettiva che trae origine quasi sempre dall’ambiente familiare: il bambino, l’adolescente non è accettato per quel che è; nasce in lui una disistima, non si vuol bene, non riesce a voler bene in senso adulto, ma accetta l’altro… o non vuole più soffrire e diventa egocentrico, egoista… o non si abbandona, non si apre…

Ma per tornare alla normalità, per semplicità espositiva potremo dire che esistono due tipi di Amore: l’amore-passione e l’amore-fusione; due modi di vivere il più potente del sentimenti umani.

Il primo è più frequente (e consono) nelle persone passionali un po’ in tutto; nature istintive, dinamiche, pronte a rischiare. La passione, quando accade, val la pena di viverla, di permettersi di agirla…ci si potrebbe anche ammalare; è come un bisogno imperioso che “solo quella persona” si è convinti possa  soddisfare: si chiama. anche “colpo di fulmine”. E’ data, per gli studiosi della biochimica dei sentimenti, da una tempesta ormonale e di neurotrasmettitori; col tempo – alcuni mesi, qualche anno, a seconda – questa “tempesta” passa, deve passare, perché il cervello non potrebbe più a lungo reggere uno stato di eccitazione cosi forte; La “pheniletilammina”, eccitante (una anfetamina naturale prodotta dal nostro cervello), cede il passo alla endorfina, calmante (morfina naturale, anche questa prodotta dal nostro cervello).

A questo punto, o finisce tutto, o si sviluppa il sentimento d’Amore, in cui la stima, la fiducia, il rispetto, l’amicizia, la complicità, suppliscono al calo della passione; serve però che questa non scompaia del tutto; altrimenti… addio sesso e per ciò serve molto recuperare i ricordi della passione, non trascurarsi neanche dal lato fisico, cercare di essere al meglio, corteggiarsi ancora.

L’amore-fusione manca del “colpo di fulmine”, si forma gradualmente; “parte con la prima”: si rimane lucidi, ci si domanda se ne vale la pena, ci si conosce a lungo; magari si passa prima per l’amicizia: forse questo secondo tipo di amore dura più a lungo … chi va piano arriva più lontano… E’ amore anche questo, che succede e che è adatto a persone calme, ponderate, analitiche.

Nel tentativo di spiegare la possibile origine e lo sviluppo di condizioni di anormalità sessuale, che poco importa se vengono definite col termine di deviazioni o perversioni, si ha la naturale tendenza a volere dare una connotazione ereditaria-costituzionale.

Ma diversi studiosi di sessuologia non credono alla teoria costituzionalista e fanno risalire l’anormalità a possibili esperienze che avrebbero un ruolo di condizionamento verso una condotta sessuale deviata. Si può ipotizzare che l’individuo si sia trovato in una condizione di “crisi”, durante lo sviluppo, tale da averlo fatto deviare da un iter normale. La crisi, inserita in un momento di
grande vulnerabilità esistenziale, avrebbe determinato una “cicatrice psicoemotiva” tale da non poter più permettere al soggetto un comportamento normale.

Tra le teorie al proposito: la teoria psicoanalitica afferma che la perversione, ad un dato momento dell’esistenza umana, è una condizione praticamente fisiologica, normale: il bambino viene definito un “perverso polilmorfo”; egli avrebbe, cioè, una potenzialità perversa plurima, un insieme di tendenze erotiche che la psicoanalisi definisce come “Sessualità pregenitale” che poi gradualmente, con la maturità dovrebbe convergere in una “Sessualità genitale” coordinata, coerente e finalizzata ad un comportamento sessuale normale. Il perverso non sarebbe che un immaturo sessuale che è stato incapace, per essergli successo un “qualcosa”, di superare il polimorfismo sessuale infantile.

Da tale teoria eziopatogenitica, la terapia adatta dovrebbe essere quella psicoanalitica-psicodinamica, del profondo.

Un’altra teoria è quella “sistemica” che cerca di spiegare l’origine delle perversioni attraverso una visione che oltrepassa il singolo individuo e che concepisce che è l’intera famiglia ad essere fondata su legami perversi, sebbene questi non appaiano tali di primo acchito. La terza teoria è quella cosiddetta dell'”apprendimento”; secondo quest’ottica le perversioni sarebbero state
apprese dall’individuo che ne è affetto senza che questi se ne sia reso conto, attraverso l’influenza di meccanismi di condizionamento ambientale.