Sessualità nell'anziano

Da “Il Gazzettino” del 26/10/2000

Tramite “Il Gazzettino”, mi scrive un signore da Pordenone:

“…ho 84 anni e non ho nessuna voglia di passare a miglior vita …da ormai due anni ho subìto un intervento alla prostata per ipertrofia prostatica benigna ma che mi aveva provocato una ostruzione cervico-uretrale. Sono stato operato bene, col metodo T.U.R.P. Ma quando faccio sesso, sono vedovo, ma ancora ogni tanto ne ho l’occasione, con l’orgasmo non ho l’eiaculazione, adesso mi sono abituato ma la prima volta rimasi scioccato, anche perché nessun medico mi aveva informato…”

La lettera continua a lungo, spiritosa, simpatica, ma penso si possano già fare alcune considerazioni.

Innanzi tutto il fatto che la sessualità possa esserci anche a tale età e che di solito una sessualità duratura e vivace si accompagna ad una buona salute psico-fisica dell’individuo, anche se con qualche problema in una lunga esistenza, come quello per cui dovette subire l’intervento chirurgico il signore che mi scrive.

Altra importante considerazione è il significato, il valore che l’uomo dà, ad ogni età, alla sessualità, al poterla esprimere in maniera “completa”. Il signore della lettera si lamenta infatti…

“…tutto il resto va bene… mi posso accontentare alla mia età …ma non c’è la eiaculazione.”

L’ultima considerazione, la più importante, è quando il paziente dice: …

“nessun medico mi aveva informato che poteva capitarmi di non riuscire più ad eiaculare…”.

Io, dico la verità, come prima impressione, leggendo la lettera, stentai a credere che questo potesse essere successo, cioè che nessun medico lo avesse informato di un esito che è anche molto frequente nelle operazioni del genere, anche perché un signore così vivace e lucido, mi dissi, avrà pur chiesto lui ai medici se l’operazione poteva avere delle conseguenze sulla sua sessualità. Ma rileggendo la lettera, molto lucida e con aspetti di ironia e di buon senso, indici di valida intelligenza, ho pensato che i medici, avendo visto un signore di 82 anni, vedovo per giunta, abbiano sottovalutato il problema dell’eiaculazione all’esterno ed in generale l’aspetto sessuologico del paziente. Avranno pensato che la sessualità a quell’età fosse scomparsa o quasi, e che comunque l’eiaculazione non dovesse essere per lui un problema, dando per scontato che a quell’età uno non desideri più avere figli; ma sottovalutando invece il “significato” che un uomo che ci tiene al sesso dà al viversi sessualmente completo.

Comunque, noi medici dobbiamo ricordarci sempre di parlare al paziente, di non essere avari di spiegazioni, di sforzarci ad usare un linguaggio comprensibile a chi non è medico, di avere tempo da dedicare ad ogni paziente. Ed in più il medico, di qualsiasi specialità, deve essere anche psicologo, deve sapere entrare in sintonia col paziente, deve farlo parlare per capire ciò che più gli preme o lo preoccupa.

Nel campo poi specifico dell’andrologia, l’andrologo deve sapere essere e saper fare anche il sessuologo, proprio per capire ciò che rappresenta, per ogni uomo, una disfunzione sessuale; sia essa una “diminuzione del desiderio”, o un “calo di potenza”, disturbi tra l’altro molto spesso iatrogeni, da farmaci cioè; o che si tratti di “disturbi dell’eiaculazione”, come nel caso specifico di questo signore.

Se al paziente si parla, facendosi capire, e sempre con empatia e simpatia e rispetto per i valori che la persona esprime, anche se differenti dai nostri, il paziente accetterà meglio qualche effetto collaterale che le terapie mediche e gli interventi chirurgici potrebbero comportare.