Sesso sì, ma nel matrimonio

Da “Il Gazzettino” del 22/08/2000

Una giovane signora mi scrive:

“Gentile dottore, non ho mai raggiunto l’orgasmo con mio marito. Non ho mai praticato l’autoerotismo. Io voglio bene a mio marito, mi piace fare l’amore con lui, è stato il mio unico uomo, abbiamo due bambini. Sono cresciuta in una famiglia molto religiosa ed anch’io lo sono, anche se non molto praticante. Ho parlato del mio problema con uno psicologo il quale mi ha detto che è tutta colpa dell’educazione religiosa che ho “assorbito” in famiglia. Non so cosa fare: può essere questo?”

Gentile signora, io non sono un teologo; sono un medico che si interessa di problemi sessuali. Come tale devo essere laico e libero. Per quel che so, l’educazione cristiana ha come punto saldo e fermo che il sesso è peccato se inteso al di fuori della famiglia. Il “peccato” del piacere del sesso si riscatta col matrimonio e con la paternità ricercata dal marito e la conseguente maternità ricercata dalla moglie. Il sesso fatto in quest’ambito di matrimonio, anche se dà piacere sessuale non è più peccato. In tutti gli altri casi è peccato.

Questo sicuramente avrà voluto intendere lo psicologo al quale Lei si è rivolta. Il fatto che Lei sia sposata, quindi ha un matrimonio consacrato dalla Chiesa, non ha però fatto il miracolo di farLe provare il piacere sessuale o, meglio, il massimo di questo che è l’orgasmo.

Ovviamente non è facile passare da un piacere considerato peccato, ad un piacere considerato lecito, solo perché il sacramento del matrimonio gliene dà il permesso.

Altro non so dirLe su questa linea. Ma ben altro, da un punto di vista medico e psicologico, è la sessualità. Deve esserci, per godere pienamente il sesso, una buona salute generale, un buon equilibrio psico-emotivo, una gioia di vivere, senza troppi condizionamenti sociali o assurdi sensi di colpa che bloccano la normale e naturale espressione del piacere sessuale e dell’orgasmo. Deve essere compito di un medico esperto di sessuologia, indagare prima di tutto sull’aspetto medico e poi sull’aspetto psicologico per cercare di rimuovere i blocchi che si sono formati per varie cause, anche educative sbagliate o obsolete e non più attuali.