La paura di stare da soli

Mi scrive una signora, mamma di una giovane donna di 32 anni. La figlia, sposata da un anno e che aspetta un bambino, le ha confessato di non amare suo marito, perché ancora innamorata del precedente uomo col quale aveva avuto una storia importante.

La relazione precedente viene descritta come coinvolgente, completa, sia sessualmente che emotivamente, vero Amore, insomma. E’ finita per volontà della figlia, in quanto “amore impossibile” essendo questo uomo già sposato e non sentendosi egli “…e neanche mia figlia…” di “…rovinare una famiglia”.

Il matrimonio, con un buon ragazzo della sua età, è avvenuto circa un anno dopo – “a me sembravano tanto innamorati… invece…”.

La lettera merita qualche riflessione. Intanto dovrei sentire la figlia, diretta interessata.

Sapere molto di più sulla precedente relazione. Sapere molto di più, soprattutto, della spinta a sposarsi appena un anno dopo con questo “bravo giovane”. “Bravo” solo per la mamma o anche per la figlia? Ed in che cosa e perché? E il padre esiste o no, è come è vissuto o è stato vissuto dalla figlia? E la ragazza è autonoma o dipendente, e non parlo solo dal lato economico o lavorativo, ma dal lato emotivo e psicologico.

Tutte queste mie domande, che come psicoterapeuta sono abituato a fare, sono necessarie per capire le motivazioni di un matrimonio evidentemente senza Amore o solo con l’illusione dell’Amore.

Forse è un bisogno di dipendenza affettiva, una paura di stare da soli per un periodo adeguato a “metabolizzare il lutto” per un amore voluto troncare perché ritenuto “impossibile”.