Sessualità per il piacere

Da “Il Gazzettino” del 11/02/2000

La scorsa settimana da questa Rubrica ho parlato della differenza tra la sessualità maschile e quella femminile; e ciò ho fatto partendo dall’aspetto “finalistico” della sessualità, che è la procreazione.

Ma oggi i tempi sono cambiati; la finalità “procreativa” della sessualità umana ha ceduto il passo alla finalità del “piacere”, e forse è sempre stato così, specie per l’uomo.

Ma oggi è così anche per la donna, in onore alla “par condicio”. Oggi si parla di sessualità tra omosessuali, maschi e femmine e si curano anche i disturbi di tale tipo di sessualità, quando ci sono.

Eppure questa sessualità non è sicuramente finalizzata alla procreazione. Così come si valutano e si curano i disturbi sessuali nella terza età, negli uomini anche di 70-80 anni che gradiscono ancora avere un’attività sessuale, e nelle donne in menopausa; ed anche in tali casi non c’è sicuramente finalità procreativa. Anche curare la frigidità o l’anorgasmia della donna, o l’eiaculazione precoce dell’uomo, non ha finalità utile per la procreazione, purtuttavia a nessuno oggi verrebbe in mente che non è “deontologico”, o “etico” parlare di questi argomenti e cercare di curare questi disturbi, a chi li ha. Solo un “bacchettone” e “moralista” insieme potrebbe pensarlo e negare così valore alla “Sessuologia medica” che è quella branca della medicina che diagnostica e cura disturbi sessuali dell’uomo e della donna su base prevalentemente psicologica o all'”Andrologia” che diagnostica e cura disturbi sessuali dell’uomo su base prevalentemente organica.

Il comportamento sessuale dell’uomo e della donna è biologicamente innato e come tale finalizzato alla procreazione; ma considerando solo questo aspetto andrebbe curata nell’uomo solo l’impotenza e nella donna solo il vaginismo, perché entrambi questi disturbi non permettendo il coito, non permettono la procreazione; anzi, si potrebbe arrivare a dire che potrebbero non essere curati neanche questi disturbi perché oggi c’è la possibilità della fecondazione artificiale.

Ed allora la realtà è un’altra: è che, non dovendo troppo considerare l’aspetto finalistico procreativo, dobbiamo curare disturbi sessuali che abbassano e di molto la gioia di vivere, nel senso che è indubbio che una donna frigida o anorgasmica sia infelice di questa sua condizione; e così anche un uomo, il cui rapporto sessuale duri pochi minuti quando va bene o una manciata di secondi.

Cosa gliene importerà a lui se gli si dice che è fertile, che può generare, che anzi i più prolifici tra gli animali (conigli, ad esempio), durano ancor meno di lui. Egli sarà infelice se non lo si cura, per se stesso e per la sua compagna che neanche si accorge di quel che succede quando fanno all’amore, tanto rapido è stato il tempo.

Oggi, spesso, una sessualità soddisfacente bisogna “apprenderla”; si deve, in molti casi, migliorare ed in altri casi modificare il comportamento sessuale, spesso troppo sbrigativo e rapido nell’uomo e troppo passivo nella donna. Esiste una psicoterapia sessuologica specifica ed esistono anche buoni farmaci, che a volte servono anch’essi.